Isolation Berlin

Isolation Berlin

Tutto grigio

di Daniel Moor

In bilico tra delicatezze indie-pop e accelerazioni post-punk, il gruppo berlinese si è distinto per uno stile personale e per la visione malinconica e nichilista che traspare dai testi del cantante Tobias Bamborschke. Tra grigiore e anonimità, gli Isolation Berlin raccontano e descrivono un'altra Berlino, che assurge a simbolo dell'isolamento metropolitano moderno
Emersi dal brulicante e fervido sottobosco musicale berlinese, gli Isolation Berlin si sono distinti fin da subito per uno stile personale sempre in bilico tra delicatezze indie-pop e ruvide, palpitanti e nervose accelerazioni post-punk, cui si uniscono talvolta melodie prese in prestito dalla chanson tradizionale tedesca e dalle canzoni popolari cantate a squarciagola da un cuore infranto in osteria. Un po' Element Of Crime, un po' post-punk, un po' Rio Reiser e la sua leggendaria band del Deutschrock politicizzato dei Seventies, i Ton Steine Scherben, un po' Hamburger Schule, un po' indie-pop: tanti sono i paragoni portati dalla critica specializzata tedesca per provare a inserirli in un determinato filone musicale. Ma la verità è che gli Isolation Berlin sono difficilmente etichettabili e, probabilmente, assomigliano solo a loro stessi. Dicono di fare "protopop", ma cosa questo sia non lo sanno spiegare nemmeno loro: è un termine che hanno inventato per avere una risposta pronta alle continue - e forse dopo un po' anche scoccianti - domande dei giornalisti musicali. Non ritengono di essere politicizzati, non sentono la necessità di creare o partecipare a un movimento culturale-giovanile o di inserirsi in un "trend" o scena musicale, che considerano come limitanti per la creatività. Lavorano e scrivono le canzoni in gruppo, senza produttore esterno alcuno, il quale, così riferiscono al magazine Musikexpress, sarebbe inutile o servirebbe solamente a quelle band che non hanno più idee e non riescono a percorrere nuove vie musicali.
Fin dai loro brillanti esordi sono stati acclamati e amati dalla critica tedesca, talvolta indicati come la miglior band della scena contemporanea locale; con la loro opera seconda hanno confermato il proprio talento e perfezionato la propria personale formula musicale. Il loro futuro come una delle band di punta dell'etichetta Staatsakt di Berlino è decisamente promettente.

La formazione della band, i primi Ep e Annabelle

Tutto comincia quando Tobias Bamborschke, nato a Colonia ma trasferitosi a Berlino a tredici anni, decide di chiudere i rapporti con la sua cerchia di amici e conosce per caso Max Bauer. I due si intendono bene fin dall'inizio e divengono in breve pressoché inseparabili, si trasferiscono in un appartamento condiviso, ascoltano dischi e suonano insieme nel tempo libero. Le cose si fanno più serie quando decidono di iniziare a musicare alcune poesie che Bamborschke aveva scritto in seguito alla rottura della sua relazione. In breve da queste idee nascono le prime canzoni degli Isolation Berlin. Queste confluiranno nei primi due Ep, registrati con l'aiuto di un amico batterista. Nel frattempo Bauer, che suonava parallelamente nella band Die Schlechten Liebhaber, convince i compagni David Specht e Simeon Cöster a unirsi agli Isolation Berlin. Nella formazione definitiva del gruppo Specht, oltre a essere il bassista, è responsabile del missaggio e della registrazione (viene chiamato scherzosamente dai compagni "Soundwizard"), mentre Cöster è il batterista.

Nel 2014 viene pubblicato l'autoprodotto Ep d'esordio, Aquarium, in cui la band mostra fin da subito una spiccata abilità nello scrivere buone melodie vocali, incorniciate dalle deliziose trame chitarristiche intessute da Bauer. L'Ep si compone di quattro malinconiche canzoni indie-pop dai suoni cristallini. Tre di esse ("Aquarium", "Lisa" e "Rosaorange") trattano tematicamente la fine di una relazione. La title track, nonché traccia di apertura, è probabilmente la più riuscita di questo trittico. La canzone descrive i pomeriggi di un innamorato, trascorsi in compagnia dei pesci rossi e delle seppie in un acquario pubblico nel tentativo di non pensare più all'amata/o. Le melodie fresche e immediate e il fraseggio di chitarra delicato contribuiscono a creare un velo dolcemente nostalgico, in sintonia con il testo semplice e vagamente ingenuo, ma estremamente efficace nel far empatizzare l'ascoltare con l'Io lirico del cantante. "Lisa" e la più lunga "Rosaorange" seguono queste linee stilistiche.
"Alles Grau" è il primo pezzo della band che cerca di descrivere il fardello della solitudine e la sensazione di essere immersi in un grigiore annichilente, attraverso il quale non sembra possibile scorgere uno spiraglio luminoso. Chitarra limpida, contrappunti di tastiere in levare, melodia immediata e testo semplice ma efficace: nonostante appaia musicalmente variopinta, "Alles Grau" rivela prepotentemente la perdita dei sogni, degli amici e delle emozioni; persino la paura della morte svanisce in una caliginosa realtà fredda e apatica.

Nel 2015 gli Isolation Berlin firmano un contratto con l'etichetta berlinese Staatsakt di Maurice Summen, attorno alla quale gravitano alcuni degli artisti più interessanti della scena alternativa tedesca. Il loro secondo Ep, Körper, pubblicato nel marzo dello stesso anno, non può essere più differente. Il gruppo abbandona le delicatezze indie-pop e i jangle chitarristici e lascia affiorare le influenze post-punk: le canzoni si fanno più ruvide, più graffianti e veloci, i riff di chitarra distorti e insistenti, basso e batteria più sostenuti, i testi più violenti, carnali, disperati.
L'ottima opener "Der Bus Der Stillen Hoffnung" si fa testimone di questa nuova direzione intrapresa dalla band: la chitarra distorta e il cantato più aggressivo rendono questa canzone d'amore - la seconda strofa è peraltro molto poetica - pulsante e vibrante. "Prinzessin Borderline" è una scheggia post-punk di due minuti e trenta con un ritornello melodico. "Körper" (già edita come singolo nel 2014 e sul canale YouTube della band) comincia piano, con l'accompagnamento in palm-muting, e procede in crescendo fino alla furiosa e animalesca esplosione finale in cui la voce urlante duetta con una chitarra elettrica che impazza con un wah wah pedal.
Nessun calo di tensione neppure nel quarto pezzo: "Meine Damen Und Herren" è un tirato e rabbioso punk-rock. I Bpm scendono solamente nella splendida "Isolation Berlin", lunga ballata elettrica finale, sentita elegia metropolitana dolorante e commovente, che descrive la soverchiante e ineludibile sensazione di solitudine e isolamento che dilaga nella capitale tedesca, ma che, come Barborschke ha dichiarato più volte, si può percepire ovunque. Vengono ripresi il nichilismo di "Alles Grau", la desolazione e la mancanza di colori (se ne guardi il videoclip) e tratteggiati con maggiore sconforto e sofferente afflizione, che sembrano trovare sfogo solo nella parte conclusiva del pezzo, dove le invocazioni disperate verso Berlino si posano su un tappeto di chitarra distorta in aria quasi shoegaze.

Nel settembre del 2015 viene rilasciato il 7" Annabelle, contenente la riuscitissima omonima traccia e, come B-side, "Swantje". Le due canzoni, probabilmente figlie di un'estate felice, riprendono le leggerezze indie-pop dell'Ep d'esordio e sostituiscono i testi amari e le delusioni amorose con una spensieratezza del tutto inusuale per il gruppo.
"Annabelle" è trascinante e ballabile e diviene in breve un classico nei loro concerti. "Swantje" è tutta dolcezza e variopinti voli d'amore poggiati su un giro d'organo perso nel tempo e recuperato dagli Element Of Crime; il grigiore della città è sostituito da un cielo blu ("seit ich dich kenne/ ist der Himmel wieder blau") e la vita sa di nuovo di dolce ("seitdem ich dich kenne/ schmeckt das Leben wieder süß").

Il disco di debutto e Berliner Schule/Protopop

Sul finire del 2015, senza aver ancora pubblicato un disco lungo, gli Isolation Berlin sono già acclamati e considerati dalla critica come una delle più promettenti band della scena tedesca.
L'album di debutto Und Aus Den Wolken Tropft Die Zeit, pubblicato nel febbraio dell'anno successivo, riunisce le due anime della band, quella indie-pop e dei jangle chitarristici di Aquarium e quella più scura e irruenta di Körper. La spensierata leggerezza di Annabelle è solo un ricordo: ritornano la malinconia sconfortante, la desolazione metropolitana, i cuori infranti e le rotture dolorose combattute a sorsi di birra e superalcolici nei bar. Bamborschke affina la penna e le tematiche sono trattate con sempre più arrendevole disillusione. In un'intervista del 2016 la band ha dichiarato che, sebbene non avesse intenzione di scrivere un concept-album, il disco può essere letto come un viaggio emozionale, in cui all'inizio si vuole abbracciare il mondo e farsi abbracciare da esso ("Produkt", in cui peraltro si può intravvedere una critica al consumismo della società attuale e allo smercio dei "prodotti" artistici), per poi, in seguito alle deludenti esperienze sentimentali e alla presa di coscienza di un'esistenza crudele, allontanarsene e precipitare in una nera depressione, tale da rendere il cuore di pietra (la conclusiva e cinica "Herz aus Stein").
Und Aus Den Wolken Tropft Die Zeit presenta una struttura tripartita. La prima parte contiene i pezzi più immediati e pop ("Fahr weg", "Aufstehn, losfahrn"), che si inseriscono nella strada tracciata da Aquarium e Annabelle, il nucleo centrale è nervoso e pulsante e riprende il post-punk urbano di Körper, la terza parte, eccezion fatta per la sfuriata folle di "Wahn", presenta ritmi più blandi e suoni puliti.

Lo splendido jangle chitarristico di "Fahr weg", immancabile nei concerti, e il pop di "Aufstehn, losfahrn" testimoniano la piena consapevolezza da parte degli Isolation Berlin dei propri mezzi e trovano un connubio perfetto tra nostalgia e musica vivace e frizzante. Il funk-rock tirato di "Verschließe dein Herz" fonde rabbia verso la società e disillusione amorosa; la nevrotica e rumorosa "Ich küss Dich" esterna l'incapacità di provare sentimenti - il cantato di Bamborschke oscilla tra l'iroso e l'apatico - e riduce baci e amplessi a incontri puramente carnali.
"Ich Wünschte, Ich Könnte" riprende la volontà, resa esplicita già in "Produkt", di piacere alla gente. Se però nella traccia di apertura si trattava di una sorta di dichiarazione di intenti, qui appare come una richiesta disperata (tant'è infatti che l'ultimo verso manifesta il desiderio di non svegliarsi più). La canzone è costruita sul modello di "Körper", ma ne perfeziona i suoni e il crescendo palpitante che sfocia nell'assolo finale. L'alt-rock di "Wahn" è invece il pezzo più schizzato del disco, tra distorsioni rumoreggianti e una grande interpretazione vocale in perfetta sintonia con il testo, che descrive il sopraggiungere di un momento di follia allucinante (Wahn appunto) e di dissociazione dal proprio corpo; il risultato è estraniante e travolge completamente l'ascoltatore.
Le ballate, che sembrano talvolta richiamare i primi Element Of Crime, sono ben costruite, sfruttano dinamiche di piani e forti, e conducono languidamente nel mondo amaro tratteggiato dalle liriche di Bamborschke. "Schlachtensee" (si tratta di un lago poco fuori la città di Berlino) e "Du hast mich nie geliebt" descrivono la difficoltà di vivere e la mancanza di stimoli che si provano dopo essere stati scaricati dal/la proprio/a amato/a. Ma se nella prima canzone perlomeno persisteva la fulgida bellezza naturalistica del lago innevato, nella seconda non resta altro che un'esistenza vissuta tra alcol e sigarette e una "canzone scrittasi da sé".
Lo stile lirico-cantautorale di Bamborschke si è ormai ben consolidato e si può notare come la sua visione sconfortata si condensi in testi sì raffinati, ma che uniscono a un registro elevato e poetico anche elementi crudi e diretti, tipici della lingua parlata. L'effetto è notevole soprattutto nei momenti in cui i due differenti registri linguistici si scontrano, dando maggiore concretezza all'impossibilità di trovare una pace emotiva nel grigiore della realtà metropolitana.

Contemporaneamente al debutto viene pubblicato il disco Berliner Schule/Protopop, che raccoglie i due precedenti Ep e contiene due cover inedite. La prima è "Fall In Love Mit Mir" di Nina Hagen, esponente della new wave tedesca più commerciale. Il pezzo è più che altro una sorta di divertissement, ma mette in mostra l'apertura della band nei confronti di svariati stili musicali. La seconda cover è "Isolation" dei Joy Division, qui rivisitata con il testo riprodotto in tedesco.

Vergifte Dich: il secondo disco

Nel 2018, dopo due anni di silenzio discografico, viene pubblicato Vergifte Dich, il secondo disco della band. L'"effetto sorpresa" è svanito, ma l'album risulta essere un'opera molto coesa e matura e contiene alcune delle migliori canzoni scritte dal gruppo ("Marie", "Kicks", "Antimaterie"). Esso segue le orme del predecessore e ne perfeziona ulteriormente la formula musicale, dimostrando la maturità artistica conseguita dagli Isolation Berlin. Vengono introdotti inoltre alcuni elementi di novità: si fa più marcato l'uso dell'elettronica, sfruttata per creare dei tappeti sonori (ad esempio, nelle ballate "Melchiors Traum" e "Vergeben heißt nicht vergessen"), viene utilizzata la chitarra acustica come principale strumento di accompagnamento (sempre "Vergeben heißt nicht Vergessen") e le pulsazioni folli e urbane vengono anche rallentate ("Wenn Ich Eins Hasse, Dann Ist Das Mein Leben").
In generale Vergifte Dich è più tetro e notturno dell'esordio e per tutto il disco aleggia un'atmosfera particolarmente densa, come se su Berlino fosse calata una cappa di nebbia fittissima a ottenebrare la luna e il cielo stellato, lasciando così la città in un buio penetrante e impenetrabile. Analogamente anche i testi divengono, se possibile, ancora più sconsolatamente nichilisti: la delirante "Vergifte Dich" precipita in un baratro di desolazione e sembra quasi presupporre l'avvelenamento da stupefacenti come unica soluzione pratica ai dolori dell'animo (Seelenschermz). Pure i delicati indie-pop tipici del gruppo si tingono infatti di colorazioni sempre più nere e bluastre: "Marie" contrappone una strofa più scura ai classici limpidi jangle chitarristici, mentre la più lenta "Antimaterie" descrive l'anelito a una risata e a un momento di puro giubilo, i quali sono però irraggiungibili a causa dell'"antimateria" di cui è ricolmo il cuore.
Alcune ballate si fanno più spoglie e minimali: così infatti l'allucinata "Melchiors Traum", che si riallaccia tematicamente a "Wahn", la struggente e poetica "Vergeben Heißt Nicht Vergessen" - forse la migliore - e la conclusiva "Mir Träumte".
Seguono invece la formula tipica della band le ballate "Serotonin", in cui riemergono alcuni accenni alla chanson tradizionale e agli Element Of Crime, e "In Deinen Armen", probabilmente il pezzo meno riuscito del disco, ma che stupisce per i rumorismi inaspettati della coda strumentale. Le accelerazioni più incalzanti e furiose sono stavolta posizionate verso la fine del disco: "Die Leute" è bella calda e rocciosa, con un riffone da far invidia ai Muse più recenti, mentre la splendida e palpitante "Kicks" potrebbe benissimo provenire da un disco della new new wave del decennio scorso. Da segnalare, infine, il lavoro di produzione sempre più definito che dona compattezza all'intero album e ne rafforza l'atmosfera oscura che permea le canzoni.

La musica degli Isolation Berlin si crogiola nella tristezza e in una tendenza nichilista e depressiva, il mondo circostante è apatico, piatto. La grande Hauptstadt tedesca viene dipinta con un filtro diverso, opaco, e i suoi party scatenati, la sua movimentata vita notturna e sociale, le luci folli di una città in cui tutto esiste non potrebbero essere più lontani. Eppure, in questo mondo deprimente e affliggente, la bellezza fa capolino tra melodie malinconiche, ritmi irruenti e urla liberatorie e alcuni colori sembrano così fiorire nel grigiore circostante. I quattro ragazzi hanno coniato uno stile e un amalgama sonoro personale e riconoscibile. In patria sono una realtà amata e osannata dalla critica: la speranza è che la sensibilità e il talento del gruppo rimangano intatti anche negli anni a venire.

Isolation Berlin

Tutto grigio

di Daniel Moor

In bilico tra delicatezze indie-pop e accelerazioni post-punk, il gruppo berlinese si è distinto per uno stile personale e per la visione malinconica e nichilista che traspare dai testi del cantante Tobias Bamborschke. Tra grigiore e anonimità, gli Isolation Berlin raccontano e descrivono un'altra Berlino, che assurge a simbolo dell'isolamento metropolitano moderno
Isolation Berlin
Discografia
 

Aquarium (Ep, autoprodotto, 2014)

 

Körper (Ep, Staatsakt, 2015)

 

Und Aus Den Wolken Tropft Die Zeit (Staatsakt, 2016)

 

Berliner Schule/Protopop (Staatsakt, 2016)

Vergifte Dich (Staatsakt, 2018)

pietra miliare di OndaRock
disco consigliato da OndaRock

Video
 Alles Grau
(da Aquarium, 2014) 
 Isolation Berlin
(da Körper, 2015)
Annabelle
(live ALEX Berlin)
 Kicks
(da Vergifte dich, 2018) 
Antimaterie
(live a Astra Kulturhaus Berlin 2018)
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