The Wave Pictures

The Wave Pictures

Istantanee di momenti felici

intervista di Alessandra Reale

Dalle colline dei Leicestershire alle fumose strade di Londra: inizia qui il percorso musicale dei Wave Pictures, gruppo rock inglese formato da David Tattersall, Franic Rozycki e Jonny H. Helm, che incentra la propria musica su caratteristiche quali spontaneità e immediatezza dei suoni. Un percorso, quello dei Wave Pictures, che attraverso una lunga serie di album autoprodotti e release ufficiali, svariati progetti collaterali e numerose collaborazioni (Herman Düne, Darren Hayman, Jeffrey Lewis, Stanley Brinks, solo per citarne alcuni) ha permesso a David Tattersall e soci di attirare l'attenzione della critica e di raccogliere un consenso sempre crescente di pubblico. Da poche settimane è uscito in Italia "Susan Rode The Cyclone", ultimo album dei Wave Pictures, e il prolifico Tattersall ha recentemente dato alle stampe anche il suo esordio solista, "Happy For A While". Il cantautore inglese si racconta in questa intervista, dove ripercorre con noi la storia dei Wave Pictures, ci parla del suo rapporto con la musica e ci svela i piccoli fondamenti della sua felicità.   

Sei piuttosto giovane ma hai già alle spalle molti anni di carriera artistica e si fatica quasi a contare i tuoi innumerevoli album e le tue collaborazioni. Cominciamo dunque con un grande classico: quando e come hai sentito per la prima volta l'urgenza di scrivere musica?

Ero giovane quando è successo, ma non ricordo alcun sentimento di urgenza. Ricordo solo un desiderio di giocare a un nuovo gioco, che consisteva nel far finta di essere un musicista rock'n'roll. Avrò forse avuto otto anni quando ho scritto una canzone intitolata "Rocking All Around The Clock", influenzata non poco da "Rock Around The Clock" di Bill Haley. La mia canzone era piuttosto letterale e per nulla poetica. Faceva: ''It's one o' clock: rock! It's two o' clock: rock!...", e via di seguito, per tutto il percorso dell'orologio, e poi il ritornello faceva: "We're rocking all around the clock". Ricordo che mi piacevano tutti i musicisti rock'n'roll, quelli che a volte passavano in televisione qui in Inghilterra, in particolare Elvis Presley, e devo aver visto anche Bill Haley. Quella è la prima canzone che ricordo di aver "scritto", seppure dubito che una penna o un foglio di carta siano stati coinvolti nella sua creazione. Sono passato dal far finta di essere l'Uomo Ragno al far finta di essere Bill Haley. Forse il giorno dopo sono tornato di nuovo indietro. Non sono sicuro però che questo "esordio" abbia qualcosa a che fare con ciò che è accaduto da allora. Ho sempre suonato la chitarra e scritto canzoni, e quel che è successo a un certo punto, quando avevo circa sedici anni, è stato che ho iniziato a scrivere canzoni riconoscibili come canzoni dei Wave Pictures, e poi un senso di urgenza è entrato a far parte del processo e mi ritrovo a provare quello stesso senso di urgenza ancora adesso.

Per ripercorrere la tua storia dobbiamo fare un salto indietro fino al 1998, quando a Wymeswold, nel Leicestershire, tu e Franic Rozycki (bassista dei Wave Pictures, ndr) insieme al batterista Hugh J. Noble avete dato vita ai Blind Summit, una cover-band che riproponeva brani di Jonathan Richman e dei Dire Straits. Mi racconti qualcosa dei vostri esordi? Che ricordi hai di quel periodo?
Hugh Noble era il mio miglior amico al mondo e i suoi genitori gli avevano regalato un kit di batteria e un basso economici. Intendo proprio da quattro soldi, roba malandata di seconda mano. Abbiamo iniziato a suonare musica e sapevamo di aver bisogno di qualcuno che suonasse il basso, e così a noi si è unito Franic, visto che era l'altro mio miglior amico. Era prima di tutto un amico, e per seconda cosa un bassista. Non aveva mai suonato il basso in vita sua! Ma si è unito comunque a noi e poi in seguito ha imparato a suonare il basso, e l'operazione è riuscita brillantemente, perché penso che Franic sia il miglior bassista con cui io abbia mai suonato o che abbia mai ascoltato finora. All'inizio però non ne aveva la più pallida idea. Ricordo i tempi in cui facevamo del gran rumore al piano di sopra in casa dei miei genitori, e lo ricordo come un periodo molto felice. Spendevamo un sacco di tempo insieme, noi tre, ascoltando musica e guardando dei film.
Suonavamo cover di brani di tanti altri artisti, non solo dei due che hai citato, ma anche ad esempio di Bob Dylan, e rifacevamo cose tipo "Touch Me I'm Sick" di Mudhoney, giusto dei riff rumorosi sui quali i ragazzini di quell'età si divertono a fare un po' di improvvisazione. Circa in quel periodo ho anche iniziato a scrivere canzoni. I miei ricordi da teenager riguardano tutti quella band e quei due ragazzi e le canzoni che iniziavano a prendere vita. Era un periodo molto creativo ed entusiasmante per me. Ma il nostro era un gruppo che chiunque altro avrebbe considerato terribile! Partecipavamo a competizioni del genere "battaglie tra band" e facevamo concerti nei pub e così via, ma non piacevamo quasi a nessuno. Il nostro era un gruppo che nell'arco di circa due anni si è esibito dal vivo forse dieci o venti volte, e sono state tutte pessime esibizioni! Una volta la proprietaria di un pub in cui avevamo appena suonato è salita sul palco dopo il concerto e ha detto al microfono, rivolta verso il pubblico: "Non so come fate ad applaudire una cosa simile... era orrenda!". Era un gruppo che in un qualche modo doveva finire per portare al gruppo che è venuto in seguito. Hugh se n'è andato, e io e Franic siamo diventati più uniti e abbiamo capito ciò che volevamo davvero fare e siamo diventati The Wave Pictures. In ogni caso l'esperienza dei Blind Summit è stata a suo modo divertente, finché è durata. I Blind Summit hanno fatto una versione da dieci minuti di "I'm A Believer" dei Monkees, includendo lunghi assoli, e a volte eseguivamo tutti gli assoli in contemporanea... era un'esplosione!

A un certo punto Hugh lascia il gruppo per andarsene ad Exeter a studiare filosofia e la band cambia il suo nome in The Wave Pictures. In che modo ha avuto origine e che significato ha questo nome?
È solo un nome che suonava bene, era il nome che stavamo cercando. L'avevo preso da un libro d'arte: Zoe Leonard aveva fatto una serie di fotografie del mare e aveva intitolato la mostra "Wave Pictures". Ho detto a Franic: "Che ne pensi del nome ‘The Wave Pictures'?" e gli è piaciuto, e così il nome ci si è incollato addosso. Avevamo bisogno di cambiare nome perché i Blind Summit non riuscivano a trovare concerti in alcun posto! Abbiamo quindi dovuto cambiare il nome per trovare qualche spettacolo: "No, non siamo quella orrenda band dal nome Blind Summit, siamo un gruppo completamente diverso chiamato The Wave Pictures, davvero!"

The Wave PicturesDopo un incalzante alternarsi di musicisti alla batteria, i Wave Pictures raggiungono finalmente la loro definitiva formazione nel 2003, con l'ingresso di Jonny "Huddersfield" Helm. Come è nata la vostra collaborazione?
Era all'università con Franic. Per un lungo periodo abbiamo utilizzato batteristi diversi ogni volta che suonavamo. Ne abbiamo avuto qualcuno fisso, ma se ne sono andati tutti. Io e Franic li abbiamo fatti scappare! In ogni caso, dovevamo fare un concerto e Franic ha chiesto in giro e ha trovato questo ragazzo, Jonny, e gli ha chiesto di mettersi alla batteria e unirsi a noi. L'ho incontrato sul palco, è semplicemente salito e ha suonato la batteria. Ecco come è iniziata. In occasione del concerto successivo, Franic ha chiesto in giro... e ha trovato di nuovo Jonny! In seguito abbiamo fatto delle registrazioni e abbiamo invitato Jonny per alcune di queste. Era sempre così, all'inizio, solo una cosa per volta. Jonny era contemporaneamente anche in un'altra band. Alla fine la questione è venuta fuori in occasione del Grande Passo per Londra. E abbiamo invitato Jonny a spostarsi con noi e lui ha accettato. Quindi ci siamo spostati tutti insieme a Londra ed è in quel momento che ha davvero avuto origine la band.

Quali sono gli ingredienti dell'alchimia che si è creata tra voi tre e che ha permesso alla band di amalgamarsi e consolidarsi nel tempo?
Non so cosa possediamo naturalmente per far funzionare il tutto, ma so cosa facciamo per farlo funzionare. Servono un sacco di discussioni e confronti, per me. Serve suonare molto insieme, per tutti noi. Non è un processo finito, siamo ancora un "work in progress". Non finisce mai, non finisci mai di imparare, ed è qui che sta il bello di tutto questo.

Come definiresti la vostra musica?
È una band di rock'n'roll che scrive le proprie canzoni e utilizza assoli di chitarra.

I vostri primi album sono tutti cd-r autoprodotti, contenenti registrazioni casalinghe "in presa diretta" e venduti in genere ai concerti. Un approccio molto immediato e spontaneo, libero da sovrastrutture e costrizioni, che si ritrova in un certo grado anche alla base della vostra produzione più recente e che sembrerebbe riflettersi più in generale sul vostro modo di concepire e vivere la musica. È così? In che modo tu personalmente ti relazioni alla musica?
Sì, per noi è importante e l'hai descritto molto bene. Non sono sensibile alla musica prodotta, apprezzo un suono in presa diretta, mi piace riuscire a sentire tutti i diversi musicisti. Mi piace la spontaneità. Mi piace la musica più vecchia, molto più spesso: Hank Williams, il Bob Dylan degli anni 60, Big Bill Broonzy... Mi piacciono gli sbagli, mi piace John Lee Hooker, che non cambia accordo quando tutto il resto della band lo fa... che non cambia proprio mai accordo! Non riesco ad ascoltare le registrazioni moderne per puro piacere, perché hanno prodotto tutta la musica che viene fuori da quelle registrazioni. Non corrispondono ai miei gusti, a me piace la musica folk, mi piacciono i field recording, quelle cose che risultino naturali alle mie orecchie. E quando suoniamo è la stessa cosa, la musica deve mostrare quella scioltezza e quella capacità di interazione tra noi. Odio i gruppi, di questi tempi! Fanno prove fino a quando non riescono a suonare un brano "in modo perfetto" e quindi lo suonano allo stesso modo tutte le sere, fanno la stessa sequenza di brani ogni sera e suonano ciascuna canzone nello stesso identico modo, una replica di alcune registrazioni per le quali hanno impiegato vent'anni. NON sono musicisti, sono esecutori, non hanno alcun amore per quel che fanno.
Questa della musica è una cosa che si vive, che si respira, o almeno lo è per me, e devi mantenere quella vitalità in tutto ciò che fai. Perfino per quanto ci riguarda è una lotta: la gente viene dopo i concerti e mi dice "perché non hai suonato questa e quest'altra canzone?" Non capiscono che sto solo cercando di mantenere tutto vitale e interessante per noi. Non canterei mai una canzone solo per il bene della canzone. Sono una persona, non una macchina. Non capisco quando la gente ha iniziato ad aspirare alla condizione di una macchina, ed è proprio questo ciò che gli esecutori fanno a loro stessi. Ogni cosa che si ascolta sulle radio commerciali a me suona solo come se fosse fatta da un gruppo di robot. E i gruppi hanno fatto la stessa cosa nei propri confronti, per la paura di confidare nel proprio giudizio.

Il vostro primo album pubblicato da una label è stato "Sophie", nel 2006. Da "Sophie" in poi il suono della band s'è fatto più maturo e consapevole. Se volgi lo sguardo indietro a quei tempi, cosa vedi?
In genere guardo indietro con affetto. È la mia natura. "Sophie" è un piccolo ricordo buio molto particolare per me, una lettera che proviene da un altro tempo. Vorrei aver fatto un album per ogni mese. Avrei davvero potuto e sarei felice di averlo fatto. "Sophie" è una delle centinaia di album diversi che avremmo potuto fare. È quello che ci è capitato ed è finito nel sistema del business discografico facendo un po' capolino con la testa. Non si rapporta con me più intensamente delle cose che non sono state pubblicate.

Come siete cambiati da allora?

È impossibile dirlo. Non concettualizziamo quel che facciamo, non pianifichiamo. Ci concentriamo su quel che stiamo facendo in un certo momento. Siamo cambiati, ne sono certo, ma non saprei dire con esattezza quanto. Sono abbastanza sicuro che siamo migliorati! ...ma non del tutto sicuro.

I vostri ultimi album sono stati registrati presso il Soup Studio di Simon Trout. Cosa apprezzi in particolare di questo studio?
Ciò che apprezzo principalmente in quello studio è Simon. È un uomo di talento. Un buon amico. E lo studio è anche accessibile e a buon mercato.

Alcune delle tue canzoni si ritrovano in versioni alternative in più album, talora appartenenti a progetti diversi di cui fai parte. È molto interessante vederti all'opera con la scomposizione e ricomposizione di tuoi brani. Come ti poni di fronte a questa operazione?
Senza neanche così tanti pensieri quanti ne suggerisce la tua domanda. Per me una canzone è una canzone, esiste indipendentemente dalla sua esecuzione e registrazione. Molte persone, oggi, quando dicono "canzone" intendono in realtà "registrazione" o "esecuzione". Le due cose vengono collegate completamente con alcune azioni. Non c'è nessuna canzone che sia distinta dall'esatta e specifica registrazione o esecuzione. È lì che ti imbatti in gruppi che suonano le stesse identiche cose ogni sera. Quella è musica leggera, per me. Non corrisponde al mio approccio verso le cose. Io credo che una canzone sia una canzone. La sua esecuzione, la sua registrazione, quella roba viene dopo. I Wave Pictures suonano sempre "la canzone". Ci sono pochi arrangiamenti e cose che facciamo sempre allo stesso modo, ma anche piccole variazioni. È molto più simile all'approccio dei musicisti folk. Non facciamo completamente a pezzi i brani come i musicisti jazz, non abbiamo le abilità o la predisposizione per farlo, seppure io ami l'attitudine dei musicisti jazz. È più come fanno i musicisti folk o come facevano i musicisti rock prima degli anni 80. È com'erano Bob Dylan o Neil Young. Suonavano una canzone in molti modi diversi. Perciò a volte, comunque, rifacciamo una canzone in una nuova sessione di registrazione perché vogliamo che le persone la ascoltino e magari non avevano avuto l'occasione di ascoltarla nella vecchia versione, e la rifacciamo anche perché in quel particolare giorno abbiamo voglia di suonarla.

Da diverso tempo hai una prolifica collaborazione con gli Herman Düne, dalla quale sono nati molti progetti e numerosi lavori, e un'altrettanto vitale e intensa collaborazione ti lega a Darren Hayman, frontman degli Hefner, che fa peraltro capolino anche nel vostro ultimo album. Come ti collocheresti, anche alla luce di queste e altre collaborazioni, all'interno del panorama musicale più recente?
Sono sconcertato e perplesso dalla musica di oggi. È tutta merda. Dovunque andiamo c'è un nuovo gruppo spazzatura che suona o della nuova spazzatura di un dj che riempie l'aria. Se accendo la radio, o se guardo un canale musicale in tv, è tutta spazzatura. Questo è, per lo meno, quel che sembra a me. La qualità generale è molto bassa. Il cuore e l'anima sono stati venduti, adesso abbiamo una copia di qualcosa che possedeva un cuore e un'anima: un simulacro, un'immagine di un'immagine, ma non l'immagine stessa.
In ogni caso, i Wave Pictures sono stati davvero fortunati e hanno avuto modo di fare amicizia con alcuni musicisti dotati di talento, divertenti e sinceri: Stanley Brinks, Herman Düne, Darren Hayman, Jeff Lewis, The WoWz, Howard Hughes e Adam Cotton, Turner Cody, The Fishermen Three, Freschard. Quando possiamo, suoniamo con questa gente, ed è sempre gratificante e divertente farlo.

David TattersallI testi delle tue canzoni sono assolutamente brillanti e mai banali, capaci di "coniugare il sublime e il ridicolo" senza alcuna caduta di stile. Come nascono? Da dove prendi ispirazione, in genere?
La scrittura prende ispirazione da sé stessa. È una cosa divertente da fare, accompagnare la scrittura. Ogni genere di cosa può confluire in essa, tu butti giù un sacco di idee, tante quante ti senti di buttarne giù, e poi successivamente ti basta fare un po' di revisioni. A volte scrivo una canzone in una sola seduta, e si tratta di canzoni più specifiche, che non richiedono nessuna revisione. Tutte le canzoni del mio album solista sono state fatte in quel modo. Altre canzoni, invece, impiegano un periodo di tempo più lungo per arrivare. Ma c'è più di un modo per ottenere una canzone, e andando avanti impari sempre più e più modi diversi. Non ho bisogno di aspettare del tempo per trovare l'ispirazione. Non credo davvero all'ispirazione. È più chiedersi se quel che si vuole davvero in un certo momento è scrivere una canzone. Se voglio scrivere una canzone, posso farlo. È più una questione di lavoro e di pratica che di ispirazione.

Nei tuoi brani si trovano diversi riferimenti all'Italia (luoghi, situazioni, personaggi...) e hai addirittura dedicato il titolo di un album a una città italiana ("The Airplanes At Brescia", ndr). Che rapporto hai con la nostra nazione? Cosa pensi della scena musicale italiana? C'è qualche band o artista che apprezzi in particolare?

Non conosco nulla della scena musicale italiana. Non conosco alcun gruppo italiano. E non conosco neanche tanto bene il vostro paese, ma mi piacerebbe molto visitarlo più a fondo.

L'ultimo album dei Wave Pictures, "Susan Rode The Cyclone", è da poco uscito in Germania, Spagna e Italia in una edizione in Lp a tiratura limitata. Come mai la scelta di questi paesi?
Non li abbiamo scelti, ci hanno scelto loro! E ci fa molto piacere aver messo insieme in vinile "Susan Rode The Cyclone" per le etichette discografiche di quei tre paesi.

Nell'album si avverte una certa continuità con gli ultimi lavori della band, con il quale "Susan Rode The Cyclone" sembra condividere senz'altro la coralità dei brani e la cura negli arrangiamenti. Qui però la musica sembra andare più "dritto al punto", sembra essere più "d'impatto" rispetto ad esempio al precedente "If You Leave It Alone". Condividi questa lettura?  Quali sono secondo te le principali caratteristiche distintive di questo album?
Amo molto "Susan Rode The Cyclone". Sono così soddisfatto del risultato e così orgoglioso del lavoro della band. Proprio l'altro giorno, mentre l'ascoltavo, pensavo che è una magnifica collezione di brani, messi insieme in una magnifica sequenza. Comprende una buona varietà dei diversi stili in cui ci piace cimentarci, mentre forse i due album che lo precedevano erano unilaterali, ciascuno a suo modo. Non penso che "Susan Rode The Cyclone" sia migliore degli altri album che abbiamo fatto, ma trovo che sia un po' più rappresentativo dei Wave Pictures. Devo fare tanto di cappello a tutti quelli che hanno preso parte alla realizzazione di quest'album. L'ho ascoltato per la prima volta l'altro giorno e ne sono rimasto entusiasta!
È davvero magnifico vedere quanto di quest'album sia dato esclusivamente da noi tre che suoniamo. È davvero piacevole percepire questa cosa. Ha meno overdub dei due album precedenti. È un album molto bello, secondo me!
Sì, sono proprio queste le mie sensazioni a riguardo. Davvero, sono proprio soddisfatto! Penso che abbiano tutti fatto un ottimo lavoro. Ho pensato che anche il vinile avesse un ottimo aspetto e suonasse benissimo.

Siete attualmente in giro per l'Europa per promuovere l'album. Come sta andando il tour? Vi state divertendo?
Assolutamente sì!

La schiera dei fedelissimi ai vostri trascinanti concerti si fa sempre più consistente. Come vivete il rapporto con il pubblico quando siete sul palco?

Il rapporto con il pubblico varia. È comunque sempre interessante. Mi piace cercare di entrare in contatto col pubblico, ma non è sempre possibile. A volte il pubblico mi fa incazzare! A volte invece mi piace. Varia da spettacolo a spettacolo, da posto a posto. Varia un sacco. La band è solo una delle varie parti, ci sono tutti questi diversi elementi che contribuiscono a una serata.

In contemporanea con "Susan Rode The Cyclone" è stato pubblicato il tuo primo album solista, "Happy For A While". Un lavoro che ci fa (ri)scoprire un David Tattersall acustico, certamente meno noto ai più. Come ha avuto origine questo album? Pensi che possa essere rappresentativo di una tua dimensione più "intima"?
Ho scritto le canzoni in un breve lasso di tempo, specificamente per quell'album, e le ho registrate a Berlino con Stanley Brinks e Clemence Freschard. Ero proprio nell'umore giusto per fare una cosa di quel genere. Quell'album possiede un sentimento dolce e malinconico, il che mi piace. Mi ricordo però quando l'abbiamo registrato, è stata una festa! Ricordo Stanley che suonava il suo sassofono, facevamo un gran rumore e improvvisavamo con lui alla chitarra elettrica. Sono contento di quell'album. Non è assolutamente un album "dei Wave Pictures", sono io con le mie canzoni.

Il tuo debutto solista è uscito decisamente in sordina... come mai?

Mi piacerebbe ovviamente se tutte queste cose che ho fatto venissero ascoltate da tutti, ma non sta a me decidere su cosa ci si debba concentrare e su cosa no. Questo dipende dalle label. Io faccio i dischi e decido come farli, e decido cosa suonare dal vivo ai concerti. Ma a  parte questo, non dipende da me. Uno deve solo continuare ad andare avanti e a fare le proprie cose. Si spera che col tempo queste troveranno un loro posto, ma sarebbe molto triste per me dover smettere di fare musica per avere abbastanza tempo da dedicare alla promozione di tutte le cose in ugual misura. Non sono certo di avere la giusta attitudine, ma cerco di non preoccuparmi per niente di ciò che succede alle registrazioni che ho fatto, una volta che le ho fatte.

Sia "Susan Rode The Cyclone" che "Happy For A While" sono stati pubblicati solo in vinile (ad eccezione delle stampe tedesche di "Susan Rode The Cyclone", che comprendono sia Lp che cd). Perché una scelta così "di nicchia"?
Il vinile spacca!

Per finire, prendo spunto da una citazione. Lo scrittore scozzese Allan K. Chalmers diceva: "I Grandi fondamenti della felicità sono: qualcosa da fare, qualcosa da amare e qualcosa per cui sperare". Parafrasando, allora, ti chiedo: quali sono "i Piccoli fondamenti" per essere "Felici Per Un Po'"?
Mi piace fumare e bere birra. Mi piacciono le tazze di tè da sorseggiare durante la giornata. Mi piace avere un buon libro sotto mano, di solito un crime thriller. Mi piace leggere un po' di filosofia e anche un po' di poesia. Il mio scrittore preferito è Charles Bukowski. Mi piace andare in piscina e giocare a freccette. È bello anche viaggiare.

(22/05/2010)

Discografia
 THE WAVE PICTURES  
   
 Just Watch Your Friends Don't Get You (self-released, 2003) 
 More Streets, Less TV (self-released, 2003) 
  The Airplanes At Brescia (self-released, 2004)

 

 The Hawaiian Open Mic Night (self-released, 2005) 
 Catching Lingt: The Songs Of André Herman Düne (self-released, 2006) 
 Sophie (Moshi Moshi/Actionpop!, 2006) 
Instant Coffee Baby (Moshi Moshi, 2008) 
 Play Some Pool (Moshi Moshi, 2009) 
 If You Leave It Alone (Moshi Moshi, 2009) 
 Susan Rode The Cyclone (Interbang Records/Little Teddy Records/Acuarela, 2010) 
   
 DAVID TATTERSALL  
   
Happy For A While (Where It's At Is Where You Are, 2010) 
   
 JONNY 'HUDDERSFIELD' HELM 
   
 Jonny 'Huddersfield' Helm (Wymeswold Records, 2008) 
   
  OTHER PROJECTS 
   
 André Herman Düne and David Tattersall - Streets Of Philadelphia (self-released, 2003) 
 Dan Of Green Gables - Dan Of Green Gables (Wymeswold Records, 2008) 
 Stanley Brinks and The Wave Pictures - Stanley Brinks and The Wave Pictures (self-released, 2008) 
  Darren Hayman & The Wave Pictures - Madrid (Live, Belka, 2009) 
pietra miliare di OndaRock
disco consigliato da OndaRock

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