Perché c’è stato un tempo nel quale un appassionato di musica tendente al generalismo, nel senso di curiosità e massima apertura motivata dall’entusiasmo, si sentiva accerchiato, additato, rischiava di essere persino molestato. Dai sostenitori di qualsiasi filone considerato puro e privo di compromessi: punk, dark, industrial, politicizzati, metallici.
E poi c’erano i fideisti della 4AD, l’etichetta discografica rigorosamente indipendente, sorta sul finire degli anni 70 e cresciuta nel mare magnum del post-punk durante il decennio successivo e assurta, alfine, ad approdo ritenuto sicuro e protetto dai mali sonori negli anni 90.
Venti anni dopo, resistono ancora delle piccole frange, ma tutto è divenuto più leggero, meno impegnativo e assolutistico. Ma la 4AD i dischi continua a pubblicarli, in un’atmosfera meno battagliera ma nella quale permane un senso di elitarismo. Ah, la nuova musica 4AD ha sempre quel non so che… Non lo sapete? Marco e Davide invece sì. For(se)AD.
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