24/10/2004

Patti Smith

Palatour, Bitritto (Bari)


di Michele Tursi
Patti Smith

Una “little song” per il teatro “Pedruselli”. Patti Smith, icona del rock, si sforza di parlare in italiano. Dedica il suo pensiero ad uno dei simboli non solo della Puglia, ma dell'intero Meridione alla costante ricerca di un riscatto inafferrabile. Ne ha visto uno scorcio dalla finestra dell'hotel Oriente e, in pochi attimi, ha trasformato il tempio della lirica in un inno rock per le migliaia di persone che hanno affollato il Paltour di Bitritto.

Avvio in grande stile per la XIX edizione di Time Zones, con Patti Smith e la sua band. Un viaggio musicale di due ore, percorre una carriera trentennale di un'artista unica che miscela testi di chiaro impegno sociale e politico con melodie ipnotiche e ritmiche incalzanti.

La sacerdotessa predica sul palco del Palatour, il pubblico applaude e inneggia, la segue nella trance delle ballate psichedeliche e degli inni pacifisti. Suggestioni rese ancor più forti dalle immagini in bianco e nero che scorrono sul telo alle spalle della band. I prigionieri di Guantanamo, le manifestazioni pacifiste, le vittime della guerra, scaldano la platea sulle note di “Break it up”, inno solenne e tormentato, al termine del quale la poetessa, si copre il capo con la bandiera arcobaleno della pace.

Patti Smith si muove con eleganza. Le luci la seguono quando si concede al pubblico che la cerca e quando si inginocchia con la chioma bionda che le nasconde il volto. La voce possente e roca (nonostante i 58 anni), lacera il Palatour che tributa alla cantante ripetuti omaggi. Basta un gesto della mano per scatenare l'entusiasmo e far scattare in piedi il pubblico, ormai conquistato.

La prima parte del concerto è quella più leggera e melodica con “Privilege”, “Tubalee” e la toccante “Mother rose”, sulle cui note compare sullo schermo la foto della madre. Sul reggheggiante “Redondo beach”, Patti Smith si abbandona a movenze più dolci e fa scivolare la giacca scura. Il cappello nero a falde larghe era volato via quasi subito. Resta in gilet, t-shirt bianca e jeans scoloriti.

La parte centrale è la più impegnativa dal punto di vista vocale. “Death city”, “Father figure”, “Pissing in a river”, “Cash”, “25th Floor”, si susseguono, ben sostenute da una band affiatata, in una session indimenticabile per il pubblico del Palatour.

Il finale è un'autentica galoppata rock, in cui la cantante inserisce le ultime produzioni discografiche: la prolissa ode al mahatma “Ghandi”, e “Trampin”, title track dell'album omonimo. La Smith si congeda con la trascinante “People have the power”. Abbandona il Palatour, ma solo per qualche minuto. Tutti sanno che tornerà per cantare i due brani più celebri: “Beaucause the night” (scritta dal boss Springsteen) e la celeberrima "Gloria", con cui si chiude definitivamente il primo atto di Time Zones. Anche quest'anno la rassegna barese, giunta alla vigilia della ventesima candelina, conferma la qualità e l'attualità delle scelte musicali. Time Zones scruta il futuro, senza dimenticare il passato e Patti Smith ne costituisce la sintesi perfetta.

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