OndaRock



  1. Intro
  2. Brain Ninja
  3. Suburban Dream
  4. Shadows On Behalf
  5. Legend In My Own Mind
  6. Santos And Ken
  7. La La
  8. Wonderfox
  9. Cup Half Full
  10. Outro



STEPKIDS

The Stepkids
(Stones Throw) 2011
funky, soul, pop, psichedelia
Il fascino immutabile della musica soul, della musica funky e della psichedelia rigorosamente seventies continua a imperversare nell'incontenibile microcosmo Stones Throw. Stavolta è il trio Stepkids a fungere da detonatore negli studi della label losangelina, seguendo di pochi mesi lo "straccia classifiche" Aloe Blacc. Pare quindi rafforzarsi il sospetto che l'immacolata "rivisitazione" di suoni e percorsi post motowniani inizi seriamente a incarnare ben più qualche isolata coincidenza.
Ecco presentarsi dunque il più classico dei dualismi critici, ovverosia benedire a occhi chiusi cotanta sfrontatezza, lasciandosi semplicemente cullare dalle rapaci e avvolgenti melodie, o pretendere ad ogni costo nuove idee da anteporre al richiamo di quella veemente nostalgia che in casi come questo sopprime qualsivoglia congiunzione tra presente e passato?

Ovviamente non esiste oggettiva risposta a tale inquietante interrogativo. Se non altro è lecito procedere con ardita cautela nei meandri dell'omonimo esordio di questi simpatici tre strumentisti e goliardici cantori, già noti come turnisti doc dei circuiti r'n'b della East Coast, magari cercando di capire dove finisce l'omaggio incondizionato ai padrini del passato e dove in qualche modo possa trasparire una certa personalità.

Se volessimo comunque quantificare i paralleli a cui la mente è soggetta per tutta la durata dell'album, avremmo già abbondantemente consumato la tastiera. Parliament, Bee Gees, Hendrix, passando per Sly Stone e Stevie Wonder. Ghetto e anima. Funky e falsetti a iosa. Pezzi come "Brain Ninja" e "Suburban Dream" avrebbero di certo scalato qualsiasi classifica del pianeta a cavallo tra i Sessanta e i Settanta. "Legend In My Own Mind" è invece la ballata corale dall'ampio respiro soul, capace di penetrare nei cuori e nelle anime di tutti coloro che rimpiangono con una certa forza quegli anni.
Non c'è tregua e i tre mostrano una naturale propensione per i bassi birichini e i colori forti ("Santos And Ken"). Ma non solo. C'è tutto il romanticismo di questo mondo nella folcloristica "La La", mentre "Wonderfox" mescola follia Gong e il Brian Jackson più ispirato, così come la broadwayana e sognante "Cup Half Full" esula da qualsiasi modernità, rispedendoci per un attimo nella contea di Westchester.

A conti fatti, e al di là di comodi dietrologismi, Chris Manak conferma a mani basse un certo fiuto per le cose belle, fregandosene delle tendenze e dei tempi. Ed è forse proprio quello di cui tutti avremmo un po' bisogno, soprattutto in questi anni privi di luce e di speranza. Cantare a crepapelle. È questo il moto. E non è un caso che mezzo mondo sia ancora lì, a urlare "allegramente" "I need a dollar, dollar, a dollar is what i need..."

(17/01/2012)




Shadows On Behalf