28/11/2009

Pan Sonic & Martin Rev

Locomotiv, Bologna


di Alberto Asquini
Pan Sonic & Martin Rev

E' da diverso tempo che si parla di ultimo tour per il duo finlandese. Pare però che l'avventura di Ilpo Vasanen e Mika Vainio terminerà con la pubblicazione, prevista per il prossimo gennaio, della loro ultima fatica. L'attesa per il live del duo era già piuttosto elevata ad ottobre quando, per non meglio precisati motivi di salute - in realtà, visti i vizietti che Vasanen è solito concedersi, facilmente intuibili - le date di Roma e Bologna vennero annullate all'ultimo minuto. La promessa era però che sarebbero tornati.

La sera del 28 novembre fanno dunque tappa al Locomotiv di Bologna con un guest molto speciale: Martin Rev dei Suicide. Il set dell'arzillo vecchietto, poco umano e molto cyborg, è una botta di elettronica spiattellata senza troppe remore, tra gomitate alla tastiera e basi registrate in pieno ebm style.
Con lo sguardo celato da un paio di improbabili occhiali bianchi squadratissimi, Martin Rev blatera frasi rese incompresibile dal microfono effettato e si dimena con poca grazia, prima stimolando la curiosità dei presenti ma, alla lunga, annoiando. Dopo tre quarti d'ora di set, fra spasmi rabbiosi e volumi folli, l'ex-Suicide depone le armi a favore dei Pan Sonic.

Quella proposta dal duo è una vera e propria esperienza sonora, estrema nel suo farsi. Cinquanta minuti di contrazioni, di microcosmi che si incrociano, di glitch fastidiosissimi che si intersecano fino a costruire un muro "melodico".
Alternando terrificanti stasi emotive a momenti in cui la sezione ritmica prende forma e si eleva ad arte, i Pan Sonic fanno toccare con mano un paradiso celeste, completamente digitale, senza emozioni, eppure bellissimo e tangibile. Un continuo climax emotivo avvolge la sala strapiena, fra radio non ben sintonizzate e microcosmi noise a contatto. L'algebra elevata ad arte emoziona, affascina e cattura.

Nonostante la breve durata e i volumi troppo bassi, il concerto si rivela un'esperienza "totale", che travalica la percezione del bello, risultando tanto aliena ed alienante quanto, paradossalmente, empatica.

P.S. Si Ringrazia Elena Leone per i contributi fotografici.

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