28/03/2009

Barzin

Teatro Cartiera, Rovereto (Trento)


di Davide Palmisano
Barzin

Barzin in Trentino. Si direbbe quasi un "big-event" nel sottobosco indipendente alpino e prealpino, di solito vistosamente anemico in fatto d’opportunità, a dispetto di una tensione culturale di respiro spesso sin troppo ampio.
Con queste premesse è lecito immaginare quali aspettative deve aver suscitato, tra i più attenti a quel genere di "proposta", la programmazione di un concerto dell’emergente Barzin, in tour per promuovere il suo terzo, riuscitissimo album "Notes To An Absent Lover", presso il Teatro Cartiera in Rovereto (Trento), per giusto merito dell’associazione culturale "Dissonanze Armoniche", capace di imbastire un calendario di live primaverili affatto male (prima di Barzin, lo stesso palco è stato allestito per ospitare B.Fleischmann e prima ancora Carla Bozulich).

Il concerto dell’artista canadese viene, tra l’altro, previsto a chiusura del cartellone, quale evento di spicco della mini-rassegna musicale, e, in concomitanza, viene anche prevista l’esibizione, per l’apertura della serata, d’una band locale, i Resada, accreditata del titolo di miglior band universitaria. Band però francamente impresentabile, sia dal punto di vista scenico sia da quello musicale, tanto più che il genere proposto – un emocore assai puerile - risulta a dir poco antitetico rispetto all'intimo cantautorato di Barzin, e non può trovare che un minimo consenso nel pubblico accorso per lui.

La loro esibizione è fortunatamente breve e sono le 22.30 circa quando finalmente appare sul palco Barzin. Lo fa a luci accese, chitarra al collo, per scomparire e ripresentarsi a luci spente un attimo dopo. Attacca subito con la splendida "My Life in Rooms": di primo acchito appare spaesato e anche maledettamente timido, a tal punto che si direbbe nemmeno impeccabile l’esecuzione del pezzo; insorge, persino, un pizzico di delusione inaspettata quando, con il brano che segue - "Past All Concerns", cavallo di battaglia estratto dal suo omonimo album d’esordio del 2003 - si ha il sospetto che il nostro si trovi anche un po' giù di voce: sarà forse la mancanza dei controcanti rispetto alla versione incisa, ma il brano perde la sua straordinaria capacità di trasportare l'ascoltatore e non viene nemmeno più di tanto apprezzato dal pubblico.
Pubblico... pochi intimi piuttosto, verrebbe da dire... Sarà per la serata di fine marzo, fredda e piovosa come fosse l'inizio di dicembre, sarà per la concomitanza con la partita della Nazionale di calcio, resta il fatto che il teatro è pressoché vuoto.

Ma sui primi flash delle macchinette fotografiche, nel frattempo, pare che il buon Barzin vada sciogliendosi un po': la scaletta prevede un inedito con uno stile irish-folk a base di fisarmonica allegra e ritmo vivace da festa campestre e il pubblico sembra apprezzare di più. Senza presentarle, come mai farà nel corso del concerto, propone quindi due tracce dell'ultimo lavoro, "Nobody Told Me" e "Queen Jane", e finalmente il pubblico sembra scaldarsi: c’è chi sorride soddisfatto, stringendo tra le mani orgoglioso il vinile di "Notes To An Absent Lover" appena acquistato; c’è persino chi canticchia sulle note di "Q. Jane".
Anche Barzin finalmente sorride sul palco, complimentandosi con Rovereto per le sue verdi montagne alpine che gli ricordano i colori del suo Canada, e schernendosi per la sua "sadmusic".
Arriva un altro inedito, poi altri due pezzi di fila, sempre dall'ultimo album ("Lost" e "Look What Love Has Turned Us Into") per finire con la cover di "Dance Me To The End of Love" di Leonard Cohen, non prima della presentazione della band, la stessa che l’accompagnerà nel prosieguo di questo suo tour italiano.

Ma poi tutto è già finito: non sono passati che 40' esatti dall'inizio del concerto, anche se non vi sono state interruzioni. Dopo una breve pausa, Barzin e relativa band tornano in sala per l'atteso reprise, offrendo la bella "Let's Go Driving", tratta da "My Life In Rooms", forse il brano risultato più incisivo in versione live. Ma sembra finire qui: a luci accese, però, il pubblico (finalmente!) si scalda e lo richiama a gran voce. Così, gentilmente, viene concesso un ultimo brano: "The Dream Song". Ma poi il saluto è definitivo e lascia un gusto un po' amaro. L’inizio è stato in salita, ma poi Barzin sembrava aver saputo toccare le corde giuste della sua chitarra e della sua voce, per conquistare il pubblico, piuttosto freddino fino a quel momento. Ma proprio quando la performance sembrava aver preso la marcia giusta, il tempo è stato tiranno. Comunque, va bene ugualmente... e in fondo è "sadmusic", no?

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