Justin Townes Earle

Single Mothers

2014 (Vagrant) | songwriter, alt-folk

Finché sei un ragazzino non te ne rendi nemmeno conto. Ma arriva un momento, nella vita, in cui ti chiedi che cosa ti ha fatto diventare un uomo. Per Justin Townes Earle la risposta è semplice: il coraggio di una madre single. Una cosa quasi ordinaria, nella Nashville a cavallo degli anni Ottanta: una città piena di ragazzi cresciuti senza padri, per usare le parole di Earle. Eppure, c’è sempre qualcosa di straordinario in una madre single. Quasi una sorta di icona dello spirito americano.
Serve quello stesso coraggio per costruire davvero qualcosa, sembra dire oggi Earle. Soprattutto per costruire una famiglia. E non per modo di dire, visto che da qualche mese Earle è un uomo sposato. Tocca allora a una coppia di ragazzini fare da controfigure a Mr. e Ms. Earle sulla copertina di “Single Mothers” (con il songwriter in erba Sammy Brue chiamato a vestire i panni dell’uomo di casa). A testimoniare che, per lanciarsi in una nuova avventura, oltre al coraggio serve anche qualcos’altro: la purezza di cuore di chi non è stato ancora sconfitto dalla disillusione.

Il quinto disco in carriera, concepito inizialmente addirittura come un doppio album, diventa così per Earle l’emblema di una ripartenza. Un “moving-on record”, lo definisce: un taglio netto con gli eccessi del passato (“Un bel giorno mi sono reso conto che non è poi così cool morire giovani”), che coincide non solo con il matrimonio, ma anche con il ritorno in una Nashville completamente trasformata (“Hanno semplicemente distrutto tutto e tirato su dovunque degli orribili edifici di cristallo”) e non ultimo con il cambio di etichetta discografica e il passaggio tra le fila della Vagrant.
Il viaggio nel suono di Memphis del precedente “Nothing’s Gonna Change The Way You Feel About Me Now” lascia il posto stavolta a un’atmosfera più asciutta ed essenziale . Ma anche senza l’apporto dei fiati, un calore r’n’b continua a percorrere nell’intimo le classicissime architetture folk dei brani più springsteeniani dell’album, da “Time Shows Fools” a “Wanna Be A Stranger”.

Un approccio schietto che si respira sin dalle tracce di apertura del disco (l’iniziale “Worried Bout The Weather” e la title track), graffiate come di consueto dalla voce di Earle e cullate dall’avvolgente sezione ritmica dei Centro-Matic (Mark Hedman al basso e Matt Pence alla batteria).
Le nostalgie anni Cinquanta prendono la forma ora di scalpitanti escursioni rockabilly (“My Baby Drives”), ora di ballate con il cuore in mano (“Today And A Lonely Night”). Ma nei momenti più intimi è la pedal steel di Paul Niehaus (già con Lambchop e Calexico) a conquistare il ruolo di protagonista assoluta, intessendo dolcemente le pieghe di “Picture In A Drawer” e “White Gardenias”, dedicata da Earle alla memoria di Billie Holiday.

“I’ve been running all my life/ I could have been a master of disguise”, confessa il songwriter americano in “Wanna Be A Stranger”. Ma non è più il momento di nascondersi, per lui: i versi di “Single Mothers” sono disseminati delle cicatrici di errori impossibili da cancellare; eppure, fare i conti con il passato non gli impedisce di tenere lo sguardo fisso al domani. “Questo disco ha come tema l’idea di un ragazzo che acquista la consapevolezza di un uomo”, riflette Earle. Proprio come quel figlio d’arte dal padre assente che sembrava condannato a vivere sempre sull’orlo del baratro. Perché è il tempo a rivelare sempre, nel bene come nel male, la verità di quello che siamo: “It don’t matter who you think you are/ Time shows all fools what they really are”.

(14/09/2014)

  • Tracklist
  1. Worried Bout The Weather
  2. Single Mothers
  3. My Baby Drives
  4. Today And A Lonely Night
  5. Picture In A Drawer
  6. Wanna Be A Stranger
  7. White Gardenias
  8. Time Shows Fools
  9. It’s Cold In This House
  10. Burning Pictures
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