COCONUTS - Coconuts

2010 (No quarter)
psych-rock

Una voce lontana, sospesa in un vortice spazio-temporale: è l’"Intro" dell’omonimo esordio dei Coconuts, trio australiano residente a Brooklyn.

Sciamani dell’era moderna, rilasciano tracce ipnotiche, irretite da una sonnolenza cosmica, con il drumming al ralenti che acuisce il senso di smarrimento e di noia (“Silver Lights”). Nella press release, la No Quarter ci tiene a precisare: "Words that come to mind while listening to Coconuts' debut album include 'ugliness', 'despair' and un-marketability”. Be’, non era mica chiaro! Ma ci sta, ovvio. Solo che, mentre il basso distorce e diventa rumore di fondo, quasi fosse un’ossessione ineludibile; mentre la chitarra traccia scie metalliche e la voce porta avanti il suo lamento (“Lost Bitches”), la “corrispondenza d’amorosi sensi” tra Tim Evans, Jordan Redaelli e Daniel Mitha non è proprio esaltante.

Se il loro scopo era quello di trasmettere noia e desolazione, ci riescono benissimo, ma solo perché la loro musica ha poco da dire, costruita com’è su un rapporto apatico tra batteria depressa, chitarra di disturbo tipicamente (no-)wave e voce salmodiante ma sotto oppiacei. Ripetitivi perché vogliono esserlo, ok. Ma almeno cercare di uscire da quel trittico-vizioso, almeno tentare qualcosina. Per dire, in “Dark World” la chitarra si arrampica in un solo (?) allucinato che sembra di assistere alla materializzazione “acida” di un Arto Lindsay epoca Dna. Non male, insomma; e in “When She Smiles” il flower-power è diventato brutto e decrepito, ma non ha perso la sua magia trans-sensoriale.

Ma poi “Deans Blues” ricomincia a ciondolare come un tossico, raccontandoci, per l’ennesima volta, di quella volta che… quando… bla-bla…

23/04/2010

Tracklist

  1. 1. Intro
  2. 2. Silver Lights
  3. 3. Lost Bitches
  4. 4. Dark World
  5. 5. When She Smiles
  6. 6. Deans Blues

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