SHINJUKU THIEF - Sacred Fury

2005 (Fin de siècle media)
gothic

Il nome, sconosciuto ai più, è ispirato a un film di Nagisa Oshima; la musica è assimilabile all'industrial marziale e orchestrale, l'approccio non lontano da quello di Nurse With Wound, o Boyd Rice, ma con un appeal "cinematografico" unico e personalissimo; il cervello dietro tutto ciò è quello di Darrin Verhagen, australiano di Melbourne, dove insegna al Royal Institut Of Technology e compone colonne sonore per teatro, danza, film, videogame e quant'altro.

Soprattutto, però, il prof. Verhagen è attivo, sebbene pressoché ignorato, nel mercato discografico fin dai primi anni Novanta con una serie di album (la maggior parte a nome Shinjuku Thief, ma anche usando altri pseudonimi o il suo vero nome) realmente all'avanguardia per originalità e ricercatezza.

Muovendosi sul confine tra gotico, ambient, classica e industrial, ma non appartenendo in realtà a nessuno dei suddetti generi, Verhagen ha saputo creare autentici capolavori come "The Witch Hunter" (1995) e "Medea" (2003).

"Sacred Fury" è il suo primo lavoro pubblicato da una label internazionale (i precedenti erano tutti usciti su Dorobo, l'etichetta personale dell'artista), la svedese Fin de Siècle, e si compone di 16 brevi frammenti orchestrali sui quali Verhagen lavora di mixer con certosina precisione: scultore di suono abile a lucidare e rivestire di eleganza e mistero i suoi mosaici musicali, spesso soffocanti e austeri, a volte anche estremamente violenti, l'australiano diluisce, deforma, distorce le trame e le armonie della sua "gothic-orchestra" per ottenere vere "immagini sonore", al servizio di un concept che stavolta è incentrato sul tema della guerra.

L'album si snoda lungo traiettorie che come al solito esplorano delicatezza e terrore senza mai sbilanciarsi troppo dall'una o dall'altra parte: la prima parte è quella comunque più tesa e feroce, partendo da un delicato "Prologue" e lasciando spazio ai bombardamenti e alle urla (e ai silenzi) agghiaccianti di "Lesion", alle frequenze distruttive di "Rupture", ai clangori di "Black Rope Hell" e alla danza demoniaca di "Burning Heat".

Nel finale, invece, le atmosfere si distendono e sulle macerie ancora calde ecco che nascono suggestivi quadretti ambientali come "Reverie", e adagi da camera come le magnifiche "Balm" e "Suture" (che pure si conclude con uno schiaffo di fulminea violenza).

E a fare da spartiacque, l'incalzante title-track, con le sue accelerazioni sinfoniche.

Ma i singoli brevi, o brevissimi, episodi pur contenendo spunti geniali, contano meno della loro somma conclusiva.

"Sacred Fury" è un corpo unico, un flusso evocativo, suggerisce spazi da esplorare, visioni a cui dare corpo e vita.

Ed è l'album nel quale Verhagen riassume le sue sperimentazioni e condensa tutto il suo arsenale di compositore e produttore.

"Sacred Fury" non è il suo lavoro migliore, ma può essere un ottimo punto di partenza se si vuole conoscere l'opera di questo artista eclettico, originale e colpevolmente sconosciuto.

30/04/2026

Tracklist

  1. 1. Prologue
  2. 2. Lesion
  3. 3. Rupture
  4. 4. Black Rope Hell
  5. 5. Voitive Offerings
  6. 6. Burning Heat
  7. 7. Firejar
  8. 8. The A.V.C.
  9. 9. Three Pints of Fluid
  10. 10. Sacred Fury
  11. 11. Water Tinctured With Soot
  12. 12. Balm
  13. 13. Reverie
  14. 14. Suture
  15. 15. Epilogue
  16. 16. ...and reason

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