Nativa di Washington, la dj e producer Ramona Andra Xavier è conosciuta principalmente per il suo alias Vektroid, oltre che per una serie di innumerevoli pseudonimi che l'hanno coinvolta in una decina d'anni di attività musicale.
Il suo side-project più noto, Macintosh Plus - un nome, un programma - non è certo passato inosservato. Basterebbe notare i piccoli dettagli che contraddistinguono la copertina del suo one-shot per constatarne la visionarietà concettuale: il busto del dio della luce Helios, in primo piano, incrocia l'estetica retrò di uno sfondo a scacchiera, con dietro raffigurate le Torri Gemelle, immagine simbolo del capitalismo statunitense per metà infranto e che vive esclusivamente nel riflesso della copertina, divenuta iconica nell'immaginario vaporwave, le cui ramificazioni e intenti di stravolgimento, remix e/o mash-up di brani preesistenti hanno fatto storcere il naso al web, il quale lo ha inizialmente bollato a fenomeno di passaggio, poco originale e fine a sé stesso.
Eppure, in un mondo che va fin troppo di fretta, il cult di Macintosh Plus, "Floral Shoppe" (Beer on the Bug, 2011) ci riporta alla rilassatezza dell'ascolto, pur rivelando una produzione divertita, nonché inconsapevolmente innovativa.
Con la misteriosa e rarefatta post-ballad "ブート" ("Avvio") ci tuffiamo a capofitto in un oceano infinito, fatto di narrazioni distopiche con un brutto presentimento costante alle nostre spalle, un po' come se un'entità sconosciuta ci stesse osservando: Xavier scuote gli animi attraverso un'intuitiva distorsione del brano smooth soul "Tar Baby", originariamente interpretato dalla cantante britannica Sade, deformando la sensualità vocale della nostra per poi ottenebrarla del tutto. I continui passaggi "scretchati" presenti nel pezzo rompono definitivamente la quarta parete e stupiscono per la loro ingegnosità. Nientemeno le progressive velocizzazioni dei sample, alternate a una radicale trasformazione dell'atmosfera, che privilegia le frequenze alte del brano sui tre quarti di finale. Tutti elementi che ci inducono a riflettere sulla poetica della vaporwave in quanto opera trasformativa.
La dj statunitense comunica all'ascoltatore la fine di un'epoca. Lo streaming - lossless in particolar modo - inizia ad albergare nella scena del mercato musicale internazionale, emergendo come una creatura raccapricciante dai tratti cacofonici e imprevedibili, pronta a prendere il posto del supporto fisico, la cui innocenza rievoca un lontano e fumoso ricordo: certo, oggi vi è la consapevolezza che tutto il materiale presente in Rete possa scomparire da un momento all'altro e ciò ha portato nel tempo alla nascita di edizioni bootleg (non ufficiali o "piratate") del classico vaporwave di Macintosh Plus, oltre che a un merchandise vintage di tutto rispetto che ne ha confermato la fama.
Trascendentale nella forma, il successivo "リサフランク420 / 現代のコンピュー" ("Lisa Frank 420 / Computer Moderno") diventa di punto in bianco il pezzo vaporwave più famoso della storia: i suoi frequenti richiami alle sostanze stupefacenti, avvalorati dalla menzione dell'artista americana Lisa Frank - conosciuta per i suoi quadri allucinogeni - e del classico orario di consumo della cannabis (04:20), lo hanno reso un brano mitologico e inscalfibile, nonché uno dei primi veri esempi di eccojams, estrazione della vaporwave nella quale i loop dei brani, soggiogati da effusioni "dreamy", la fanno da padrone. I veterani del web, come il sottoscritto, lo ricordano non soltanto per la nomea che si è costruito negli anni, bensì per il meme statuario che ha contribuito al successo del pezzo, ossia il noto "/music plays", un "joke" che solitamente conclude una citazione, un aforisma o un commento basato sull'ascolto della hit vapor.
La ripresa slowed di "It's Your Move", brano minore della celebre cantante pop-soul statunitense Diana Ross, suscita una sensazione di incertezza, ambiguità ma al contempo letargia e astrattezza: gli elementi centrali della drum machine si frammentano in un fiume di riverberi embrionali che prendono il sopravvento, mentre la melodia di sintetizzatore diventa un vero e proprio inno. Xavier taglia e cuce le strofe di prepotenza, scomponendole al pari del soggetto di un'opera cubista: e proprio quando tutto sembra essere finito, il brano rallenta ancor di più, prevedendo di qualche anno la filosofia zoomergaze, per poi cadere in preda alla soffocante produzione in pieno stile sound collage.
"Lisa Frank 420" continua ancora oggi a suscitare interesse tra gli appassionati e non del genere, non dimostrando per nulla gli anni che porta ma - anzi - facendoceli invidiare dannatamente.
La title track "花の専門店" (letteralmente "Negozio di fiori"), seppur meno abbagliante rispetto al precedente mezzo capolavoro, è caratterizzata da un mixaggio sorprendente nella sua ironia schietta. Il finale si contraddistingue per tagli da micromontage effettuati in reverse, accoppiati in un loop ambient infinito che sfuma docilmente. La sinuosa "ライブラリ" ("Libreria") prende in prestito il brano blue-eyed soul "You Need A Hero" della band statunitense di yacht-rock Pages, già snaturata nella title track. Avvolta da un basso sostanzioso, synth caldi e cori vagamente nostalgici, la traccia si districa tra il sfuggevole romanticismo caratterizzante il pop sofisticato di fine anni Settanta e un insolito dilettantismo che rifugge all'assuefazione del contesto musicale.
La siderale "地理" ("Geografia") ci introduce alla controparte ambient del lavoro di Xavier: qui i sample vengono sradicati, già ricolmi di un'elettronica minimale che sembrebbe venir fuori da un videogioco platform per Windows NT 4.0. Ad affascinare ulteriormente è la successiva "ECCOと悪寒ダイビング" ("Rilassati ed immergiti con ECCO"), un'esperienza favolosamente chillout che riprende la lezione dei tedeschi Dancing Fantasy. Tra divagazioni new age e sprazzi di ambient music sostenuti da chitarre funkeggianti, "外ギン" ("Soto Gin") splende nella sua brevissima durata - un minuto e quindici secondi circa.
Da non sottovalutare il crescendo psichedelico-sensoriale di "月" ("Luna"), ripresa della cover synth-funk di "I Only Have Eyes For You" (Zapp). La traccia conclusiva "海底"("Fondale marino"), eccojam del pezzo contemporary R&B "Sleeping Pill" di Jamie Foxx, ha la caratteristica di non avere né intro, né outro: misantropico e senza pietà, il loop si stravolge secondo dopo secondo ed evidenzia la cadenza della batteria elettronica e la carica straziante del pitch down applicato, simile più agli echi di irrequieti fantasmi del passato che a voci banalmente distorte.
"Floral Shoppe", che quest'anno spegne ben quindici candeline, non ha una vera e propria conclusione, eppure finisce nel modo più brutale, con un taglio profondo... lacerato.
Il non-disco di Ramona Andra Xavier continua a essere influente e impattante per le nuove leve, che contribuiscono al mutamento del genere cyberpunk.