Oskar Humlebo è un timido ragazzone di ventotto anni, innamorato dell’incantevole Farile (dove nasce il 2 agosto del 1980), dei cori delle cattedrali inglesi, di certo avant-jazz e del new pop svedese; quest’ultimo ormai vero e proprio contenitore di talenti (più o meno) nascosti al resto della vecchia Europa.
Le sue prime apparizioni risalgono al periodo invernale del 2006, quando si esibisce in perfetta solitudine in diversi locali svedesi, sospinto solo dalla sua chitarra e dalla sua incantevole voce, sorta di Buckley cristallino che gioca a fare il Robert Smith di turno. Ed è ai Cure più morbidi, quelli delle ballad più sensuali e amorose che si avvicina il ragazzo, anche se in più di un’occasione prevale (e non poco) una forte predisposizione verso la coralità più sacrale. Difatti, in tutto il disco è intuibile uno stranissimo senso di vuoto, come se Humlebo stesse provando in una sacrestia. Eppure, si tratta di semplicissime composizioni pop, leggere, con melodie di grande impatto.
La sola “Young Love” (ma anche la mielosa “Ride My Wild Heart”) sintetizza tutti gli aspetti che delineano l’intera opera: sezione ritmica formato anni Ottanta, arpeggio delicato e love appeal da amante perduto. “What It Was Like To Be With You” è robertsmithiana fino al midollo, “Liebling” sembra scritta da un cappellano di Notre Dame in libera uscita, mentre “Beat Heart” rapisce l’anima esclusivamente per la sua devastante semplicità armonica. Ed è la purezza melodica presente negli intenti di questo giovane compositore ad ammaliare senza mezzi termini. Impossibile resistere a una “U”: piccola grande lezione di come dovrebbe essere scritta e strutturata una pop ballad in questi giorni di frivoli escamotage in salsa indie. Lo stupore prosegue con la malinconica marcetta “I Miss You Baby”, e così vià, fino all’estatica “Karki”.
“Motoboy” è semplicemente uno scrigno di belle canzoni, senza ricorrere a chissà quali artefici o devianti diversivi stilistici. Quando le melodie trascinano, bastano davvero pochi ingredienti per servire un piatto dannatamente gustoso.
26/10/2008