Dio mio, ci mancava solo una gothic-metal spagnola! Ma, come si dice, riceviamo, recensiamo e pubblichiamo. E, allora, da dove cominciare? La confezione in digipack è carinissima, le foto del booklet fanno alquanto pena, il cantante se la tira e il batterista sembra uno sfigato. Quanto alla musica, sarebbe meglio stendere un velo pietoso, ma è fine agosto, le vacanze sono finite e non ho un cavolo da fare. Tanto vale tentare l’ardua impresa. Magniloquente, epica, laccatissima la “Romeo’s Dead” che avvia le danze. Chitarre tirate a lucido (anche quando se ne vanno in distorsione), voce spezzacuori, garbata, passionale e linee di tastiera che mi fanno venire la gastrite.
Pacchianeria pura. “This Wind” si avvale anche di una voce femminile e provate un po’ a immaginarvi il risultato. Ma che senso ha roba di questo tipo nel 2006? Voglio capire la bella cover di “Falling” (Angelo Badalamenti), ma faccio fatica a comprendere il resto, davvero.
A tratti sembra di ascoltare i Type O Negative di “Bloody Kisses”, ma castrati. Tutto è perfettamente al suo posto, ma tale da risultare fastidiosamente patetico. L’epica metallica e con cenni progressivi di “I Don´t Believe in You” o quella sostenuta e tenebrosa di “Nothing to Promise” potrebbero fare la loro fortuna nei circuiti più mainstream , ma chissà, è probabile che anche lì se ne abbiamo a male! La title track fa un po’ il conto delle diverse tensioni (malinconia, romanticismo becero, tormenti amorosi, lascivia vocale) che attraversa la loro musica e la cosa più rilevante è che vanno avanti per più di sei minuti, il che è davvero troppo. Il colpo di grazia, insomma, non a caso piazzato col nome del disco. Scelta decisiva, direi.
Avevamo detto dei Type O Negative. Non più castrati, ma giusto un tantino smarriti si materializzano in “Your Ghost Dancing”, dove la voglia di far tacere quella cavolo di tastiera che fa “para-pà” è più forte che mai. Ma perchè, poi, continuiamo a chiederci, il cantante è così tormentato? Ha quel visino così carino, è un figo. Perchè? Ci sono anche i Dream Theater in “False Illusions”, ma sfrondati dell’armamentario proggy . Solita solfa: ritmo sostenuto, voce pruriginosa, ritornello più o meno uguale a miliardi di altre canzoni del genere. Sbadigli.
Ma non disperiamo: ci aspettano i sette (!) minuti di “Alone 1”, durante i quali ci facciamo la barba e scegliamo i calzini per la serata, in pendant con il golfino. Come se non bastasse, poi, c’hanno pure rifilato una bonus-track (“When My Heart Is Bleeding”, e quando mai!), che prova a fare di loro dei piccoli, odiosi metallari in combutta con i punk del quartiere, ma con il poster dei Duran Duran appeso alle pareti della cameretta.
28/08/2006