17/09/2011

James Holden

Nextech Festival, Firenze


di Alessandro Paolinelli
James Holden

Sono passati più di quattro anni da quel Sonar nel corso del quale, in un assolato pomeriggio catalano, aspettavamo un giovane producer inglese del quale si parlava molto bene: James Holden. "The Idiots Are Winning" (primo album di produzioni proprie) aveva già conquistato tutti, pubblico e critica, e il set live ebbe simil destino.

Ma andiamo per ordine.

 

È la splendida Stazione Leopolda, scorcio berlinese nella rinascimentale Firenze,a far da cornice alla sesta edizione del Nextech Festival,appuntamento annuale di musica elettronica e ambiente visivo, che vede come artista di punta il CEO della Border Community.

Ad aprire le danze è però lo showcase dell'etichetta rumena [a:rpia:r]: tocca a Dan Andrei, Rhadoo e Raresh (già apprezzato per "Kill the Disco"). Le sessioni, dall'impronta molto - anche troppo - techno, risultano decisamente penalizzate da un settaggio d'impianto troppo da "gruppo spalla" e da un pubblico che conseguentemente preferisce l'antistante, suggestivo e fresco piazzale all'afosa dis-equalizzata pista.

 

Fintanto che a muovere fader e volumi non è l'ex enfant prodige del Devon, ormai talento trasversalmente riconosciuto: l'impianto inizia a suonare come ci si aspetta e il pubblico si riversa ai piedi del palco.

La disinvoltura con cui Holden si muove fra stili e ritmi lascia i presenti in perenne stato pre-orgasmico, non c'è direzione prevedibile, ma solo il rimbalzo impredicibile di una palla da rugby.

L'alternanza fra ipnosi sonore di trame prettamente trance e fredde, insieme a secche digressioni techno, distacca la platea dalla percezione del tempo, moto perpetuo che si ritrova felicemente spaesato a ogni ripartenza:alchimista digitale aggiunge loop al suo electro-collage attraverso caldi arpeggiatori a far da collante.

 

Ogni pezzo, che provenga da sue produzioni,da collaborazioni o da remix (risale all'anno scorso il suo "Dj Kicks" per la !k7) viene vivisezionato e ri-assemblato a uso e consumo dei partecipanti: quando le luci si accendono il primo a non volersene andare è proprio l'assoluto protagonista della serata che quasi viene portato via di peso, mentre in sala si richiedono ancora vibrazioni da masticare.

Le due ore di performance si contraddistinguono per una discontinuità fra attuale e predecessore, il fattore scoperta, quel che accadrà lascia incollati a quelle movenze così uguali fra loro ma generatrici di suoni così maledettamente differenti fra loro: in questo Holden ne è maestro e padrone, gusto aristocraticamente industriale.

 

Una menzione speciale a Werk (Piero Fragola, We Love, Bpitch Control) per la cura e l'eleganza del set video, parallelismo complementare al concerto: ogni cena memorabile ha da sempre un ottimo vino ad accompagnare le portate.

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