Sol Seppy è Sophie Michalitsianos, ragazza dalle origini greche, nata in Inghilterra, cresciuta in Australia e trasferitasi negli Stati Uniti a ventitré anni. Lì è divenuta la pupilla di Mark Linkous aka Sparklehorse, con cui ha collaborato in "Good Morning Spider" e "It's a Wonderful Life". Oggi, l'attenta Groenland (Merz, Petra Jean Phillipson) l'ha finalmente messa sotto contratto e le ha fatto incidere il suo disco d'esordio, "The Bells of 1 2".
Michalitsianos non è un artista innovativa, né le sue composizioni brillano i suoni scelti o per l'ardire delle strutture, eppure è autrice di talento, sa trovare melodie valide ed è capace di ammaliare con il suo romanticismo celestiale e bambinesco. Il meglio lo presenta infatti proprio nei pezzi più cantautorali, come "Injoy", sognante ballata di piano con scrosci di pioggia sulle spalle; come "Farewell Your Heart", tenerissimo sussurro quasi adolescenziale, sostanzialmente per chitarra e voce; e soprattutto come la strepitosa "Enter One", scarna e toccante sino all'inverosimile, in cui Sol Seppy si pone sulle coordinate della più emozionante Cat Power (mi sovviene "Evolution" dal penultimo "You Are Free"). Sono sei minuti di piano e canto avvolgente, con le impennate melodiche dell'inciso che allungano le mani verso l'eterno.
L'apertura al cielo, che giunge alla fine del disco, è quella di un animo introverso che si arrampica con difficoltà su squarci di emozione ("Human") e che sussurra a testa bassa su qualche nota uscita dal nulla ("Gold"). "1 2" affonda il colpo, invece, grazie agli strumenti, con i suoi giri di piano e tastiere su polvere di synth, intrisi di magia. Soluzioni più aperte, sfacciate, le cercano "Come Running", rock elettronico disteso e pulsante su pizzicate di chitarra, che si propone in guizzi gioviali e "Move", forse il brano più vendibile, trip-hop con distorsione di sfondo. Ma il brano che musicalmente osa di più è "Slo Fuzz", sei minuti e venti di spasmi rock e pulsazioni acquose, con la voce a declamare in un registro epico.
Lasciando da parte le mancanze strutturali, la pecca di "The Bells of 1 2" è che i brani cardine, in cui Sol Seppy spiattella il suo talento palesemente e senza tanti complimenti, si alternano ad altri gradevoli, dalle buone trovate, magari dolci o trasudanti benessere, ma sicuramente più alla portata di molti ("Wonderland"). Un disco piacevole e a tratti assai coinvolgente, che si fa consigliare e che manca soltanto di un po' di costanza, ecco.
In realtà, va già bene così, ma le potenzialità obbligano a fare di meglio (a maggior ragione se consideriamo che vi sono ampi margini per migliorare come musicista in senso stretto).
29/06/2006