Francesca Lago

Siberian Dream Map

2011 (On The Camper) | songwriter, rock

Dopo ben dieci anni di blocco artistico che ha seguito la pubblicazione del suo primo album nel 1997, Francesca Lago era riuscita a tornare con l'ottimo Ep "The Unicorn" nel 2008. Nell'immaginario collettivo, però, sono gli Lp che davvero contano quando si considera la discografia di un artista, e finalmente la cantautrice nata a Milano e di stanza nel Canton Ticino ha realizzato nuovamente un lavoro sulla lunga distanza. Dopo la pubblicazione dell'Ep ci sono stati, quasi contemporaneamente, l'incontro con il violoncellista Zeno Gabaglio e l'accasamento presso l'etichetta svizzera On The Camper, eventi che, presumibilmente, hanno portato la Lago a trovare gli stimoli giusti per lavorare a questo disco. Il risultato riprende lo stile da cantautorato rock di "The Unicorn" e sfrutta ottimamente la possibilità di utilizzare le grandi capacità di Gabaglio e l'apporto di una sezione ritmica per creare canzoni di grande qualità dal punto di vista compositivo, sonoro ed emozionale.

Il songwriting è completamente opera di Francesca, innanzitutto bravissima nel trovare un equilibrio molto particolare per il quale le canzoni risultano tutte di facile ascolto, pur in assenza di melodie ammiccanti e di immediata assimilazione per l'ascoltatore. Ai primi ascolti è difficile che singoli brani rimangano in testa per essere canticchiati nei momenti in cui non si ha niente a cui pensare, al massimo può capitare con alcuni ritornelli, in particolare quello di "On My Way Back From The Moon" e di "Right Before The Spell", però le melodie sono tutte ben definite e perfettamente centrate, oltre che dotate di un livello qualitativo ragguardevole. Si nota, poi, una grande perizia dell'autrice anche dal modo in cui i brani si sviluppano, con la classica presenza di strofe e ritornelli senza, però, stacchi melodici netti tra una parte e l'altra, ma con la capacità di far sfociare in modo naturale la fine della strofa nell'inizio del ritornello e viceversa. Anche qui, quindi, si riscontra un peculiare bilanciamento tra flusso di coscienza e forma-canzone.

Passando, poi, all'analisi del suono, è necessario tenere in grande conto il citato apporto di Zeno Gabaglio. È lui che conferisce agli arrangiamenti una vitalità e un dinamismo davvero difficili da immaginare in una line-up che, salvo pochissime eccezioni, prevede solo, oltre al suo violoncello, la chitarra elettrica della leader e la sezione ritmica. Un ulteriore pregio è il fatto che i virtuosismi del violoncellista non vengono ostentati e messi in primo piano, ma, al contrario, la sua presenza e il suo ruolo sono sempre variabili e ogni volta si compenetrano perfettamente con il modo in cui la Lago suona e canta. Che Francesca fosse dotata di una buona duttilità e sensibilità vocale e di grande fantasia nello sfornare giri di chitarra se n'era già accorto chi aveva ascoltato l'Ep: qui questi punti di forza vengono pienamente confermati e la loro efficacia è amplificata dall'eccezionale sincronia artistica instauratasi con il violoncellista.

L'accennata capacità di utilizzare i pregi finora specificati in modo equilibrato e mai fuori dalle righe è, poi, decisiva per far sì che questo disco risulti molto sentito emotivamente. Se l'Ep poteva avere un suono troppo scarno e spigoloso, che rischiava di allontanare l'ascoltatore dal lato emozionale delle canzoni, qui è molto facile vivere intensamente le sensazioni espresse dalla Lago e dai suoi musicisti. La citata "On My Way Back From The Moon" racconta di come si possa tornare segnati da un'esperienza vissuta in un posto lontano e di come la si voglia condividere ma con accortezza, e questa circospezione è resa perfettamente da un timbro vocale e da un suono di chitarra piuttosto puliti e dalla presenza del violoncello solo nelle retrovie. La successiva "Leech" vede un totale cambio di ambientazione, perché tratta la tematica di come si possa volontariamente lasciare che qualcun altro ci indebolisca per rafforzarsi, e coerentemente i riff di chitarra sono più serrati, il cantato ha un timbro molto più tagliente e il violoncello è in primo piano nel corroborare con giri serrati il tono drammatico.
"Do You Know Where To Go" è una breve riflessione notturna, nella quale suono e cantato sono soffusi, la sezione ritmica scompare e il violoncello è ancora in primo piano, ma con modalità completamente diverse rispetto al brano precedente. "Raised By The Aliens" è un racconto quasi surreale, ambientato in un luogo indefinito tra la luna e il sole, e anche qui la parte musicale e quella vocale si accordano perfettamente con il testo, con la voce che si attesta su una tonalità particolarmente calda, una chitarra arpeggiata dal suono avvolgente e il violoncello pizzicato in modo da far quasi provare fisicamente l'assenza di gravità.

Si potrebbe andare avanti così anche per tutti gli altri brani, ma dovrebbe essere già chiaro che il livello di personalità artistica e di forza espressiva è davvero fuori dal comune, benché le canzoni di Francesca Lago non presentino elementi particolarmente innovativi. Non è dato sapere, al momento, se questo disco sancisca definitivamente il ritorno a una maggior prolificità da parte della Lago, ma in ogni caso "Siberian Dream Map" resta una perla che merita applausi.

(29/05/2011)



  • Tracklist
  1. On My Way Back From The Moon
  2. Leech
  3. Slapstick
  4. Do You Know Where To Go
  5. To The Wild
  6. Still Before The Spell
  7. Bad Dream
  8. Raised By The Aliens
  9. Treasurer The 5th
  10. Bring The Noise
  11. Hey Hey Sentry
  12. And In The Evening
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