Afterhours

Afterhours

Germi di alt-rock made in Italy

di Claudio Lancia, Marco Delsoldato, Magda Di Genova

Una carriera che li ha visti tra i portabandiera del rock "alternativo" made in Italy. Poi, la scelta di affrontare anche il mercato internazionale. In mezzo, un'incessante attività live. Storia e segreti della band milanese. Dagli esordi ai nostri giorni.

Insieme a Marlene Kuntz e pochi altri, gli Afterhours hanno segnato in maniera indelebile il rock indipendente in Italia. Un percorso lungo e denso di avvenimenti che ha portato la band di Manuel Agnelli ad essere una delle principali formazioni del cosiddetto panorama alternativo italiano e che ha permesso ad un certo tipo di musica, spesso sottovalutata nel nostro paese, di uscire allo scoperto e di dimostrarsi una importante realtà, non solo per quanto riguarda i dischi venduti, ma anche, se non soprattutto, per il grandissimo successo live riscosso. Lo stesso Agnelli, alla domanda di come riuscisse a spiegare l'enorme seguito live della band ha risposto: "Per me vale la regola per la quale andare ad un concerto è più emozionante dell'ascolto, un po' impersonale, di un cd. Alcuni gruppi, noi e i Marlene per esempio, hanno la capacità di rinnovare l'emozione da trasmettere, ogni sera o quasi. Si possono così fare anche centoventi date all'anno ed avere la certezza che le persone tornino".

Le prime notizie della band risalgono al 1988, quando per la Toast esce il 45 giri "My Bit Boy", seguito l'anno dopo dal mini-Lp All The Good Children Go To Hell. Oltre a Manuel, il gruppo era allora composto stabilmente da Paolo Cantù alla chitarra (poi apprezzato membro di Six Minute War Madness e di A Short Apnea, oltre che tour-manager degli stessi Afterhours) e da Lorenzo Olgiati al basso, mentre alla batteria siede Alessandro Polizzari, poi sostituito da Max Donna. La scelta è quella di cantare in inglese, mentre le influenze sonore più chiare sono quelle di band come Velvet Underground e Television. Il primo salto di qualità avviene con la partecipazione al tributo "Something About Joy Division", con una cover di "Shadowplay".

Gli Afterhours entrano così nell'orbita della Vox Pop e con questa etichetta pubblicano During Christine's Sleep nel 1991 e Pop Kills Your Soul nel 1993. Quest'ultimo vede la comparsa come chitarrista di Xabier Iriondo, mentre escono dalla band Cantù e Olgiati. Il suono si evolve ed approda a quell'eclettismo che caratterizzerà successivamente il gruppo, con pezzi molto aggressivi uniti ad altri ricchi di follia visionaria. Siginificativo anche il mini-cd del 1992, "Cocaine Head", che segna l'ingresso di Giorgio Prette alla batteria.

Il vero punto di svolta, però, nella storia degli Afterhours è la splendida cover di "Mio Fratello è Figlio Unico" realizzata per il tributo a Rino Gaetano nel 1993: viene abbandonato l'inglese per l'italiano, scelta fondamentale che consente al pubblico di apprezzare la bellezza dei testi del gruppo, ironici, trasgressivi e, spesso, surreali. Così nel 1995 esce il primo album in italiano, l'ultimo uscito per la Vox Pop, Germi, che consente l'affermazione presso una platea più vasta. Un album esuberante, composto da brani devastanti, come la stessa "Germi" e "Siete Proprio dei pulcini" e da altri intensi come la splendida "Strategie" e "Dentro Marilyn" (della quale relizzerà una cover Mina). Le sonorità sfuggono a una catalogazione classica, essendo caratterizzate da una follia raramente rintracciabile nel quadro musicale italiano.

La buona riuscita di Germi è solo l'annuncio del fenomeno Afterhours che trova compimento nel 1997 con Hai paura del buio?, album di straordinario successo non solo presso il pubblico che segue il rock alternativo. Il disco, uscito per la Mescal, è stato etichettato come pietra miliare della musica italiana, grazie all'incredibile susseguirsi di pezzi che sfiorano diversi tipi di sonorità: dalle atmosfere punk ("Dea", "Sui Giovani d'Oggi ci Scatarro Su", "Lasciami Leccare l'Adrenalina") e grunge ("Male di Miele" da molti definita la "Smells Like Teen Spirit" italiana) ad altre simil-pop ("Voglio Una Pelle Splendida" e "Pelle"), passando per brani con sprazzi lo-fi ("1.9.9.6."), raggiunge l'apice in episodi come "Rapace" e "Punto G", dove si incontrano generi differenti all'interno della stessa canzone.

La seguitissima tournée successiva permette agli Afterhours di diventare una della bandiere del rock italiano, bandiera che non cessa di sventolare neppure dopo l'uscita di Non è per sempre nel 1999. Con quest' album la band milanese, pur non perdendo le caratteristiche di ironia e surrealità dei testi, si avvicina di più a sonorità pop (soprattutto nella title track e in "Bianca"), ma non mancano brani ombrosi e malinconici (su tutti "Oceano di Gomma"), mentre la grinta presente in "Germi" dimostra di esistere ancora in pezzi come "La verità che ricordavo" e "Non Si Esce Vivi dagli Anni Ottanta". Oltre agli ormai stabili Andrea Viti al basso e Dario Ciffo al violino, compare Roberta Castoldi al violoncello. Agnelli ha dichiarato: "Si sta sottovalutando il fatto che il ritorno agli anni Ottanta vuol dire anche ritorno a un modo di vedere le cose in modo molto superficiale e molto piatto: menefreghismo, qualunquismo, e soprattutto arroganza, che erano un po' gli stilemi degli anni Ottanta. C'è un grossissimo pericolo, secondo me, di tornare indietro.".

Con l'uscita di Siam tre piccoli porcellin, gli Afterhours rinnovano la loro presenza nell'ambito del rock italiano, con un disco che non vuole essere il solito live celebrativo: "Il pubblico è una parte insostituibile di noi. E credo che realizzare un disco con il pubblico dentro sia riconoscere questo fatto è stato il motivo principale che ci ha spinto a registrare quest'album. Il pubblico è una parte fondamentale e imprescindibile del nostro progetto, perché il nostro all'80 per cento è un progetto live. Perché noi viviamo di quello e su quello". E da chi, se non da Manuel Agnelli, poteva nascere l'idea di un festival itinerante che potesse mostrare a tutta Italia l'esistenza di un mondo "indie" vitale e di ottimo livello? Così, nell'estate del 2001, parte il Tora!Tora! Festival che hanno portato le principali realtà alternative italiane davanti ad un pubblico superiore ad ogni più rosea previsione. Con gli Afterhours come anfitrioni, sono scesi sul palco artisti come Marlene Kuntz, Modena City Ramblers, Subsonica, Massimo Volume, Cristina Donà e tanti altri protagonisti di quel sottobosco musicale italiano troppo spesso sottovalutato. 
A fine 2001 decidono di rientrare in studio per iniziare la realizzazione del loro quarto album in italiano. Una grossa novità, però, li attende al varco: Xabier Iriondo, uno dei tre membri storici, decide di uscire dal gruppo. Un futuro più incerto o nuovi territori da scoprire? Non abbiamo dovuto attendere molto per ottenere una risposta.

Nel 2002 gli Afterhours escono con Quello che non c'è, il loro quarto album in italiano. La presentazione è in grande stile: la prima parte del tour li vede sul palco con i Mercury Rev. Un evento importante, destinato a far risaltare le nuove caratteristiche di un gruppo che ha dimostrato coraggio nel tuffarsi in una nuova dimensione. La strada intrapresa, però, appare contorta e, soprattutto non ancora ben definita. Manuel Agnelli ha, indubbiamente, cercato di staccarsi da un passato che forse non gli poteva più appartenere: l'uscita di Iriondo dal gruppo, alcuni atteggiamento del pubblico diventati quasi insopportabili, la stessa maturazione del personaggio.... Queste, tra le altre, le cause che hanno condotto gli Afterhours a realizzare un disco introspettivo e sofferente, molto più intimista rispetto ai precedenti. La tecnica di scrittura di Agnelli è cambiata, il celebre "cut up" alla Burroughs è scomparso per lasciare il posto a trame più "narrative" e meditate, ma, pur apprezzando sia l'indiscutibile talento che la convinzione mostrata in questa scelta, un piccolo rammarico, per quel passato in cui ogni frase nascondeva un semplice mistero, resta. Così come resta il rimpianto per sonorità più aliene, presenti anche nel tanto criticato "Non è per sempre": album sì pop, ma di un pop deviato e obliquo con pochi paragoni in Italia. Quello che non c'è ha i sintomi del disco "in potenza", ma raramente "in atto", con alcuni schizzi oscuri ammalianti alternati a cali di tensione francamente deludenti. Ed anche i primi concerti mostrano alcune incertezze: inevitabili, forse, considerando i cambiamenti avvenuti, ma destinate a rendere più plausibile la possibilità di un prossimo scioglimento del gruppo.

Nel 2005 viene pubblicato Ballate per piccole iene con la produzione di Greg Dulli. Un disco dall'atmosfera plumbea, dove l'oscurità serpeggia sottotraccia. I momenti di pura introspezione si fanno preferire, e laddove emergono sferraglianti le chitarre, il rumore è sempre composto, si veda in proposito "Così com'è", figlia bastarda delle varie "Germi" e "Male di miele". Non emerge la volontà di strafare, di scrivere il brano definitivo, ma "La sottile linea bianca" potrebbe non a torto diventarlo, con il suo incedere meditabondo, tra falsetti e pavide distorsioni che veleggiano su di un delicato sottofondo pianistico. Poco più in là, dalle parti di "Ci sono molti modi", affiora ancora un Agnelli votato al culto della ballata pensosa, mentre in "La vedova bianca" riemergono prepotenti baccanali al rumor bianco. Citazione d'obbligo anche per il singolo "Ballata per la mia piccola iena", che funge da perfetto pezzo d'impatto, con quella sua appena accennata linea melodica reiterata in un inesploso crescendo chitarristico.
Da molti considerato il loro disco più maturo e compiuto, si distingue senz'altro per essere il più cupo e senza speranza. Una delle massime vette del rock italiano degli anni zero.

Grazie alla collaborazione con Dulli, gli Afterhours suscitano l'interesse della One Little Indian inglese che commissiona al gruppo la versione inglese di Ballate per piccole iene. Ballads For Little Hyenas esce a gennaio 2006 in buona parte d’Europa. Contiene le dieci tracce dell'originale, più la cover di "The Bed" di Lou Reed.

Nello stesso periodo entra ufficialmente a far parte della formazione Enrico Gabrielli, polistrumentista già collaboratore di Marco Parente, e Roberto Dell’Era che andrà a sostituire il bassista Andrea Viti che aveva lasciato il gruppo per "motivi artistici, professionali e umani".
Forti di una formazione "rinfrescata" e con un nuovo prodotto in inglese finito e una promozione pronta, la One Little Indian americana decide di pubblicare e distribuire Ballads For Little Hyenas negli Stati Uniti, dove gli Afterhours intraprendono un tour di 26 date facendo da supporto ai Twilight Singers di Greg Dulli e a Jeff Klein. La formazione raccoglie consensi quasi inaspettati da pubblico e critica e ad ogni concerto la gente accorsa per vedere anche loro e non solo gli headliner cresce di sera in sera. È solo questione di pochi giorni, ormai, e il 9 ottobre 2006 Ballads For Little Hyenas esce anche in Inghilterra dove il gruppo si troverà a promuovere il disco in locali stracolmi di spettatori.

Il 9 febbraio 2007 esce il primo di due doppi Dvd (il secondo seguirà a maggio dello stesso anno). Lasciatevi infettare, non usate precauzioni contiene tutti i video promozionali girati dalle origini del gruppo, alcuni spezzoni tratti da apparizioni televisive e concerti tenuti nel corso degli anni, oltre a parecchie interviste durante le quali si ripercorrono i primi dieci anni di vita del gruppo.

A marzo gli Afterhours tornano negli Stati Uniti per la loro prima tournée da headliner inaugurandola al Whisky Bar di Austin, in Texas, per la prestigiosa rassegna musicale South by Southwest.

Sono anni intensi per gli Afterhours, con i cambi di formazione (con l'ingresso dei fiati di Enrico Gabrielli), il passaggio al management Casasonica e la firma con la major Universal. Investito da questo turbinare di fatti e di emozioni, è logico che l'ottavo album di studio - I milanesi ammazzano il sabato - risulti alquanto instabile, dibattuto tra ricerche di nuovi orizzonti e mantenimento di una stabilità coerente con il proprio ego musicale. Se da una parte gli Afterhours rimangono legati alla loro natura primordiale ("E' solo febbre"), arricchendo alcuni pezzi di riff ed eletricità ("Neppure carne da cannone per Dio", "Pochi istanti nella lavatrice", "Tutti gli uomini del Presidente"), da un altro lato esiste il desiderio di  una rivoluzione silenziosa verso toni più quieti e rilassati, allacciati a un suono più melodico/popolare. È qui che l'album mostra il proprio punto debole, nonostante alcuni arrangiamenti complessi e forbiti, tra fiati, archi o piano, canzoni come "Riprendere Berlino" o "Tema: la mia città" risultano poco convincenti, prive di quel piglio e quel nerbo che hanno da sempre contraddistinto il lavoro del gruppo di Agnelli. Quando, poi, il ritmo rallenta ulteriormente, le cose non migliorano; mentre la subdola "Tarantella all'inazione", con la sua ritmica, riesce a distinguersi abbastanza positivamente, la lenta ballata folk Lanegan-style della title track è insipida, e "Dove si va da qui" prima annoia tra piano e drum machine e poi irrita con un pezzo in falsetto. In questa voglia di tenerezza, hanno un ruolo da protagonista le vicende sentimental-familiari di Agnelli, che fanno capolino un po' dappertutto, specie nella finale "Orchi e streghe sono soli", fiaba tenera dedicata alla figlia, pezzi di un (ri)trovato neo-romanticismo. L'eccesso di zelo nella costruzione di certe strutture sonore ha partorito pezzi semplici e poco incisivi che evidenziano una smania di cambiare non ancora perfettamente messa a fuoco. Ma la strada è intrapresa.

Nel 2009 gli Afterhours partecipano al Festival di Sanremo con la canzone "Il paese è reale".
Una partecipazione consumata senza snaturarsi, con un brano che rappresenta i suoni recentemente frequentati dalla band. Vengono eliminati al primo turno ma si aggiudicano l'importante Premio della Critica "Mia Martini" e moltiplicano esponenzialmente la propria visibilità. Non seguirà un nuovo album, ma una compilation (intitolata proprio Il paese è reale) che racchiuderà oltre alla proposta sanremese anche altri 18 esponenti del circuito alternativo nazionale. Manuel Agnelli si conferma così una sorta di mecenate moderno, sempre attento alle nuove leve.

Sempre nel 2009 Manuel Agnelli partecipa alla realizzazione di "Domani", singolo realizzato con alcuni fra i principali nomi della musica italiana, con l'intento di raccogliere fondi da destinare alle aree colpite dal terremoto in Abruzzo.
Lo stesso anno scrive per Mina il duetto "Adesso è facile", per il quale viene realizzato anche un videoclip. Tutta la band partecipa alle registrazioni del pezzo.
Nel frattempo Enrico Gabrielli abbandona la partita, ed attraverso un laconico comunicato diffonde la propria scelta via web.
Lo sostiuisce il violinista e multistrumentista Rodrigo D'Erasmo, già con i Nidi D'Arac.
Segue un apprezzato ciclo di concerti pensato per gli spazi teatrali, nei quali vengono riproposti pezzi vecchi e nuovi riarrangiati. Sul palco si alternano vari ospiti ed in molte date largo spazio è dato alle performance del comico Antonio Rezza. 

Nel 2010 e nel 2011 gli Afterhours affrontano due tour estivi che si caratterizzano per la presenza sul palco di Xabier iriondo. Sono eventi seguitissimi, pensati senza lo stress della promozione di un nuovo disco, una sorta di greatest hits live nel quale ritrovano visibilità molte canzoni che da molti anni non venivano più eseguite.
Il ritorno di Iriondo imprime una sferzata al sound della band, riportandola su binari più elettrici e viscerali, rispetto alla pretenziosità degli arrangiamenti che aveva caratterizzato le registrazioni de "I milanesi ammazzano il sabato". 

Nel 2011 Agnelli, Iriondo e Gabrilelli sono sul palco per le date italiane del Damo Suzuki's Network: la serata registrata al Circolo degli Artisti di Roma verrà in seguito immortalata in un disco dal vivo. Agnelli è alle tastiere anche nel tour italiano dei Twilight Singers. Nel frattempo gli Afterhours iniziano a ragionare sull'impronta che dovrà avere il prossimo album, e si vocifera in maniera sempre più insistente circa un rientro in pianta stabile di Xabier iriondo.

A fine 2011 gli Afterhours si imbarcano in un viaggio negli Stati Uniti cha consente loro di tornare ad esibirsi in locali di piccole dimensioni, riscoprendo un contatto più diretto e più vero con il pubblico. Inoltre si consuma l'emozione di fare delle session in studi di fama consolidata, come gli Electric Audio di Steve Albini a Chicago.
Alla fine del "Jack On Tour" viene realizzato un documentario a puntate, programmato su un canale satellitare, ed un disco (Meet Some Freaks On Route 66) con sette pezzi del proprio repertorio, riarrangiati per l'occasione, con l'aggiunta di una cover ("Dolphins") interpretata assieme ai Majakovich (loro gruppo di supporto nelle date americane).

Nei primi mesi del 2012 vengono diffusi due brani inediti, che faranno parte del nuovo album.
L'elettricamente vibrante "La tempesta è in arrivo", viene concessa come colonna sonora della fiction Sky sulla mala del Brenta "Faccia d'angelo", con protagonista Elio Germano.
Segue la diffusione del singolo "Padania", che si afferma rapidamente come instant classic della band, con quei sapori acustici sempre pronti a deflagrare da un momento all'altro.

Martedì 17 Aprile 2012 viene pubblicato il nuovo album: si intitola Padania ed è prodotto dagli Afterhours e Tommaso Colliva. Reca in copertina l'immagine di un cancello aperto sul nulla: una pozzanghera, la neve, la nebbia, tutto molto freddo, imbiancato, lo scenario della Padania, oggi. Milano è sempre stata al centro delle composizioni degli Afterhours, è entrata nei titoli di alcune canzoni ("Milano circonvallazione esterna") e persino di un album (I milanesi ammazzano il sabato). Ma stavolta la Padania (nella quale Milano riveste il ruolo di motore proattivo), più che come luogo geografico, è da intendersi come situazione della mente. Immerso in una quotidianità iper-frenetica, il "padano" che è in ognuno di noi si lascia prendere dalla stressante rincorsa verso traguardi personali e professionali sempre più elevati, e sempre più effimeri, perdendo il contatto con la realtà e con la propria stessa essenza, arrivando persino a spersonalizzarsi. Questo è l'argomento portante di una sorta di snello concept album che per fortuna non ambisce alle magniloquenze di certo rock anni '70. Non sappiamo se fosse intento di Agnelli collegare il titolo dell'album a certe vicissitudini politiche. Certo è che alcuni testi risultano pregni di sguardi preoccupati e disillusi sullo scenario contingente, ed i recenti imbarazzanti scandali che hanno gettato nel ridicolo la Lega Nord sono giunti a fagiolo per rendere il risultato finale ancor più di grande attualità. Padania è figlio di idee sviluppate singolarmente dai singoli componenti del gruppo, è il riflesso della varie anime che ne fanno parte - elemento che però non ne mina in alcun modo l'omogeneità. Anzi, essere il centro focale di tanti elementi creativi è un surplus che pochissimi altri al mondo possono permettersi, soprattutto nell'attuale formazione, forse la migliore di sempre degli Afterhours. Proprio grazie ai continui cambi di line-up (quindi attraverso il periodico innesto di forze fresche e motivate) la band è riuscita nel tempo a garantirsi sempre standard elevati, novità stilistiche e brillantezza di risultati. Su Padania c'è la prima volta del violinista e multistrumentista Rodrigo D'Erasmo, che finalmente riesce a liberarsi dall'ingombrante confronto con Dario Ciffo e non fa rimpiangere la dipartita del troppo invadente (dal punto di vista degli arrangiamenti) Enrico Gabrielli. D'Erasmo, rodato da tre anni di intensa attività live col gruppo, si sta ritagliando uno spazio importante: Agnelli gli concede grande libertà di espressione, lasciandogli non solo la responsabilità della breve "Iceberg", ma consentendogli di essere presente un po' ovunque con i suoni del violino, spesso distorto. C'è la seconda volta di Roberto Dell'Era, estroso bassista dotato anche di voce interessante e la terza volta di Giorgio Ciccarelli, chitarrista oscuro ma indispensabile, di quelli che fanno il lavoro meno appariscente, una sorta di mediano del palco. C'è la conferma di Giorgio Prette alla batteria, ed il già citato rientro di Xabier Iriondo. Padania inizia con il brano che non t'aspetti: gli archi disegnano il contesto di riferimento, sul quale s'innesta la voce di Agnelli, da subito alla ricerca di soluzioni diverse rispetto al passato. Dopo due minuti e mezzo la prima esplosione collettiva. Non poteva esserci inizio migliore per tutti i fan che si attendevano sia conferme che novità da questi solchi, un incipit intenso con Manuel che vocalizza ispirandosi apertamente a Demetrio Stratos (anche se in recenti interviste ha affermato di guardare più a Diamanda Galas). "Metamorfosi" delinea dalle prime note quell'atmosfera di sana ricerca e sperimentazione che permeerà gran parte delle quindici tracce qui contenute. Poi arrivano le chitarre, poco lineari, piacevolmente imprevedibili: "Terra di nessuno" è una canzone che trabocca di suoni, quasi non in grado di contenerli tutti, straripante. "Costruire per distruggere" (il brano più politico del lotto) è il capolavoro che quasi non ci si aspettava più da una band che in troppi consideravano appagata e ripiegata su se stessa, una ballad tutt'altro che convenzionale che mostra a tutti quanto gli Afterhours vogliano costruire grandi canzoni senza concedere un solo centimetro ai compromessi (e la storia si ripresenterà in "Ci sarà una bella luce", dalla vaghe venature bluesy, con le tipiche scattosità di Iriondo). Più furbette (ma tutt'altro che banali) "Nostro anche se ci fa male" e la conclusiva "La terra promessa si scioglie di colpo" (un barlume di speranza che affiora sul finale della tracklist), tanto per confermarsi le attenzioni del pubblico femminile attraverso quelle grandi ballate ricche di una scrittura che si è fatta meno criptica, più accessibile ma senza mai scadere nel banale. "Fosforo e blu" (la più valida erede di "Dea" e "Germi") ha la forza di mettere in riga stuoli di giovani (e meno giovani...) band urlanti, ma anche "Spreca una vita", "Giù nei tuoi occhi" e "Io so chi sono" si dimostrano urticanti a sufficienza: tripudio assoluto. I due "Messaggi Promozionali" sono intermezzi che ironizzano sul potere di convincimento degli spot televisivi, pronti a dimostrare come da un'improvvisazione di pochi secondi possa nascere una traccia in grado di vivere di vita propria. A conti fatti, Padania si dimostra un disco di meraviglioso pop obliquo, di maestoso rock alternativo, di feroce critica al sistema, di riflessioni mature, un disco indipendente, solido, forte, sicuro, coeso, un disco che vuole stupire, a tratti davvero coraggioso, alla faccia di chi professa da anni la morte di questo formato.

Fece discutere la decisione di non esibirsi al Concerto del Primo Maggio 2012, dopo che la band all'ultimo momento era stata spostata dall’organizzazione dopo la mezzanotte, a diretta RAI conclusa e con l’obbligo di suonare a volumi più controllati. Gli Afterhours rifiutarono di esibirsi in simili condizioni (sarebbe stata la prima volta dei nuovi pezzi live) e subito dopo improvvisarono un concerto a sorpresa in un locale romano.
Il 19 maggio la band si esibì gratuitamente a L’Aquila insieme al Teatro degli Orrori, per contribuire al rilancio della città abruzzese a tre anni dal disastroso terremoto che la colpì.
Ad inizio giugno dall’Atlantico di Roma partì il tour di Padania, un vero bagno di folla in tutta Italia, che raggiunse un elevato livello di emozionalità nella data del 21 ottobre a sostegno dell’Angelo Mai, locale romano che venne chiuso e successivamente occupato. Il concerto, annunciato soltanto due giorni prima, vide le prenotazioni, organizzate per posta elettronica, esaurirsi in poco più di un minuto grazie alla notizia diffusa con un martellante tam-tam mediatico sui social network.
Nel frattempo Padania si aggiudica la Targa Tenco come miglior album dell’anno, ed aveva consentito agli Afterhours di vincere anche il PIMI, la Targa MEI della musica indipendente, come miglior gruppo del 2012 “per la qualità artistica ed il coraggio dell’album Padania realizzato in regime di totale autoproduzione e per il relativo tour”.

I membri della band si rivelano particolarmente attivi anche con i rispettivi progetti paralleli.
Xabier Iriondo a settembre 2012 pubblica Irrintzi, l’anno prima Roberto Dell’Era aveva immesso sul mercato l'egregio esordio solista con la ragione sociale Dellera, quel Colonna sonora originale finito nella cinquina delle Targhe Tenco come “Miglior Opera Prima” dell’anno.

A marzo del 2014 viene immessa sul mercato una special edition di Hai paura del buio?, composta, oltre che dal disco originale rimasterizzato, da un bonus disc nel quale ogni traccia della tracklist viene risuonata dagli Afterhours assieme ad importanti ospiti italiani ed internazionali. Spiccano i nomi di Mark Lanegan, Joan Wasser, John Parish e Il Teatro degli Orrori. A tale pubblicazione fa seguito un tour commemorativo, nel quale la band ripropone i brani nella stessa sequenza dell'album.

Durante il 2015 avvengono due importanti avvicendamenti: nel giro di pochi mesi abbandonano la partita il chitarrista Giorgio Ciccarelli e addirittura il batterista Giorgio Prette, sostituiti rispettivamente da Stefano Pilia (Massimo Volume) e Fabio Rondanini (Calibro 35).
Nei frattempo tutti i componenti sviluppano i rispettivi percorsi paralleli; particolarmente attivi risultano essere Roberto Dell'Era, che pubblica la propria opera seconda (Stare bene è pericoloso) e Xabier Iriondo, impegnato come al solito su più fronti (da sottolineare lo start-up di ben tre nuovi progetti: Cagna Schiumante, Todo Modo e Bunuel).
A fine anno viene pubblicata la prima biografia di Manuel Agnelli, "Senza appartenere a niente mai", scritta da Federico Guglielmi assemblando interviste, recensioni ed incontri radiofonici intervenuti negli anni. Il libro, edito da Volo Libero, ripercorre la parabola personale di Manuel ed il percorso artistico di quella che da sempre è stata la "sua" band.

Il 10 giugno 2016 è la volta di Folfiri o Folfox, un disco torrenziale (parliamo di un doppio con ben diciotto tracce), complesso, ambizioso, che non assomiglia a nulla di ciò che gli Afterhours hanno prodotto in passato (segno che l'apporto dei singoli membri ha un peso specifico rilevante), e al contempo che mette in campo un approccio volutamente sperimentale. Nei giorni che hanno anticipato la pubblicazione del disco, Manuel Agnelli ha rilasciato alcune dichiarazioni, presentandolo come un concept su morte e rinascita e come un lavoro che intende spostare in là i limiti della scrittura e della ricerca sonora degli Afterhours. La morte è quella del papà di Manuel, evento che permea l'intera opera sin dal titolo: Folfiri e Folfox sono due protocolli medici riguardanti la cura del tumore al colon. Il ricordo del padre affiora sin dalle prime parole della toccante "Grande", strappalacrime racconto di una promessa non mantenuta, quella di un'unione che nelle intenzioni sarebbe dovuta sopravvivere per sempre. I riferimenti all'accaduto sono fortissimi nelle trame elegantemente jazzy per voce e piano di "L'odore della giacca di mio padre", nella title track, incentrata sui protocolli sanitari prima citati, nella rotonda "Ti cambia il sapore", amaro resoconto riguardante le alterazioni provocate su psiche e fisico dai cicli di chemioterapia. La volontà di spingersi musicalmente oltre conduce a un lavoro impegnativo, con risultati spesso egregi (la strumentale jam free-form quasi stoner "Cetuximab", dal nome di un farmaco antitumorale), ma anche con qualche inevitabile cedimento ("San Miguel", l'unico episodio davvero trascurabile). Il primo brano a colpire per immediatezza, il più orecchiabile e accessibile, il vero instant classic del lotto, è "Non voglio ritrovare il tuo nome" (corredato da un videoclip diffuso a fine maggio), una sorta di nuova "Non è per sempre".
Ma i registri utilizzati sono molteplici: si passa da momenti grintosi ("Il mio popolo si fa", "Qualche tipo di grandezza", "Fa male solo la prima volta", "Fra i non viventi vivremo noi") ad altri più rarefatti ma sempre ricchi di tensione ("Lasciati ingannare") e drammaticità ("Il trucco non c'è"). Completano il quadro mid-tempo ispirati dalla disillusione ("Oggi"), fragili parentesi acustiche ("Noi non faremo niente"), blues desertici ("Né pani né pesci") e strumentali dove il violino di D'Erasmo si erge a protagonista ("Ophryx", piante appartenenti alla famiglia delle orchidee, quelle ritratte sulla copertina del disco). Per lunghezza ed eterogeneità della proposta, Folfiri o Folfox potrebbe essere vagamente accostato a un "Hai paura del buio?" privo degli inni generazionali che lo resero immortale (qui non troverete traccia di nuove "Male di miele"), dove al cut-up e al furore post-adolescenziale si sostituisce l'acquisita maturità che consente di affrontare temi seri e fortemente aggreganti. C'è una grande verbosità che anima i nuovi testi, con Agnelli che continua a permeare di sé il lavoro dell'intera band, travasando le proprie esperienze, il proprio vissuto in elaborazioni in grado di ancorare lo sviluppo dell'album a un'idea forte. I dischi degli Afterhours inevitabilmente continuano a parlare di lui. Meno immediato rispetto a qualsiasi pubblicazione precedente, ma enormemente appagante nel momento in cui ci si appropria delle giuste chiavi di lettura, Folfiri o Folfox cresce in maniera esponenziale con gli ascolti e si impone come un lavoro destinato a resistere al tempo, come un vero classico contemporaneo, ideale continuatore di evergreen quali "Quello che non c'è" e "Ballate per piccole iene". La chiusura è affidata alla corale "Se io fossi il giudice", sorprendentemente programmatica nell'anticipare il prossimo ruolo di Manuel, quello di chiacchieratissimo giudice di X-Factor: ma questa sarà una nuova, ennesima storia, tutta da scoprire, per un personaggio che non smette(rà) mai di far parlare di sé, nel bene e nel male.

Contributi di Antonio Ciarletta ("Ballate per piccole iene") e Gianni Candellari ("I milanesi ammazzano il sabato")
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Afterhours

Germi di alt-rock made in Italy

di Claudio Lancia, Marco Delsoldato, Magda Di Genova

Una carriera che li ha visti tra i portabandiera del rock "alternativo" made in Italy. Poi, la scelta di affrontare anche il mercato internazionale. In mezzo, un'incessante attività live. Storia e segreti della band milanese. Dagli esordi ai nostri giorni.

Afterhours
Discografia
 All The Good Children Go To Hell (mini-lp, Toast, 1988)5
 During Christine's Sleep (Vox Pop, 1990)

5

 Cocaine Head (mini-lp, Vox Pop, 1992)  5
 Pop Kills Your Soul (Vox Pop, 1993)

 5

 Germi (Vox Pop, 1995)

 7

Hai paura del buio? (Mescal, 1997)

 8

 Non è per sempre (Mescal, 1999)

7

 Siam tre piccoli porcellin (live, Mescal, 2001)

6

 Quello che non c'è (Mescal, 2002)

7,5

 Ballate per piccole iene (Mescal, 2005)

 8

 Ballads For Little Hyenas (Mescal/One Little Indian, 2006)

 6

 Non usate precauzioni, lasciatevi infettare (Dvd, Virgin, 2007) 
 Cuori e demoni (doppio cd, antologia, EMI, 2008) 6
 Le sessioni ricreative (Ep, Universal, 2008)  5
 I milanesi ammazzano il sabato (Universal, 2008) 6
 Afterhours presentano: Il paese è reale (compilation, Casasonica, 2009)  5
 Meet Some Freaks On Route 66 (abbinato a XL Repubblica, 2012)  5,5
 Padania (Artist First, 2012) 7
 Hai paura del buio? Special Edition (Universal, 2014)8
 Folfiri o Folfox (Universal, 2016)7,5
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Hai paura del buio? - Special Edition

(2014 - Universal)
Reissue + bonus disc con importanti ospiti italiani e internazionali che rileggono l'intera ..

AFTERHOURS

Padania

(2012 - Germi / Artist FIrst)
Il ritorno della band di Manuel Agnelli a quattro anni da "I milanesi ammazzano il sabato"

AFTERHOURS

I milanesi ammazzano il sabato

(2008 - Universal)
Il controverso ritorno di Agnelli & C. tra vecchia rabbia e nuove melodie

AFTERHOURS

Ballads For Little Hyenas

(2006 - Mescal / One Little Indian)

AFTERHOURS

Quello che non c'

(2002 - Mescal)

AFTERHOURS

Non per sempre

(1999 - Mescal)
A pochi giorni dalla partenza di un nuovo tour teatrale, riscopriamo il quinto lavoro della band di ..

AFTERHOURS

Hai paura del buio?

(1997 - Mescal)
Manuel Agnelli & C. in uno dei cardini dell'indie-rock made in Italy

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