Diciamocelo: è stato uno dei momenti di maggior imbarazzo della serata dei duetti di Sanremo 2026. Vedere Francesco Renga e Giusy Ferreri con la bocca fare a pezzi una canzone - per dirla con Lucio Dalla - e non una canzone qualsiasi, bensì la somma "Space Oddity" di David Bowie, seppur in una versione "di terza mano": una cover della (già infelice) cover italiana "Ragazzo solo ragazza sola", adattamento italiano con testo di Mogol. I vocalizzi melodrammatici delle due ugole pop della canzone italiana non hanno certo contribuito a ridestare la magia del viaggio cosmico di Major Tom, nemmeno nella improbabile rivisitazione che il buon Giulio Rapetti tentò di realizzare, trasformando il testo dell'artista londinese in una innocua storia d'amore. Ma come nacque l'idea di questa strampalata cover? Riavvolgiamo il nastro e torniamo alla fine degli anni Sessanta...
"Space Oddity", l'originale
Pubblicata nel luglio 1969, "Space Oddity" fu la prima hit di David Bowie nel Regno Unito. Uscì nei giorni dello sbarco sulla Luna e la Bbc la utilizzò nei servizi dedicati all’Apollo 11, contribuendo enormemente alla sua diffusione. Il brano racconta il viaggio del celebre Maggiore Tom, l'astronauta che perde il contatto con la base. Il titolo richiama apertamente "2001: Odissea nello spazio" di Stanley Kubrick. Il senso di straniamento della pellicola si salda alle fascinazioni della narrativa di fantascienza, al culmine di quel clima neopositivista che stava generando la competizione spaziale Usa-Urss e che un anno dopo avrebbe portato l’uomo sulla Luna. Un cortocircuito virtuoso, per il futuro Starman. "Era il senso di isolamento che stavo provando in quel momento - racconterà nel 2012 al magazine Classic Rock - è stata una rivelazione. Ha composto la canzone nella mia mente”. Bowie registra una prima demo alla fine del 1968 per il video promozionale di "Love You Till Tuesday". Quella versione, che lo vede imitare i suoni di un'astronave, si rivela un flop commerciale, ma gli offre l’opportunità di firmare un contratto discografico con la Mercury. È l’occasione per incidere una versione integrale e definitiva del brano. Bowie prova invano a coinvolgere l’amico Tony Visconti, che lo assisterà in cabina di regia in larga parte della sua carriera. Ma il produttore è scettico e decide di rinunciare, lasciando che a mettere le mani su quello strambo esperimento sia un suo giovane collega, Gus Dudgeon. Anni dopo, Visconti si pentirà della sua intransigenza: “Pensavo che la canzone fosse una marchetta per fare soldi sul primo atterraggio sulla Luna e mi sembrava fuori linea rispetto allo stile folk-rock del disco. Mi sono preso a calci molte, molte volte da allora, perché mi ero completamente sbagliato”.
Già, perché la maestosa Space Oddity resterà una delle massime prodezze di Bowie e un classico assoluto, con le sue sette sezioni distinte, gli arrangiamenti sinfonico-psichedelici di Paul Buckmaster e una struttura simile alla riproduzione del suono di un razzo in fase di decollo. Registrata il 20 giugno del 1969 nello studio Trident di Londra, la canzone è concepita con precisione chirurgica: dall’avvio sinistro, scandito dalla voce di Bowie persa nello spazio, all’improvviso sussulto dello stylophone, dall'ingresso tempestivo del basso di Herbie Flowers e del Mellotron di Rick Wakeman (tastierista degli Yes) a un ritornello epico e struggente, fino alla coda strumentale dissonante. Gli accordi ariosi, invece, tradiscono due insospettabili influenze: Simon & Garfunkel e i Bee Gees. Incentrata sulla saga dell'immaginario astronauta Major Tom, "Space Oddity" è la prima ballata spaziale della storia del rock e la capostipite di quel filone fantascientifico che diverrà una delle chiavi di volta del repertorio bowiano. Il Cosmo infinito come metafora di uno spazio interiore.
La cover di Mogol
Il successo di "Space Oddity" (n. 5 in Uk) sarà tale da spingere David Bowie a realizzarne alcune versioni in altre lingue, tra cui proprio la famigerata "Ragazzo solo, ragazza sola", con il succitato testo di Mogol, per il mercato italiano. La versione italiana nasce alla fine del 1969 in un contesto in cui le case discografiche realizzavano adattamenti specifici per i mercati nazionali. Mogol scelse però di non tradurre il testo originale. Considerata l’impossibilità — o la scarsa efficacia commerciale — di rendere in italiano la vicenda del Maggiore Tom, optò per una riscrittura totale. L’odissea spaziale diventa così una storia sentimentale urbana: un ragazzo e una ragazza soli, entrambi reduci da una delusione amorosa, che si muovono in una città notturna e indifferente.
Il cambio di prospettiva è radicale. Sparisce ogni riferimento allo spazio, alla tecnologia, al dialogo con la torre di controllo. Al centro restano immagini semplici e riconoscibili: la città che dorme, i fanali nella notte, il dolore per un amore perduto. La struttura metrica segue quella originale, ma l’immaginario cambia completamente. L’effetto, per chi conosce "Space Oddity", è di forte scarto semantico: la stessa progressione armonica sostiene due narrazioni inconciliabili. La registrazione avvenne ai Morgan Studios il 20 dicembre 1969, con la produzione di Claudio Fabi, che affiancò Bowie anche nella cura della pronuncia italiana. Il risultato è un’interpretazione foneticamente accurata, in cui l’accento inglese resta percepibile ma non compromette la fluidità del canto. L’operazione, inizialmente guardata con perplessità dal management britannico, rispondeva anche a esigenze editoriali: consolidare il controllo sul brano in un mercato dove erano già apparse versioni di Equipe 84 e dei The Computers.
Pubblicata in Italia nel 1970, "Ragazzo solo ragazza sola" rimase a lungo un episodio laterale nella carriera di Bowie, per poi essere riscoperta negli anni come curiosità di culto. Nel 2012 tornò in evidenza grazie al film "Io e te" di Bernardo Bertolucci. Oggi è tornata alla ribalta grazie alla vetrina dell'Ariston, ma difficilmente ricorderemo l'esibizione del duo Renga-Ferreri come all'altezza della storia della canzone. E ce ne faremo rapidamente una ragione. Per i curiosi, comunque, qui sotto si può ascoltare la "cover della cover" ad opera del tandem sanremese.
Così Francesco Renga racconta l'idea della cover: “Ho un fratello più grande che, fin da bambino, mi faceva ascoltare la musica degli anni Settanta e, tra tutti, David Bowie è l’artista che ha lasciato dentro di me tracce indelebili. È sicuramente lui ad avermi instillato la passione per il canto. Ricordo ancora la meraviglia provata quando, per la prima volta, ascoltai la sua voce cantare in italiano questa versione di “Space Oddity”, scritta per lui dal grande Mogol. Cantarla a Sanremo è un sogno che si avvera e la voce di Giusy insieme alla mia, sono certo, sarà una bellissima sorpresa”. Queste, invece, le parole di Giusy Ferreri: “Ho accolto con grandissima gioia l’invito di Francesco con il quale ho sempre desiderato avere occasione di cantare. Sarà un’interpretazione di grande responsabilità e rispetto, sulle note ipnotiche e sognanti del Duca Bianco e con il testo romantico e malinconico riscritto dal grande paroliere Mogol”.