Ghostpoet

Some Say I So I Say Light

2013 (Play It Again Sam) | alt-hip-hop

Obaro Ojimiwe è davvero un gran bel tipo, non c’è che dire. Dopo aver scosso (e non poco) gli animi con il notevole “Peanut Butter Blues & Melancholy Jam” - album d’esordio sganciato un paio d’anni fa in piena ondata dubstep - l'elegante producer inglese han ben pensato di allontanarsi per alcuni mesi dalle scene e dedicarsi anima e corpo a un'altra sua grande passione: la maratona. Ad essere sinceri, l’obiettivo di dimagrire e cambiare pelle a suon di estenuanti marce è riuscito perfettamente. L’aria paffutella e un po’ imbronciata di qualche annetto fa ora è solo un lontano ricordo. Obaro è praticamente un’altra persona. E’ in gran forma e, a vederlo nelle ultime istantanee in circolazione sul web, è a tratti davvero irriconoscibile. In sostanza, c'è un nuovo look da inseguire, meno stradaiolo e più casual, e con esso nasce anche un nuovo modo di concepire la propria musica. 

Così, per questo suo secondo lavoro, Obaro ha deciso di mettere da parte l’irregolarità metrica e ritmica del passato, appannaggio di una maggiore pulizia dei suoni e di una ritrovata armonia melodica. “Some Say I So I Say Light” è innanzitutto un disco suonato. Nella leggiadra andatura pop di “Plastic Bag Brain” spunta finanche una vera e propria band composta da Dave Okumu, Richard Formby e sua maestà Tony Allen. La spigolosa e inafferrabile inquietudine sonora che caratterizzava l’esordio è qui esposta con un’insospettabile fruibilità “rock”.
Non c’è obliquità nel groove o di quel che resta del groove. Mentre l’atmosfera, seppur in gran parte ancora ombrosa e notturna (sopra ogni cosa “12 Deaf” e la sonnambula “Comatose”), mantiene un suo equilibrio costante in tutto il disco, tra squarci di assoli posti in coda e organetti  vintage in andatura vagamente blues  (“Sloth Trot”), o candide ballad rappate con imperscrutabile dolcezza e una pacata energia interiore (“Dorsal Morsel”).

“Some Say I So I Say Light” ci consegna dunque un poeta fantasma più visibile, meno sfuggente alle masse e per certi versi più “sornione”, ma non per questo meno abile e ispirato nel cadenzare con maestria ogni suo singolo passo.

(19/06/2013)

  • Tracklist


1. Cold Win
2. Them Waters
3. Dial Tones
4. Plastic Bag Brain
5. Thymethymethyme
6. Meltdown
7. Sloth Trot
8. Dorsal Morsel
9. Msi Musmid
10. 12 Deaf
11. Comatose

Ghostpoet su OndaRock
Recensioni

GHOSTPOET

Dark Days and Canapes

(2017 - Play It Again Sam)
Minimalismi pianistici e spettrali suoni di chitarre animano il più equilibrato album del musicista ..

GHOSTPOET

Peanut Butter Blues & Melancholy Jam

(2011 - Brownswood)

Sulle ceneri di grime e dubstep, la nuova rivelazione dell'hip-hop inglese

Ghostpoet on web


Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.