C'è sempre qualche buon motivo per ascoltare musica come quella
degli Akimbo: la voglia di liberarsi di un peso, la voglia di spaccare tutto, la
voglia di dimenarsi come un pazzo, in preda a convulsioni. Il punk ha fatto
tanta di quella strada, ormai… Eppure, non ne vuole sapere di abbassare la
guardia. Troppa rabbia in giro, troppa barbarie. Un disco come "Forging Steel
And Laying Stone" è proprio quello che servirebbe nei momenti di cupo abbandono.
Un calcio nelle palle, e via!
Se i conti tornano, questo è il quarto
disco della band di Seattle e, da come spacca, credo si possa senz'altro
indicare come una delle loro opere più violente e ispirate. D'altra parte, non
vi dice niente la label per cui incidono? Orbene, ci siamo capiti. Che, poi,
incrociare Dillinger Escape Plan, Zeni Geva, Jesus Lizard e briciole di
Melvins non è forse già un modo per mettere le cose bene in chiaro? Insomma, Jon
Weisnewski (basso, voce) Nat Damm (batteria) e Jared Burke Eglington (chitarra)
si meritano tutto il nostro rispetto e la nostra attenzione, anche se crediamo
possano ancora migliorare.
Al momento, comunque, un missile terra-aria,
tutto sincopato e deflagrante come l'iniziale "Dangerousness" è un biglietto da
visita di una band che non le manda certo a dire! Dal frastuono schizzano via
brandelli di melodia epica ("Rockness Monster"), sventagliate torrenziali
("Spooning With Disaster") e accelerazioni che dilagano dentro maelstrom sonici
dinamitardi ("Digging A Hole"). La voce è sempre pura cartavetrata, prossima al
growl più perfido e marcio. Cavalca la veemenza del suono con una rabbia senza
confini (l'hard-rock vertiginoso
di "Rickshaw"), lanciando attacchi collerici in mezzo a violentissimi urti
thrash e fiammate death ("Tina, Bring Me The Axe!"), oppure incitando fuochi di
sbarramento che stanno tra Black
Flag e Angkor Wat ("Maximiliam Jungle Warrior").
Questi tre brutti
ceffi non suonano per divertirsi, suonano per liberarsi di un odio spaventoso,
con il fuoco di una musica destabilizzante e senza compromessi ("Breaking
Rocks"; "Sci Fi Monster Violence"). I tornado emotivi raggiungono spesso
un'intensità parossistica ("Precious Moments"), ma sempre si avverte dietro il
caos una complessità strutturale ragguardevole, frutto di anni e anni di duro
lavoro, tra attività live e jam infinite. Tutti i brani hanno una forza
anthem-ica trascinante e incendiano nel giro di due-tre minuti tonnellate di
emozioni brade. Gli amplificatori vengono sfasciati con la maleducazione tipica
di chi è costretto a stare ai margini, nelle retrovie, aspettando la sua ora, il
suo momento di gloria. Le urla di "Ground Control To Major Bummer" ne sono la
prova più terrificante e verace. Abbiate il coraggio delle vostre scelte.


