Vonneumann

Switch Parmenide

2006 (Homemade Avantgarde) | avant-rock

Chi l'avrebbe mai detto: Parmenide e il post-(art)rock. Da Roma, per la precisione. E senza furore - al massimo, un'ombra di intellettualismo da strapazzo, subito messo in soffitta, nascosto tra le pieghe di un suono davvero entusiasta di essere avant- e, al contempo, di farsi immediatamente apprezzare. Insomma: più “oltre”, che post-. Perché davvero un po’ stufi del manierismo... e, allora, meglio tentare di rompere le maglie di quel suono somministrando dosi mediamente massicce di elettronica e improvvisazione, lavorando, quando serve, di post-produzione o di sottrazione.

Inizia sghembo e melanconico, in 3/4, “Switch Parmenide” (terzo disco di una carriera iniziata nel 2000 con “L’invariante.tmp”), che quasi puoi vederlo, l’eleate, intento a riflettere, lungo qualche scogliera, sull’essere e il non-essere. Il violoncello scivola sul corpo di un suono viziato da sentori jazz, ma come fanfare mortuarie; fiati che hanno dell’autunno quel respiro molle e sottilmente doloroso che fai fatica a dimenticare (“Half Cab Segmento”). Elettroacustica in chiave concreta/digitale, quella della successiva “Late Achille Willie, Tartaruga Out”, cubo di Rubik in cui su un tessuto nervoso/nevrotico di batterismo essiccato si svolge, perentorio, una sorta di codice Morse fatto di dissonanze digitali e strutture chitarristiche autistiche, implose, nitide come metallo nella pioggia. D’altra parte, sarà meglio ricordarlo, questo è un disco fondato sul paradosso (ciao ciao, Zenone!) e, si sa, in certi casi le strade apparentemente tortuose, impraticabili, irrazionali nascondono rivelazioni fascinosissime. Prendiamo, quindi, la superba scenografia metallica/spaziale di “One Foot Freccia Big Spin”, sinuosa serpentina di coriandolini glitchy e chitarra “trattata”: non è forse magia pura questa sintesi analogico/digitale & austera tra Fred Frith e certi voli pindarici di Tom Carter?

Sarò che sono innamorato del buon, vecchio Parmenide (e non me ne vogliate!), ma davvero mi riesce difficile non dire che bene di questo lavoro, piombatomi addosso un po’ per caso, un po’ perché, in fondo, me lo merito! Perché, non so voi, ma adoro il modo con cui la musica e una certa tendenza al pittoricismo “aereo” e “materico” si fondono, in un trionfo di multidirezionalità spiritual-sintetica che Dio solo sa quanta profondità ed inquietudione nasconda! [“No Comply Varial Revert (Le File Mobili)]. E, arrivati, alla fine, prima di affrontare la traslitterazione dell’improvvisazione radicale Baileyana (oh, perbacco!) in un contesto assolutamente trasversale [“Il Quinto Paradosso (Normal Stance)”], siamo davvero sicuri che che Parmenide, lì nella sua Elea, non se ne stia appisolato sotto una quercia a gustarsi questo gioiellino?

(08/10/2006)

  • Tracklist
  1. Half Cab Segmento
  2. Late Achille Willie, Tartaruga Out
  3. One Foot Freccia Big Spin
  4. No Comply Varial Revert (Le File Mobili)
  5. Il Quinto Paradosso (Normal Stance)
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