Liberi dai torment(on)i

04-08-2025

Bisognava arrivare ai primi giorni di agosto per accertarsi dell’avvenuto miracolo, o tragedia, a voi la scelta. Farlo prima sarebbe stato riduttivo o quantomeno precoce. Detta così, poi, la faccenda potrebbe sembrare un’uscita da boomer, una parola, quest'ultima, talmente brutta che fa un certo senso anche solo scriverla. Insomma, piaccia o no, quest’anno l’estate italiana non ha un tormentone ufficiale. Esatto: nemmeno un motivetto scemo, come "Sesso e samba" di Tony Effe e Gaia diffuso a reti unificate lo scorso anno. Niente di niente. Soltanto una marea di suggestioni, perlopiù insignificanti o vagamente provocanti. Un titolo per cominciare? “Maschio” di Annalisa. E ancora papabili bruciati alla prima fumata nera, tipo “Pronto come va?” dei Kolors, o canzoncine vietate ai maggiori di sedici anni, come “Désolée” della lanciatissima Anna.
Qualche anima impavida dirà: e i duetti tra Fedez e Clara o Serena Brancale e Alessandra Amoroso? Il primo è fermo a pochi milioni sul tubo, e l'altro arriva a dieci, raggiunti però in due mesi, quindi davvero "pochi" per essere preso in considerazione, ma soprattutto irrisori se rapportati ai numeri di hit estive degli anni passati. Ci sarebbe poi anche una potenziale hit dell'ultima ora: "Halo" del rapper napoletano Samurai Jay. Ma è più un motivetto buono per i balletti su TikTok che un'autentica canzone da ombrellone. Allora cosa è successo? Perché non è arrivata nemmeno una nuova "Italodisco"? Davvero si è spezzata una catena che va avanti dal 1969 con Riccardo Del Turco, e volendo anche da molto prima?

I numeri dei singoli candidati ufficialmente a diventare il tormentone del 2025, se confrontati con quelli dello scorso anno, al netto dell'attendibilità dei valori via streaming, mostrano un calo del trenta per cento. Come direbbe Lubrano, che ovviamente i fan di Anna, ma anche quelli di Annalisa, non potranno ricordare, la domanda sorge spontanea, in questo caso la risposta, che sarebbe più o meno questa: “è colpa dell'industria discografica”. Nulla di più "banale". Perché la mole di singoli, e soprattutto Ep, sganciati negli ultimi mesi dalle etichette mainstream, che operano praticamente tutte a Milano, ha saturato un comparto già di per sé stracolmo di uscite fotocopia. 

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Si è passati in pochi anni da capirci appena qualcosa, tra lei che bacia lui, che bacia lei, che bacia me, a non capirci assolutamente più nulla. Il tormentone dell’estate italiana del 2025 è dunque una creatura a più teste, o meglio una macedonia di hit del primo, secondo e terzo passato. Forse anche dal quarto. Da “Devastante” del cantante pop "lirico" in autotune Olly a “Ridere” dei carnevaleschi Pinguini Tattici Nucleari, si può tranquillamente passare a “Vamos a la Playa” dei Righeira. Tutto in un attimo. Non c'è uniformità temporale. E per fortuna che i juke-box non esistono quasi più, altrimenti sarebbero andati in tilt peggio dei loro vecchi amici flipper. Un dramma nel dramma, ecco. Peraltro non c'è traccia di una strofa che possa unire nonni e nipoti, come accadeva di solito da giugno a settembre. E' assente quel brano che riesca a condensare gli umori familiari tra il bagnasciuga e la duna, da cantare non dico tutti insieme appassionatamente, ma perlomeno nel quale riconoscersi prima di tuffarsi in acqua. Perché non si può di certo pensare un over 50 mentre canticchia: "Non farti illudere da questo rosa bubblegum/ Se mi fai male, giuro che farò il double". Non è onestamente immaginabile.
E' venuta così meno l'anima dei tormentoni, tesa una volta ad annullare le distanze anagrafiche. Come un enorme karaoke. Manca maledettamente anche un Festivalbar che dia un senso alle melodie estive. I tempi sono tristemente cambiati, e in tv domina più o meno questa cosa qui: "Temptation Island" (rabbrividiamo, sì). Accade perché la musica leggera, come veniva chiamata stranamente un tempo, è ormai relegata ai festival polpettoni sponsorizzati dal colosso industriale di turno, tutti simili tra loro e senza alcun mordente.

A risollevare però il morale dei sopracitati boomer, che di un tormentone ne hanno comunque sia bisogno quanto i loro figli, ci pensa incredibilmente la faccia pulitissima di Alfa con "A me mi piace", cioè “Me gustas tu” di Manu Chao rifatta da un liceale che canta di domeniche allo stadio, autostima, serotonina con dei la la la messi in special tanto per chiuderla lì. Per farla breve: una cover annacquatissima di una vecchissima hit, a dirci a chiare lettere che il tormentone del 2025 semplicemente non esiste. Inutile anche pensare che possa esserlo “Chill” di Ghali. Siamo ancora lontani dai numeri record del passato. "Tutta l'Italia" di Gabry Ponte? Non ci provate nemmeno: è in giro già da sei mesi, ergo non fa testo.
La situazione è dunque "tragica", a meno che gli italiani non decidano tutti insieme, magari a ferragosto, di ascoltare Anna, l'unica vera reginetta, viste le cifre, dell'estate. E spedirla in orbita bassa. Cosa a dirla tutta abbastanza improbabile, dato che l’età media del paese si attesta intorno ai 46 anni, cioè più o meno gli anni dello scrivente, che peraltro prima di chiudere questo pezzo ha ascoltato due volte di fila “Tarzan Boy” di Baltimora, e l'ha fatto non tanto per ricordarsi dell’estate del 1985, ma solo per fare oh-oh-oh-oh-oh-oh-oh-oh-oh-oh-oh a uno strano venticello di una stagione climaticamente assurda, indecifrabile e indecisa quanto i singoli che non riescono più ad abbronzarsi come un tempo sulle spiagge di un paese che non ha nemmeno più un motivetto stronzo da canticchiare sotto l’ombrellone. Quella cantilena banalissima da dimenticare in fretta al rientro, quando si è in coda come sardine sull'Autostrada del Sole, l'asfalto ci riporta con i piedi per terra e la gioia di rotolarsi nella sabbia è già un ricordo lontano. 

Annalisa su OndaRock

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