La canzone dei Depeche Mode che Bono avrebbe voluto scrivere

28-04-2026

U2 e Depeche Mode, due dei fenomeni di maggior successo emersi negli anni 80, hanno seguito traiettorie artistiche diverse e distanti, eppure non mancano elementi in grado di accomunarli. Nati a pochi anni di distanza, guidati da frontman carismatici come Bono Vox e Dave Gahan, con due menti creative dietro le quinte come The Edge e Martin Gore, entrambi i gruppi hanno trovato un equilibrio tra successo commerciale e considerazione presso la critica. Entrambi hanno anche lavorato a lungo con Flood (incluse la produzioni di “Zooropa” e “Songs Of Faith And Devotion” realizzate nello stesso anno) ed entrambi hanno trovato negli scatti in bianco e nero di Anton Corbijn un veicolo espressivo formidabile per la loro estetica. Anche i temi delle loro canzoni mostrano punti di contatto: la spiritualità, il senso di colpa, il rapporto con la religione, seppur trattati in modo profondamente diverso. Nei primi anni 90, poi, le traiettorie delle due band si sono avvicinate ulteriormente: gli U2 di "Achtung Baby" e "Zooropa" incorporavano infatti elettronica e suggestioni industrial, mentre i Depeche Mode di "Violator" e "Songs Of Faith And Devotion" spingevano il loro synth-pop verso territori più cupi e stratificati, fino a sfiorare il rock.

Nonostante queste affinità, i contatti diretti tra le due formazioni sono stati sorprendentemente rari. Nessuna collaborazione, nessun incrocio in studio o sul palco: soltanto episodi isolati, spesso raccontati a posteriori, che confermano una distanza rimasta tale anche nei momenti di maggiore prossimità stilistica.
Tra le poche eccezioni, una delle più significative riguarda il caso di "Walking In My Shoes", brano dei Depeche Mode tratto da "Songs Of Faith And Devotion".
Negli anni 90, proprio mentre gli U2 ridefinivano il proprio suono aprendosi a un pop-rock più elettronico e oscuro, affine per certi aspetti a quello della band inglese, quel pezzo impressionò Bono, secondo la testimonianza fornita dallo stesso Dave Gahan: "Siamo usciti dalla sala prove e Bono era nel corridoio, stava ascoltando di nascosto il pezzo. Poi abbiamo parlato un po’ e mi ha detto che era una di quelle canzoni che avrebbe voluto scrivere lui". Un riconoscimento che va oltre la semplice stima, insomma, e che trova in "Walking In My Shoes" un punto di contatto ideale tra i percorsi delle due band.



Firmato da Martin Gore, il testo mette in scena la consapevolezza di un uomo che riconosce la propria natura fallibile, quindi profondamente umana, e risponde ai giudizi altrui invitando a un esercizio di empatia, a “mettersi nei suoi panni”. Un testo in cui si rinvengono persino alcuni tratti caratteristici del songwriting di Bono: in particolare, l’idea di una figura in difficoltà che attraversa molte delle migliori canzoni degli U2 e il modo in cui Dave Gahan invoca Dio, che si collega in modo coerente ai sottotraccia cristiani presenti in gran parte del repertorio della band dublinese, da "October" fino alla fase più matura della loro produzione.
Le tinte oscure contribuiscono a fare del pezzo uno dei punti fermi del repertorio anni 90 dei Depeche Mode, mentre il videoclip, diretto dal succitato Anton Corbijn, costruisce un immaginario fitto di rimandi all’opera di Hieronymus Bosch — in particolare al "Trittico del Giardino delle delizie" — e alla Divina Commedia di Dante Alighieri. Il bianco e nero, dominante nelle inquadrature della band ritratta in pose statiche, si alterna a visioni perturbanti: figure dai costumi eccentrici, saturi di colore, immerse in scenari dal sapore gotico-medievale. In questo contesto cupo, il focus si sposta progressivamente da Dave Gahan a una coppia di amanti, vestita secondo la stessa iconografia ma resa più armonica e riconoscibile.

A riprova di quanto raccontato da Gahan, Bono si ricorderà di "Walking In My Shoes" anche diversi anni dopo, nel 2020, quando si troverà a compilare la sua celebre playlist "60 Songs That Saved My Life", per il suo sessantesimo compleanno. Il frontman degli U2 inserirà nella sua selezione quel brano dei Depeche Mode ribadendo nella motivazione: "È una di quelle canzoni che avrei voluto scrivere io".
Per il resto, le traiettorie di U2Depeche Mode continueranno a svilupparsi in parallelo, senza ulteriori punti di incontro. Salvo quando Bono chiederà a Martin Gore di partecipare a un progetto legato al tributo di "Achtung Baby". A conferma di una stima per la band di Basildon rimasta immutata negli anni.

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