Conforto e dolore, un abbraccio che diventa soffocante facendo convivere in perfetto equilibrio sensazioni contrapposte. È su questa dualità che si sviluppa il suono plasmato da Martyna Basta per dare forma al suo terzo album, primo pubblicato da 7K, costola sperimentale della prestigiosa !K7. Un disco che vive pienamente del contrasto straniante irradiato dall’intreccio abile di trame melodiche ammalianti e dissonanze spettrali.
Una compenetrazione virtuosa che confluisce in forme canzoni evanescenti, con sussurri in modalità asmr – il riferimento inevitabile è Felicia Atkinson – a scivolare su fraseggi elettroacustici imparentati alle suggestioni siderali dell’Aaron Martin di “Comet’s Coma” o di “The Rustle Of The Stars” del duo Knox & Oberland (“Hands Want To”). Un equilibrio instabile che si muove tra tentazioni barocche estratte dalla formazione classica della musicista polacca (“Sob And Moan”) e declinazioni elettroniche hauntologiche (“Crystal”).
Un universo di ombre profondissime e lame di luce algide in costante confronto, corroborato con massima coerenza dagli interventi esterni, tra cui spicca la matrice cinematica offerta da Rainy Miller (“2674”), il dialogo stridente voce/archi con il duo LEYA (“Laid”) e il canto dreamgaze di james K in chiusura (“Say It Closely”).
Un diario intimista che dipinge le crepe di un animo inquieto attraverso una combinazione sonora evocativa, uno spazio d’ascolto al tempo stesso tattile e rarefatto, profondamente seducente.
02/08/2026