La wallaceMAILseries arriva all’ottavo capitolo con questa uscita targata Iriondo/Manchion. Il formato tre pollici tipico della serie torna quindi a ospitare l’ex Afterhours, ora negli A Short Apnea, questa volta assieme al polistrumentista francese fondatore degli Ulan Bator e del progetto Permanent Fatal Error.
Tanto per darvi l’idea della musica a cui vi troverete di fronte, le chitarre elettriche e i vari trattamenti elettronici sono affiancati da una strumentazione molto varia che comprende, tra l’altro, un harmonium e uno zither (una sorta di arpa), maracas e scacciapensieri. Nonostante ciò la musica non risulta frammentaria come succede per molte produzioni sui generis ma, viceversa, il duo riesce a convogliare le idee musicali verso un immaginario fatto di rumorismi soltanto accennati e atmosfere quasi noir ed esoteriche, in cui la tensione tra elementi folk, elettronica e improvvisazione è sapientemente calibrata.
Sette brevi canzoni che sono, appunto, bei componimenti. Non ci si addentra di certo in territori musicalmente inesplorati, le radici son ben individuabili tra Morricone e Amon Duul, ma al duo Bias va riconosciuta una certa ispirazione e soprattutto una solida lucidità programmatica, segno di piena maturità artistica. Un appunto, avrebbero potuto osare di più; dopo ripetuti ascolti un fastidioso deja vu si insinua, il lavoro è sì personale ma avrebbe potuto esserlo ancora di più. L’incontro tra Iriondo e Manchion ha comunque giovato a entrambi, questo è un disco di due artisti con le idee chiarissime.
Attendiamo la prova sulla lunga distanza, chissà che questo veloce (16 minuti) esordio non abbia un seguito, credo che se il duo si mantenesse sugli stessi buoni stessi livelli, molti fan del rock/folk più psichedelico ne sarebbero contenti, senza contare che il canonico compact disc sarebbe molto più appetibile per l’ascoltatore medio.
02/08/2006