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The Camel's Back

2008 (Domino Recordings) | toy-pop, lounge

Dopo due anni di pausa creativa, il duo antesignano del toy-pop torna con una collezione di canzoni colme di novità. “The Camel’s Back” si costruisce come naturale evoluzione del precedente "The Only Thing I Ever Wanted" e sviluppa percorsi stilistici ancora una volta inediti. La capacità rigenerativa di Carim e Galia sorprende fino a un certo punto, già in passato avevano dimostrato potenzialità evolutive fuori dal comune. Ridotto drasticamente l’uso della toy-orchestra che in passato li ha resi celebri, la band introduce un vago sapore mediterraneo, che contribuisce alla riuscita dell'operazione, tra sapori tropicalisti, arrangiamenti perfetti, voce e strumenti centellinati al grammo, e una sottile elettronica decorativa. Una fanfara tinteggiata con colori a pastello che si rifà il trucco, ma non cambia programma.

Scomposti filamenti di canzone si perdono in mille rivoli, la musica ci guida nei dintorni di melodie ridotte all’osso, arricchite con fantasia e gusto, variando struttura compositiva nel corso delle dodici tracce. Appaiono spumeggianti intrecci fra campionamenti e chitarre imbizzarrite (“I Want That”, “The Monster Song”), lanciando un messaggio di innovazione chiaro e limpido. Canzoni d’altri tempi sfumano leggere e ombreggiate (la frizzante “Part Like Waves” e i pulpiti gentili della title track), le policromie fioccano copiose e aggiungono tasselli ineguagliabili (la gustosa “Fickle Ghost” e le bizzarrie di “Somewhere There Is A Record Of Our Actions” ).

Attraverso due strumentali al limite fra sperimentazione pop e sfumature danzanti (“Marshat” pare una marcetta, “Homicide” è sghemba e disorienta), ci tuffiamo con rigogliosa felicità nei meandri dello spettacolo fin qui giunto solo all’introduzione. Coretti da baracca balcanica si imbellettano con impercettibili linee elettroniche (“Fix It”), “Mister Ant” sboccia fra ritmi doppi e ritornelli micidiali, le emozioni sgorgano inarrestabili con un piano languido e accigliato (“Screws”).
Annunciando una conclusione a sorpresa, il regalo finale che la band ci concede si concretizza con la perfetta “Parker”, un vero capolavoro di arte pop applicata al ritmo, sfrontata quanto basta, capace di comporre un’ideale sonorizzazione per una festa campestre dominata da balli sconclusionati, trombe scintillanti, luci fioche e una luna calante.

Calorosamente consigliato ad ogni amante della giocosità fusa con la tradizione della canzone popolare.

(16/11/2008)



  • Tracklist
1. I Want That
2. Part Like Waves
3. Camel's Back
4. Fickle Ghost
5. Monster Song
6. Somewhere There Is A Record Of Our Actions
7. Marshrat
8. Fix It
9. Mister Ant
10. Screws
11. Homicide
12. Parker

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