The Magic I.D.

Till My Breath Gives Out

2008 (Erstwhile Records) | abstract pop

Ovvero, come quattro musicisti di difforme estrazione concepirono, ai nostri tempi, un misto musicale folgorante.
Tutto è nato un paio d’anni fa, da una collaborazione tra i due clarinettisti esordienti Kai Fagaschinski e Michael Thieke (alias The International Nothing) con la compositrice e cantante Margareth Kammerer (autrice di un memorabile act digitale come “To Be An Animal Of Real Flesh”) per l’esordio “Mainstream” (2006). Christof Kurzmann, sensibile musicista viennese conteso tra mille progetti, nonché titolare dell’etichetta Charhizma, è poi stato contattato per lavorare su un remix di un brano dal disco dei due. Svelandosi l’un l’altro, peculiarmente, emotivamente, questo inedito quartetto inizia a lavorare assieme su nuovo materiale musicale per quattro elementi, ma anche su parti relative ad ambiti ristretti a duo e trio. Di lì a poco, fondano The Magic I.D. con sede a Berlino.

“Till My Breath Gives Out”, pubblicato in questi giorni, è il primo immaginoso frutto di esperimenti compiuti assieme: ineffabili virgulti musicali, avvincenti reazioni sorte tra individui, ai quali "fisicità" e "respiri" provengono da diverse esperienze e saggezze.
Vezzi dissimili ma complementari, quando a guidarli è il giusto motivo, oltre all’invisibile, capricciosa fantasia che orchestra una nuova forma.
Privilegiando un’aura introspettiva e minimale, malinconica e cordiale, i protagonisti perlustrano gli estremi dell’emozione in gesti domestici e sguardi deferenti, al cospetto del fragile velo tra silenzio e suono. Come mirabilmente esemplifica l’ingresso “True Holiday”, da cui diparte questo insolito, ineffabile viaggio (con tanto di sbuffo di treno a suggerire un distacco, un rimpianto, lasciti del tempo). L’inquieto, misterioso calore di “Feet Deep” è pervaso dallo spettro del rock più interiore da alba anni 90: Slint in cerca di una voce muliebre avrebbero verosimilmente prodotto questo sbocco. E la prosecuzione “Wintersong” dal crooning esangue, i fiati sinistri e le lievi pulsazioni di tastiera (direi alla Tortoise), non s’allontana da quel rifugio.

Il coinvolgente percorso musicale del disco ora si versa ora s’assottiglia, come luce interposta, in chirurgica alternanza. Scorrono sequenze di fantasie strumentali, tra i pendii del clarinetto, negli arpeggi sospesi di chitarra, nell’allerta di uno screzio glitch, il cui potenziale torna a esprimersi alto, brillando per ingegno. E ancora, passaggi canori intrisi di alma blues o lusinganti modulazioni jazz, su fondi ambient, o trame post-rock a tendere il quadro.
L’eredità dell’improvvisazione aleggia sovente, tra sottili apparizioni cerulee (strumenti e voce in “From The Same Road”) e duttili cromature da crepuscolo (il moto inquieto e allucinato in “Loopstück”), offrendo il giusto orientamento, tanto nell’indeterminazione di un tuffo nell’astratto, quanto nel sincronismo strumentale più rigido. Ma, si badi, il comune denominatore in tutto il progetto è il pop. Obiettivo ultimo, punto di sbocco, foce di strumenti di ieri e di oggi. Il pop è l’arteria che media e coniuga timbri e accenti più svariati.
Verso nuovi, possibili sensi.

(07/04/2008)

  • Tracklist
  1. True Holiday   
  2. Feet Deep       
  3. Wintersong    
  4. Martin Fierro  
  5. From the Same Road  
  6. Loopstück  

 



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