Mike Oldfield

Tubular Beats

2013 (Edel) | trash-electro, chill-house

Mike Oldfield fu un grande. Uno di quei grandi che non si dimenticano. Uno di quei grandi mai abbastanza considerati, che a inizio carriera riuscì a compiere il miracolo di pubblicare numero quattro capolavori immarcescibili. Quattro dischi che potrebbero tranquillamente trovarsi nella sezione “Pietre Miliari” di questo sito (uno c'è già), che ne avrebbero pieno diritto. Quattro come le stagioni, i lati di un quadrato.
E ha torto chi potrebbe – comprensibilmente – pensare che la sua carriera sia finita lì: pur non raggiungendo più quel genere di vette, Oldfield ha continuato a sfornare dischi di livello sopraffino, alternati – è pur vero – ad opere minori quando non inutili. “Platinum”, “Five Miles Out”, “Crises”, “Discovery”, “Amarok” e “The Song Of Distant Earth” sono molto più che semplici titoli. “Tubular Bells” è probabilmente una delle icone della storia della musica, icona che lo stesso Oldfield ha voluto sfruttare fino al midollo, riuscendo ultimamente a infangarne pure il valore, utilizzandola con artwork tutto fuorché originali nelle copertine dei suoi lavori.

Da qualche anno, Mike Oldfield è scomparso: la sua ultima testimonianza fu un lavoro orchestrale, “Music Of The Spheres”. Correva il 2008. Pure un bel disco. Di lui, oggi, sappiamo che vive alle Bahamas – ma ha da poco venduto anche questa proprietà, l'ultima di una lunga serie – se la spassa, ha una compagna, un figlio, e si diverte a farci godere rimettendo mano ai suoi vecchi capolavori. Rimasterizzandoli e ripubblicandoli in Deluxe Edition, per la felicità di mamma Mercury.

Torsten Stenzel alias York è da anni uno dei Re delle notti di Ibiza. E questo basti. Uno che non ha mai voluto dire nulla con la sua musica, se non far ballare orde di turisti con i portafogli gonfi. Il che va anche bene, ma non si fraintenda. York non è un remixer di successo, uno che ha conclamate doti nel sorprendere. York è un dj di Ibiza che si è rifatto lì la vita, il cui merito maggiore è stato quello di aver messo lo zampino nell'ultimo disco delle All Saints e nell'esordio solista di Tarja Turunen.

“Tubular Beats” - a parte essere il capitolo n. 7 della premiata serie “infanghiamo 'Tubular Bells' nel nome e nella copertina” - è York che devasta quarant'anni di musica di Oldfield. E ne ha per tutti: dalle cose peggiori ai capolavori. Sappiamo che Mike ha vissuto per un paio d'anni a fine Novanta proprio sull'isola – con annesso ingresso nel tunnel dell'ecstasy, poi in fretta abbandonato -, e viene naturale fare due più due. I due avranno fatto amicizia e Oldfield si sarà fatto dare un po' di sani quattrini in cambio dell'autorizzazione ad apporre il suo nome sul disco. O almeno, così viene lecito sperare sia andata.

Da “Tubular Bells” a “Tubular Bells II”, passando per le hit “To France” e “Moonlight Shadow”. Non c'è altro da dire, non c'è tempo da perdere né ci sono parole da sprecare per descrivere quella che non è musica, ma insulto puro. Una patina a metà fra la house più tipicamente plastica e la chill-out che avvolge in uno stesso, velenoso abbraccio buone canzoni, un paio di mediocrità e pezzi che hanno fatto la storia. Si aggiunga “Never Too Far”, una canzone che non ha una struttura né una melodia, vuota in tutto, con Tarja Turunen ospite che sembra Enya col mal di gola. Nella speranza che sia solo un grande incubo, molto peggiore di quelli procurati negli anni Settanta dall'Esorcista e dal suo tema portante griffato Oldfield.

(18/02/2013)

  • Tracklist
  1. Let There Be Light (York Remix)
  2. Far Above The Clouds (York Remix)
  3. Ommadawn (Mike Oldfield & York Remix)
  4. Guilty (Mike Oldfield & York Remix)
  5. Tubular Bells (Mike Oldfield & York Remix)
  6. To France (York & Steve Brian Radio Remix)
  7. North Star (Mike Oldfield & York Remix)
  8. Moonlight Shadow (York & Steve Brian Radio Remix)
  9. Guilty (York & Mike's Electrofunk Remix)
  10. Tubular Bells 2 (Mike Oldfield & York Remix)
  11. Never Too Far (feat. Tarja Turunen)
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