Quando Nick Cave scoprì le “eruzioni violente” dei King Crimson

30-04-2026

Dal post-punk al napalm dei Birthday Party al blues gotico degli esordi da solista, dalle atmosfere cupe e noir dei Bad Seeds alle ballate della redenzione della maturità passando per la furia sonora del side-project Grinderman: il percorso di Nick Cave  si è sviluppato attraverso molteplici identità musicali, riuscendo sempre a colpire nel segno. Un elemento comune a tutta la sua produzione è però la propensione all’esplosività: ogni brano, che esploda o meno in un urlo emotivo primordiale o resti in tensione latente, conserva sempre la possibilità di collassare sotto il peso della propria intensità.

Una propensione ereditate da molti artisti, ma che, secondo lo stesso cantautore australiano, trova una precisa influenza in una delle più importanti prog band di sempre: i King Crimson. Nel numero di luglio 2019 della newsletter mensile di Cave, "The Red Hand Files", rispondendo a un fan che gli chiedeva quali fossero i suoi chitarristi preferiti di sempre, il bardo di Melbourne citò il leader dei King Crimson, Robert Fripp, come una delle sue principali fonti di ispirazione proprio per quella capacità di catturare l’esplosività.
“I King Crimson riuscivano a combinare momenti straordinari di purezza e fragilità con un rock’n’roll potentissimo,” ha dichiarato Cave. “Forse hanno impresso nella mia mente il modello per alcune delle canzoni più schizofreniche dei Bad Seeds. I King Crimson erano maestri dell’improvvisa eruzione violenta. Bill Bruford, il loro batterista, era semplicemente fuori dal pianeta, e Robert Fripp era il mio chitarrista preferito all’epoca, insieme, ovviamente, a David Gilmour.”
Se la musica di Nick Cave non raggiunge sempre la stessa complessità labirintica, conserva però quella stessa capacità di esplodere: una qualità che ha saputo sviluppare in ogni tappa del suo articolato percorso artistico.



Ma a ispirare il Cave adolescente, a quanto pare, è stato l’intero genere prog: “Ero un grande fan del rock progressivo inglese. Pink Floyd, Jethro Tull, Procol Harum, Yes, Emerson, Lake and Palmer: adoravo quella roba. E a proposito di Robert Fripp e David Gilmour ha ribadito: “Sono dei giganti per me, e rimangono tra i miei chitarristi preferiti. Loro suonano come se cantassero, con un suono che insieme delicato, emozionante ed epico”. Per definire il modo di suonare la chitarra di Fripp, ha poi usato termini come “radicale, minaccioso e imprevedibile”.
L’ex-messia punk delle cantine australiane che guidava i Birthday Party e i Bad Seeds dopo,e che ne gli anni ha ammorbidito il suo selvaggio blues-rock verso un cantautorato più riflessivo e composto alla Dylan/Cohen, ha dunque profonde radici prog, che del resto sono ben percepibili in certi momenti strumentali e negli esplosivi crescendo di alcuni suoi brani. A ulteriore conferma che la presunta avversione del punk verso il progressive rock esiste solo nella mente di chi ha voluto alimentarla.

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