Sil Muir - Sil Muir

2009 (Diophantine Discs)
drone-ambient

Andrea Marutti e Andrea Ferraris: ecco le menti che si celano dietro Sil Muir, interessantissimo progetto italiano di ambient dronica che nel 2009 taglia il traguardo del debutto su lunga durata per i tipi di Diophantine Discs. Per chi è avvezzo alle sonorità nate dalla deriva post-industriale degli anni 90, Marutti non rappresenta di sicuro una novità, dal momento che il nostro è stato, tra gli altri, titolare di progetti come Amon e Never Known, entità che hanno contribuito non poco a definire la sintassi di quell'ambient dronica che ha marchiato a fuoco il decennio dei 90's, frutto illegittimo partorito dalle ruggini post-industriali formatesi sul finire degli anni 80 e che vede Zoviet France e Cranioclast tra i precursori del genere. Uno stile musicale tanto criptico quanto affascinante che ha saputo ridefinire e ampliare, i confini dell'ambient music grazie all'introiezione di ritualità esoteriche e desertificazioni interiori; tutti elementi che hanno trovato diritto di cittadinanza in progetti come Maeror Tri e Troum o in etichette come la tedesca Drone Records.

Il lavoro in questione si compone di quattro lunghe tracce che si sviluppano a partire dagli inviluppi prodotti dalla chitarra di Ferraris, a sua volta attivo nell'ottimo progetto di drone esoterico Ur, che viene successivamente trattata e manipolata da Marutti. La formula potrebbe ricordare da vicino quello che è stato il trademark dei tedeschi Maeror Tri, ma le affinità reggono solo da un punto di vista formale; se infatti la parabola del trio tedesco si è spesso caratterizzata per un inconfondibile alone di circolarità mistica, in questo caso ci troviamo di fronte alla contemplazione di una profonda e inequivocabile desertificazione interiore: assistiamo in piedi, sulle rovine, alla celebrazione di un rituale di passaggio in cui non è contemplato alcun tocco salvifico o rassicurante, in cui l'ascoltatore si confronta con la dilatazione delle proprie solitudini.

Ottimo risulta anche il contrappunto tra parte acustica e parte sintentica: la chitarra di Ferraris rimane voce narrante durante l'intero lavoro, le manipolazioni di Marutti intervengono infatti senza operare alcun annullamento della morfologia dello strumento, operazione questa a cui ci si sarebbe potuti facilmente abbandonare ma che, inevitabilmente, avrebbe snaturato quel pathos desolante di cui è pregno il lavoro in questione.
Da rilevare la terza traccia, "Light At 4:4"8, probabilmente il momento in cui si raggiunge l'acme emotiva di questo "Sil Muir" e che, nello specifico, rimanda alla struggente "4.48 Psychosis" di Sarah Kane, opera con cui l'autrice inglese decise di siglare la propria dipartita da questo mondo.

Tracklist

  1. The Winter That Dried You Out
  2. The Spring That Never Comes
  3. Light At 4:48
  4. We Don't Need Time, We're Already In Eternity

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