Of Montreal

Hissing Fauna, Are You The Destroyer?

2007 (Polyvinyl / Goodfellas) | alt-pop

La musica pop è un po' come l'innamoramento: una cosa drammaticamente effimera, eppure inguaribilmente travolgente. Così, quando ascolto un disco pop, da una parte mi rassegno già al fatto che presto o tardi mi disinnamorerò di lui (magari riascoltandolo alla fine dell'anno per stilare la mia brava classifica e ritrovandomi a pensare sospirando: "Che cotta che è stata", o magari riascoltandolo per caso tra due anni o più e ritrovandomi a pensare: "Ma come ha fatto a piacermi questa persona insignificante e piena di difetti! Disco, non persona, disco"), dall'altra, più o meno inconsciamente, mi lascio coinvolgere, e diventa una droga. E per drogarsi, è cosa nota, non c'è bisogno di sapere la composizione chimica della roba che ti stai facendo.

Non c'è bisogno di sapere che gli Of Montreal sono un gruppo di sballati che Dio ha mandato ad Athens, Georgia, per compensare le pippe mentali dei concittadini Rem, che sono dieci anni che fanno dei dischi di merda: se va male sembrano i The Beatles dei poveri, e se va bene gli Ateniesi-yankee si domandano il perché la gioventù americana di oggi debba scimmiottare le frocerie londinesi anni 70 (e si truccano, per giunta). Non c'è neanche bisogno di sapere che Kevin Barnes si è appena mollato con la moglie e le sue liriche sono diventate un po' schizoidi, perché basta la musica a gridare all'orecchio dell'incauto ascoltatore che è giunto il tempo di diventre metereopatici, è giunto il tempo di saltare sul letto, è giunto il tempo di emozionarsi fino alla morte, di soffrire per la moda o whatever... (deve succedere qualcosa, qualsiasi cosa "please call to say that you miss me, feel me or whatever") e soprattutto non cambiare cd e "keep our little click clicking at 130 b.p.m.", perché è così che si compie il miracolo: confusione spazio-temporale, musica pop con vita reale, e che bello rendersi conto dal primo secondo di musica che no, non è il solito disco indie-pop che sa di crystal-ball®.

Non è chiaro? Ma come fa a essere chiaro un disco che contiene titoli come "Heimdalsgate Like A Promethean Curse" (una canzone che parla di psicofarmaci), o "A Sentence Of Sorts In Kongsvinger" (che invece parla di come sia difficile vivere in Svezia con tutte quei gruppi black-metal che ti fanno venire voglia di bruciare le chiese) o ancora "We Were Born The Mutants Again With Leafling" (una canzone bellissima che però non ha senso)? E' ovvio che se non avessero questo ritmo fantastico e la tastiera catchy da fare invidia ai Soft Cell dei tempi d'oro (e anche un po' ai Talking Heads, per altre ragioni) ci sarebbe da fare obiezione di coscienza su delle canzoni con dei nomi tanto disgraziati.

Ma anche se voi, curiosi lettori, siete di quelli che i titoli non li leggono (dovreste) o che l'inglese non lo capiscono (dovreste), nulla vi perderete dell'album della fauna nascosta, che, col suo sibilo minaccioso dal buio della foresta, rappresenta l'ignoto, la paura di mettersi in gioco, la pusillanimeria di sottrarsi alle conseguenze delle proprie azioni, lo smarrimento dell'uomo nella selva dei sentimenti, quando ogni ridicolo catoniano ("Cato As A Pun") consiglio non fa che confondere ulteriormente le idee: inutile cercare di capire, perché poi – GONG – ecco che la comunicazione si interrompe, le congetture sono da buttare via e c'è questo doppio strato di synth acidissimi (o sono chitarre vere? Ma c'è qualcuno che può dirlo con certezza oggigiorno? Ma c'è davvero gente a cui importa saperlo?) che è come un'apnea, il suono ricreato di una forte emozione. Pericolo.Se invece siete di quelli che invece l'inglese lo capiscono, scoprirete che Kevin Barnes ha la poetica pseudo-nicciana del folle che tira fuori le perle di saggezza e le rappresenta col suo stile di vita sregolato, al posto di tenersele nella sua collezione di aforismi. "The church is filled with losers, psycho, or confused"? Ebbene sì. "All the party people dancing for the indie star but he's the worst faker by faa-a-a-a-a-ar"? Assolutamente sì.

Ma ci sono anche verità più esistenzialiste: il sogno di camminare a un metro da terra brutalmente spezzato dalla forza di gravità ("gravity's bitches, bitches, physics makes us all its bitches"); la lunga e disincantata confessione di "The Past Is A Grotesque Animal"; la toccante elegia di autostima che è "Labyrinthian Pomp" ("how you wanna drag my style, when I am so superior? How you wanna hate a thing, when you are so, so inferior? How you wanna mess my spotless intrior-oh-oh?"), e anche se "She's A Rejector" fa molto Franz Ferdinand, merita già la top of the indie singles 2007.

Nello sforzo di dare un giudizio sull'album nel suo insieme, mi domando se sia possibile che un disco pop, per quanto lungo e ben prodotto, possa contenere tutte queste cose, perché tra suoni e altri contenuti è musica densa, appiccicosa e infiammabile tipo colata di pece (pece e piume di struzzo, a giudicare da come si concia Barnes ai concerti).
In fondo, si tratta di un po' di musica effimera trovatasi nella fortunata condizione di uscire in Italia all'inizio della primavera. Ma se voi, gentili lettori che leggono i titoli delle canzoni e sanno l'inglese, sentite di aver bisogno di un amante con soul power, allora soffocare in un lago di petali di ciliegio non sarà esperienza ugualmente intensa come l'ultimo Of Montreal.

(21/03/2007)

  • Tracklist
  1. Suffer for Fashion
  2. Sink the Seine
  3. Cato as a Pun
  4. Heimdalsgate Like a Promethean Curse
  5. Gronlandic Edit
  6. A Sentence of Sorts in Kongsvinger
  7. The Past is a Grotesque Animal
  8. Bunny Ain't No Kind of Rider
  9. Faberge Falls for Shuggie
  10. Labyrinthian Pomp
  11. She's a Rejector
  12. We Were Born the Mutants Again With Leafling
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