Non mi avevano convinto con l'esordio omonimo di due anni fa e non mi convincono adesso con questo “II” che, a dirla tutta, fa pure peggio. Il cantante-tastierista Jarrod Zlatic e la batterista-cantante Nisa Venerosa (entrambi australiani) giocano a fare i krauti, tra percussioni svagate che ondeggiano, tastierino cheap e vocalizzi ambigui (“1”). La cantilena monotona e ipnotica è, in ultima analisi, il loro pezzo forte (“2” e la mesmerica “3”), con qualcosa che sa di Suicide depotenziati e tendenti alla noia (“4”). Fino alla ossessiva figura di organo che, ripetendosi a oltranza mentre le percussioni vacillano evocando una giungla chimica, ci invita a rimpolpare la dose con qualche additivo non proprio legale…
23/11/2010
L’intimità del suono acustico per un quasi esordio d’autore
Un equilibrio raffinato tra canzone, ambient e orchestrazioni nel nuovo convincente lavoro dell'artista californiana.
Il mare quale punto di incontro per due virtuose sperimentatrici elettroacustiche
Un disco di alt-country moderno che unisce calore melodico e tinte crepuscolari
La nuova tappa, più intima e contemplativa, della band del produttore delle star
l debutto del trio romano, tra macchine autocostruite, registrazioni di campo e melodie sussurrate
La popstar tedesca trova finalmente la quadra grazie a un tuffo profondo nell'universo sonoro hyperpop
Songwriting robusto e dream-pop che guarda molto da vicino ai grandi del genere nell'esordio della band londinese