Quando i Genesis conquistarono John Lennon con il loro “disco più psichedelico”

27-04-2026

Beatles e Genesis, due mondi apparentemente lontanissimi, che tuttavia hanno trovato nel tempo punti di contatto. Specie in quel fertile passaggio tra la metà e la fine degli anni Sessanta, quando John Lennon e compagni intrapresero la loro fase più sperimentale, introducendo tecniche e idee nuove. Già l’epilogo di “Revolver”, con "Tomorrow Never Knows", presentava soluzioni inedite: chitarre al contrario, voci filtrate e distorte, una costruzione che contribuì a introdurre in modo sistematico il linguaggio psichedelico. Da lì, il gruppo di Liverpool passò a una dimensione ancora più espansa, approdando a "Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band" e a una serie di dischi che consolidarono quella svolta. Un approccio psichedelico – a sua volta influenzato dalle coeve sperimentazioni di Pink Floyd, Doors, Jefferson Airplane etc. - che avrebbe influenzato un’intera generazione.

Anche i Genesis, pur orientati fin dall’inizio verso strutture sonore più articolate, raccolsero quella spinta innovativa e la riorganizzarono in una forma più complessa, destinata a diventare uno dei paradigmi del progressive rock.
Steve Hackett lo spiega così: “Beh, la psichedelia è il momento in cui i chitarristi hanno iniziato a sviluppare l’idea della distorsione. Oggi sembra preistoria, ma tra chitarre distorte, suoni al contrario e l’influenza della musica indiana - e immagino che anche le droghe abbiano avuto la loro parte - la musica stava cambiando. Tutto questo incorporare influenze da luoghi lontani è arrivato con la psichedelia”. E aggiunge: “Credo che il progressive rappresenti il lato più organizzato di tutto questo. Mi piace il lato romantico del progressive, ma mi affascina anche il modo in cui il linguaggio psichedelico ha introdotto l’idea che un assolo potesse andare ovunque e durare quanto voleva. Mi piaceva molto: l’equivalente del free jazz per chi faceva rock. E l’idea che la musica potesse sempre sorprendere”.

Nel 1973, mentre la Gran Bretagna attraversa una fase di crisi economica e identitaria, i Genesis pubblicano "Selling England By The Pound", un disco che riflette quel clima attraverso una lente obliqua, tra ironia e inquietudine.
La lavorazione del disco avviene in condizioni instabili: poche idee iniziali, prove in una casa privata, poi in una scuola di danza. “Eravamo letteralmente nel soggiorno di una casa di famiglia,” ricorda Hackett. “Inevitabilmente, dopo qualche giorno, i vicini hanno iniziato a lamentarsi”. In questo contesto prende forma un disco che alterna leggerezza e costruzione complessa. “All’epoca non lo chiamavamo progressive… stavamo sperimentando e lasciavamo che tutto accadesse liberamente”.
Dietro quell’equilibrio emergono anche tensioni interne, come nel caso di "After The Ordeal": “Ho dovuto minacciarli per far inserire ‘After The Ordeal’ nel disco, come succedeva spesso nei Genesis. Se non avessero incluso tutte le mie idee, me ne sarei andato. Nessuno si aspettava che fossi così diretto in quel momento: ho piantato la mia bandiera”. La struttura del disco - tra suite maestose come "Firth Of Fifth", narrazioni teatrali e aperture pop - mostra quanto l’eredità dei Beatles sia stata assimilata e rielaborata. Un’eredità che si farà ancor più tangibile quando lo stesso John Lennon manifesterà il suo apprezzamento per l’album.



“Ero nei Genesis e non dimenticherò mai quando, durante un tour in America nel 1973, mentre cercavamo di farci strada lì, sentii John Lennon dire alla radio WNEW di New York che amava il nostro album ‘Selling England By The Pound’ – racconterà ancora Hackett - Anche se non dovessi vendere mai più un disco in vita mia, ricorderò sempre quel momento. È difficile immaginare qualcosa di meglio: un riconoscimento da parte di Lennon, il fatto che proprio lui ascoltasse i nostri dischi. Eravamo tutti grandi fan dei Beatles. Ci diede una carica incredibile e una forte spinta a proseguire su quella strada. E credo che ‘Selling England By The Pound’ sia probabilmente il disco più psichedelico dei Genesis, se vogliamo usare questa definizione”.
Tra i ricordi di Hackett, ci sarà anche un Peter Gabriel entusiasta che festeggiava nel backstage dopo aver sentito il commento alla radio: “Agli inizi c’era una forte componente ironica e goliardica tra noi… forse è anche per questo che Lennon disse che gli piacevamo: per il fatto che fossimo così pronti a fare completamente la figura degli idioti!”. Anche queste, in fondo, sono affinità elettive…

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