Quando Fabrizio De André si rifiutò di andare in tour con Bob Dylan e Santana

27-08-2025
Un tour che avrebbe visto condividere lo stesso palco Fabrizio De André, Bob Dylan e Santana. Un sogno per tutti, meno che per uno dei tre personaggi coinvolti, così quell'incredibile rendez vous live saltò e non vi fu più occasione di riproporlo.
La storia è stata ricordata di recente da Dori Ghezzi in una intervista al Corriere della Sera. Nel 1984 Bob Dylan e Carlos Santana intrapresero un tour europeo destinato a rimanere negli annali anche per il pubblico italiano. Dopo anni di assenza delle grandi star internazionali dal nostro Paese – conseguenza dei disordini che avevano segnato i grandi raduni musicali degli anni Settanta – il ciclo di concerti sancì il ritorno dell’Italia tra le tappe fondamentali dei grandi tour, già avviato a partire dallo storico show di Bob Marley, nel giugno del 1980, allo stadio Meazza di San Siro, a Milano.

Il calendario prevedeva un ruolo di primo piano per il nostro paese: due date inaugurali all’Arena di Verona (28 e 29 maggio), seguite da tre concerti al Palazzo dello Sport di Roma (19, 20 e 21 giugno) e dal gran finale allo stadio Meazza di Milano, il 24 giugno. A gestire le sei tappe italiane fu il promoter David Zard, che pensò di rendere l’evento ancora più memorabile affiancando alle due leggende internazionali il cantautore più prestigioso della scena italiana: Fabrizio De André. L’editore del cantautore genovese aveva ricevuto anni prima una lettera da Bob Dylan, che si complimentava per la sua versione – scritta insieme a Massimo Bubola – di “Romance in Durango”. Il cantautore del Minnesota, raccontano, rimase molto colpito dalla voce di De André, soprattutto dopo che David Zard gli fece ascoltare "La buona novella", traducendogliene al volo i testi.
Il promoter, forte di quell’interesse, propose a De André la possibilità di un duetto con Dylan sul palco e persino di future collaborazioni discografiche.

La proposta, però, non andò a buon fine. “Fabrizio rifiutò perché non si sentiva pronto - ha rivelato Dori Ghezzi a Mario Luzzatto Fegiz del Corriere della Sera - La nostra cara amica Fernanda Pivano, che conosceva bene sia lui che Dylan, una sera gli disse con malizia: ‘Dimmi la verità Fabrizio, non volevi che Dori incontrasse Dylan?’”.
Un cronista dell’epoca, invece, ha ricordato così la vicenda: “Quando Zard mi raccontò l’accaduto, chiesi a De André perché avesse rifiutato un’occasione simile. Lui rispose, con una punta di spavalderia che non gli era consueta: ‘Io non faccio il supporter a nessuno’. Poi aggiunse, credo scherzando: ‘Se mi trovo su un palco vicino a Dylan, come minimo mi cago addosso’. Anni dopo, quando glielo ricordai, smentì: ‘Se l’ho detto, era solo per ridere’”.
In realtà, in quel periodo De André era già completamente immerso nella costruzione di "Creuza de mä", il progetto che sarebbe diventato il più audace e innovativo della sua carriera. Non si trattava soltanto di cantare in dialetto genovese: bisognava riscoprire gli strumenti e i ritmi della tradizione mediterranea, dare voce ai suoi colori, cercare un equilibrio perfetto tra musica e parola, contenuti e atmosfere. Un progetto ambiziosissimo, coltivato assieme all'amico Mauro Pagani (Pfm).

Nella stessa occasione, Ghezzi ha rievocato anche un’altra vicenda legata al mercato internazionale: a metà anni Settanta, quando era in coppia con Wess, le fu offerto un contratto quinquennale dalla Motown, la storica etichetta di Detroit fondata da Berry Gordy. L’occasione nacque durante le riprese romane del film "Mahogany" (1975), prodotto e diretto da Gordy, con Diana Ross protagonista. “Sarei stata la prima, forse unica artista non di colore della Motown”, ha raccontato Ghezzi. Ma l’accordo non andò in porto, probabilmente per le difficoltà legate alla posizione di Wess negli Stati Uniti – dove era visto come un disertore della leva militare in Vietnam – e alle resistenze del mercato italiano.

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