Smiths

Johnny Marr ricorda i tempi degli Smiths: “Scrivere con Morrissey era magico”

Oggi tra Johnny Marr e Morrissey resta ben poco della sintonia che rese irripetibile la storia degli Smiths. Negli ultimi anni i due si sono scambiati accuse e repliche, hanno polemizzato sul controllo del nome della band e si sono ritrovati su fronti opposti anche davanti alla possibilità di una clamorosa reunion. Eppure, quando Marr torna con la memoria a quei giorni, il rancore del presente sembra lasciare spazio alla meraviglia di allora. Perché scrivere canzoni con Morrissey, racconta oggi il chitarrista, era qualcosa di “incredibile”, addirittura “magico”.

In una recente intervista a Channel 4 News con Krishnan Guru-Murthy, il chitarrista inglese ha ricordato l’intesa creativa e l’alchimia speciale che si era creata allora con Morrissey, ricostruendo il metodo di lavoro che permise ai due di costruire uno dei repertori più influenti del rock britannico.
Marr ha spiegato di aver avuto fin dall’inizio un’idea molto precisa del suono degli Smiths: voleva una guitar band capace però di sottrarsi agli stereotipi del rock dell’epoca. Un elemento decisivo fu l’uso delle chitarre acustiche, spesso registrate a volume insolitamente alto e sovrapposte in più tracce. È il caso, per esempio, di “Bigmouth Strikes Again” e “Half A Person”. “Ero entusiasta del fatto che fossimo una guitar band”, ha raccontato, sottolineando come quella scelta sonora fosse tutt’altro che casuale.
Tra le influenze formative Marr ha citato Eddie Cochran, in particolare “C’mon Everybody”, e gli Everly Brothers. L’obiettivo era riportare in primo piano la chitarra acustica, evitando quel ruolo discreto e quasi ornamentale che, a suo giudizio, aveva spesso assunto nelle produzioni degli anni precedenti. “Volevo che si sentisse forte e chiara”, ha spiegato.

Quella ricerca era cominciata ancora prima della nascita ufficiale degli Smiths. Marr sperimentava già con le sovraincisioni servendosi di un piccolo registratore a cassette, utilizzato poi per realizzare i primi abbozzi delle canzoni del gruppo. In seguito, dopo aver messo da parte abbastanza denaro per acquistare un Portastudio, cominciò a preparare demo più articolati, aggiungendo una rudimentale drum machine e tre o quattro tracce di chitarra.
Anche il processo di scrittura con Morrissey aveva inizialmente una dimensione quasi domestica. Marr registrava le proprie idee su cassetta e le consegnava al cantante, che abitava a una decina di minuti di distanza. A volte saliva semplicemente sulla moto e infilava il nastro nella sua buca delle lettere. Da quelle basi sarebbero poi arrivati i testi e le melodie vocali di Morrissey.
Il ricordo più intenso riguarda però il periodo di “The Queen Is Dead“, il terzo album degli Smiths, pubblicato nel 1986. In quella fase i due potevano lavorare seduti a poca distanza l’uno dall’altro, con un registratore tra loro. “Era incredibile. Era magico”, ricorda Marr. “Avevo letteralmente la chitarra in mano e il registratore tra le ginocchia”. Quando gli veniva un’idea, premeva “record” e cominciava a suonare: la sensazione, racconta, era che entrambi trattenessero il respiro fino alla fine dell’esecuzione.

Marr amava inoltre comporre le canzoni a gruppi di tre, per poi assistere alla loro progressiva trasformazione attraverso il contributo degli altri Smiths. Prima arrivavano le parole e la voce di Morrissey, quindi il basso di Andy Rourke e la batteria di Mike Joyce. Era proprio l’attesa di scoprire che cosa avrebbero aggiunto gli altri a rendere quel processo così eccitante: “Non vedevo l’ora di vedere le parole. Non vedevo l’ora di sentire la voce, la linea di basso, cosa avrebbero fatto Andy e Mike. Cavolo, era pura magia!”.

Nell’intervista Marr ha ricordato anche quanto fosse consapevole la scelta di costruire gli Smiths come una band fondata sulle chitarre nella Manchester dei primi anni Ottanta, dominata dalla Factory Records di Tony Wilson e da gruppi come Joy Division e New Order. Nonostante Wilson abbia successivamente espresso il proprio rammarico per non averli messi sotto contratto, Marr sostiene che la decisione di accasarsi presso la rivale Rough Trade fu una scelta naturale. “Quando la band si formò, lavoravo in un negozio di abbigliamento frequentato da altri musicisti di Manchester, la maggior parte dei quali incideva per la Factory Records – ha raccontato Marr – Grazie al negozio conoscevo tutti quelli dell’etichetta, quindi firmare con la Factory sembrava la scelta più ovvia. E quella divenne la narrazione ufficiale. Tony Wilson diceva sempre: ‘Avrei voluto mettere sotto contratto gli Smiths’. Ma non avrei mai firmato per la Factory. Personalmente non l’avrei mai permesso, perché sarebbe stato troppo scontato e, oltretutto, non era quel genere di musica. Le band della Factory erano mie amiche, ma non erano gruppi basati sulla chitarra in senso stretto. Sperimentavano con il funk e le tastiere… facevano cose diverse, quasi come fossero band senza chitarre. Quindi è stata una scelta molto deliberata quella di essere una band basata sulla chitarra, ed è stato proprio quello il mio ruolo”.

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28/09/2026