Ascoltavo un immenso spazio
Magnifico come un legno
Come un legno che cade svelando il suo tono
Un bianco e nero dai contrasti feroci, la linea netta di un ipotetico orizzonte che diventa bordo abitato da due figure cromaticamente antitetiche. È un paesaggio liminale, istantanea di luce abbagliante e ombra profonda a confronto, quello che appare sulla copertina di “Hìeratico”, ultima fatica discografica di
Nicolas Remondino. Un’immagine evocativa, perfetta eco di ambienti sonori atmosferici costruiti intersecando
pattern percussivi non convenzionali con trame acustiche, venature elettroniche e
spoken word dalla forma cangiante.
Un territorio tendenzialmente crepuscolare nel quale le risonanze della materia diventano voce predominante soprattutto lì dove Remondino si muove in solitaria, utilizzando oggetti e tecniche estese applicate agli strumenti. Metallo, legno, pelle, foglie sono soltanto alcuni dei mezzi attraverso cui emergono substrati crepitanti marcatamente tattili e privi di una definita attitudine ritmica (“Litho non-danse”, “Cuerda de piedra”, “Aranha”). È suono che disegna immagini astratte, stanze enigmatiche dentro le quali appaiono presenze affini pronte a intervenire per ampliarne l’orizzonte aurale.
Incastrati nella sequenza troviamo il sussurro introspettivo di
Massimo Silverio insinuato tra le teorie meccaniche di
Pierre Bastien in dialogo con l’harmonium di Marco Baldini (“Tombal”) e la chitarra acustica di
Giuseppe Ielasi – fondamentale il suo ruolo in cabina di regia – a tessere una melodia sbilenca sulla tela elettroacustica (“Meridiana”). E ancora l’interpretazione carica di enfasi di
Limpe Fuchs (“Blue Hymne”), la delicata suggestione orientale affidata alla voce di
Adele Altro (“Boku ga”), la narrazione in modalità ASRM di Natalia Rogantini (“Lode”) e l’elettronica sottile di Roberto Musci (“Sospire”).
Il tutto delinea un senso di costante spaesamento, un immaginario che assorbe istanze e geografie distanti rendendole compresenti, proiettate in un universo fatto di spiritualità e materia da assorbire affidandosi alle potenzialità dell’ascolto profondo. Un invito a essere un “rivoluzionario dell’ascolto”, affidato alle parole di Caterina Dufì
aka Vipera che chiudono “Muracetra”, punto di arrivo e manifesto di un viaggio sensoriale profondamente vivido.