Dirty Knobs

Field Recordings From The Edge of Hell

2011 (Xero Music) | drone electronica, dark ambient

Che reazione avreste se vi svelassero che un brano, un suo particolare frammento, o persino un intero album che reputate musicalmente ineccepibile è in realtà frutto di un evento fortuito, del caso? Difficilmente ci credereste, specie se si trattasse di una canzone pop confezionata a regola d'arte, senza la minima sbavatura; oppure rifiutereste di crederlo, perché in quell'elemento musicale vi riconoscete così tanto da non accettare che l'irrazionalità sia intervenuta al posto di una mente pensante.
Questo soltanto per dire che ho attraversato un paio di immersioni (né integrali né consecutive) dei "Field Recordings From The Edge Of Hell" - tredici brani per un totale di circa otto ore - prima di scoprirne la vera genesi. Ho cominciato a immaginarmi questo Zac Bentz (qui sotto il moniker Dirty Knobs), genio ancora inspiegabilmente sconosciuto in grado di abbracciare svariati decenni di musica ambient-elettronica, dalla Berlin School dei primi anni 70 ai contemporanei abissi oscuri di Deathprod e Thomas Köner, in un'unica (benché immensa) opera smerciata al prezzo di un dollaro. Mi chiedevo con che suprema coscienza, con che saggezza potesse legare indissolubilmente la musica creata dall'essere umano con quella della natura primordiale, realmente incontaminata, più vera del vero. Ogni brano era ed è un panorama che sovrasta irrimediabilmente, lasciando intravedere la soglia dell'Inferno quel tanto che basta per venirne scossi profondamente.

Da un dubbio che non trovava alcuna soluzione concreta sono passato a una risposta dai risvolti ancor più surreali. Banalmente (ma neanche troppo, è evidente), l'eccentrico signor Bentz ha filtrato alcune sue composizioni glitch - non si sa bene di che fattura e durata - in un noto software chiamato "Paul's Extreme Sound Stretch" che le ha dilatate a dismisura, fornendoci lo strabiliante risultato di cui tutti possiamo ora fruire. Qualcuno al posto mio si sarebbe fatto una sonora risata prima o dopo aver saputo questa notizia, mentre in me si è innescato un processo mentale che fino a quel momento non mi aveva mai sfiorato, e che culminava in un serio interrogativo: esiste davvero, oltre il suono, una musica potenziale? Davvero in quello che ascoltiamo, di qualunque natura esso sia, può celarsi una tale vastità di paesaggi così "reali"?
Il tema dell'album diviene, così come i singoli titoli, una chiave di lettura applicata a posteriori, un input che ci spinga al primo passo verso una interpretazione condivisa. Ma è altrettanto vero che le immagini, da par loro, scaturiscono in autonomia e ci raggiungono con l'irriproducibile evocatività che solo l'autentico field recording sa ispirare - e ascoltando capirete che l'etichetta non è affatto eufemistica. Perché d'accordo, è facile pensare che sia tutto un facile trucco da nerd, che in fondo sia tutta una suggestione "virata": fatto sta che io in queste otto ore ho percepito per la prima volta la forza degli elementi naturali riversata in un supporto (poco importa se fisico o digitale) con la stessa nitidezza che il nudo contatto con gli stessi può restituire.

Così inizia il mio viaggio, ritrovandomi su una sponda simile a quella del "Settimo Sigillo" di Bergman, faccia a faccia con la porta dell'eterno dolore. Il cielo vortica sopra la mia testa, quello che sento è ancora un suono di superficie, benché sovrastante. Le onde poderose dell'oceano sono la voce che precede le prime scosse dell'entroterra: promanano dalle pareti e ritornano con insistenza accompagnate da un profondissimo organo alla Burial Hex ("The Fire Horns", "The Wind Cathedral"). I crateri rocciosi sono trapassati da un vento assordante, carico di zolfo e di primordiale energia, esonda e si restringe con una cadenza che porta a immaginarlo come l'ardente respiro della Bestia. Nei bassi rarefatti di "Ashfall" pare quasi di udire il silenzio delle stalattiti, nutrite da un tempo lentissimo e inesorabile - un Lied von der Erde che forse nemmeno Yen Pox avrebbe saputo realizzare.

Poi l'abbacinante limpidezza di "Frozen Scarabs of the Shoal", uno dei momenti più contenuti e pregnanti: le canne di un organo messiaenico riverberano in un immenso santuario, mentre i lunghi bassi endogeni accompagnano lo spirito della Terra che affiora dal nucleo e ci ammanta. È l'apice del nostro viaggio, che deve ancora attraversare i suoi episodi più oscuri: il buio della notte sull'inquieta distesa oceanica, l'orrido vento delle  insondabili profondità ("The Minotaur's Breath") e gli echi che si ripercuotono nell'aria rovente delle grotte, in una forma che ricorda i lugubri scenari neo-mitologici di Peter Frohmader. La dark ambient più pervasiva e ruvide scariche noise si compenetrano in "A Sun That Cannot Rise", l'ultima sofferta immersione nel terreo ribollire dell'Inferno prima del quieto epilogo: con la sua rassicurante reiterazione drone-mantrica, "A Lament Crosses the Horizon" ricorda il canto funebre dell'umanità post-9/11 descritta nei loop di William Basinski.

Questo e tantissimo altro nell'opera "assistita" di Bentz, incredibilmente capace di evocare un'esperienza totale degli elementi in natura, che travolgono e trasformano l'individuo con una possenza, per l'appunto, sovrumana. È l'approdo ultimo a quello che in epoca romantica veniva definito "sublime", il turbamento dell'animo scaturito dalla contemplazione di un'opera che, nella sua finitezza, fosse in grado di rivelare l'incorruttibile magnificenza del Creato.
Dall'altro lato, è un segno forte dell'epoca storica in cui viviamo: così che uno dei più straordinari casi nell'odierna musica ambient (in senso ampio) nasce dalla "banale" manipolazione di un software. Si trattasse anche solo di esperienza sonora una tantum, essenzialmente "epidermica" e destinata all'oblio, il suo valore va ben oltre quello dell'oggetto curioso. Se rifiutandovi di accettarla come opera autonoma aveste l'ardire di chiamarla Truffa, sappiate che io ne ho altrettanto per chiamarlo Miracolo.

(19/01/2012)

  • Tracklist
  1. Falling Upon the Darkened Shore
  2. The Fire Horns
  3. The Locust Eaters
  4. The Monk's Infinite Machine
  5. A Summons
  6. Ashfall
  7. Frozen Scarabs of the Shoal
  8. Beneath the Endless Ocean
  9. The Minotaur's Breath
  10. Echoes In the Steam Caves
  11. The Wind Cathedral
  12. A Sun That Cannot Rise
  13. A Lament Crosses the Horizon
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