Gai Saber

Angels Pastres Miracles

2010 (Felmay) | tradizionale, patchanka

Un disco di canti natalizi. Un po' fuori stagione, dite? Beh, ma è uscito a dicembre. E poi non sono i soliti cori di voci bianche conditi di atmosfere siamotuttipiùbuoni: quelli ripescati dai Gai Saber sono secolari brani della tradizione occitana, qui presentati in una cornice originale, un brillantissimo mix di nuovo e antico.

Di "Angels, pastres, miracles" ("Angeli, pastori, miracoli") colpisce innanzitutto la ricchezza dei suoni. Accanto a chitarra, contrabbasso, batteria, organetto, violino - strumenti classici del folk - troviamo infatti timbri meno consueti: flauti, galobet, arpa, ghironda, cornamusa. La loro è una fusione avvolgente ma leggerissima, in cui ogni componente aggiunge all'insieme dimensione e colore, senza creare un effetto-saturazione.
C'è poi l'elemento ritmico, fonte di un istrionismo raro nel settore. L'andamento in levare e gli schemi sottilmente drum'n'bass della batteria sono riequilibrati dalle linee melodiche in risalto, vorticose magari, ma assolutamente tradizionali e "piane" nel passo. Troviamo momenti di "sommersione" ai confini col dub, nei quali tutto sparisce ad eccezione delle frequenze più basse, e più canonici episodi a cappella, basati solo sulle armonie vocali: è un continuo rimescolarsi di vuoti e pieni, che rende i pezzi imprevedibili nonostante il loro clima disteso.

È in effetti quest'aria placida e frizzante la carta vincente del disco, che peraltro lo distingue da lavori precedenti del gruppo, come il capolavoro "Electro ch'òc". Gli innesti elettronici che in passato conferivano energia e tensione alla formula Gai Saber passano qui in secondo piano, lasciando le medesime strutture musicali in mano agli strumenti acustici. Ecco il segreto del carattere così arioso della musica, forse meno esplicitamente sperimentale, ma senz'altro più limpida e vitale. Anziché alla più ardita world music, "Angels, pastres, miracles" sembra guardare alla spensieratezza della patchanka fine-Novanta: dalla sua ha però una conoscenza approfondita delle tradizioni a cui si ispira, e la lontananza dai tanti cliché terzomondisti che del genere sono stati croce e delizia.

Non sarà forse l'album con cui i Gai Saber "sfonderanno" al di fuori del circuito folk (ammesso che gli interessi), ma difficilmente la sua bellezza lascerà indifferente chi lo ascolterà. Vale la pena dargli un'occasione...

(26/03/2011)

  • Tracklist
  1. Patres de Largentiera
  2. Lou premier miracle
  3. La camba me fai mau
  4. Micoulau Nostre Patre
  5. Venes venes
  6. San Jauze eme Mario
  7. Anuech quand lou gau cantavo
  8. Lou viage di Tres Rei
  9. Rapataplan
  10. La Caterineta
  11. Pastre de la campagno
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