Erik W°llo

Blue Radiance

2015 (Projekt) | ambient

Nell'intervista concessaci qualche mese fa, Erik Wøllo ci aveva anticipato dell'imminente uscita di un suo nuovo lavoro, centrato nuovamente – a suo dire – su quel sound che da “Gateway” in poi è divenuto suo marchio di fabbrica. Chitarra in delay più synth, dunque, e va detto che l'ultima volta la bellezza estetica aveva superato di gran carriera la sostanza compositiva. Differenza quasi impossibile da percepire perché ancora minima, ma ipotetico campanello d'allarme su primi possibili segni di cedimento della miscela.

Quando si dice “mai dire mai”, ecco che “Blue Radiance” è esattamente tutto il contrario di quanto si era temuto. È il disco più completo e splendido che il norvegese abbia dato alle stampe negli ultimi anni – il confronto con l'inarrivabile “Gateway” per ora è di poco perso, ma chissà che non sia questione di tempo. Quella stessa poetica ambientale che sembrava aver preso la strada del Parnaso torna qui a farsi sostanza pura, portatrice di un'intima e blanda seduzione, che conquista lentamente e progressivamente fra una sfumatura di blu e l'altra.

Già dalla partenza (e dal suo titolo) quanto detto risulta evidente: se i cinque minuti della prima “Terra Novus” sembrano salutare con nostalgia le terre descritte nei dettagli in “Gateway” e “Timelines”, la seconda mantiene i legami solo con il ritmo già esplorato in quest'ultimo. Ma non c'è più interesse per il tempo, qui protagonista unico è lo spazio: un mare aperto, sconfinato, splendidamente riprodotto in copertina, a diretto contatto col cielo, suggellato nell'alba a tinte tenui della title track quanto nel tramonto della conclusiva “Earth Sky”.

Se “Gateway” era l'album fotografico di Wøllo e “Timelines” il suo compimento riflessivo, “Blue Radiance” fa rima con impressione: sono le emozioni primarie a essere evocate facendo leva su una miriade di percezioni sensoriali. E se il parapiglia sintetico di “Osmosis” rivela un animo melodico estroverso e accattivante, nelle contemplazioni notturne di “Moon Above” e “Crystal Orbits” si riscopre quella squisita introversione in cui la sua sensibilità interiore si dispiega sicura. Ancor più indicativa in tal senso è “Sepia”, dove il dialogo tra arpeggi e melodie raggiunge l'epos.

“Timemorph” è l'unico frammento nostalgico a tendere i ponti con il Jean-Michel Jarre più ispirato, fra cavalcate di sequencer e le note della chitarra trasformate in segmenti melodici. A completare il puzzle vi sono però due capolavori destinati a entrare dritti nel novero dei momenti più alti della sua carriera: da un lato il rasserenante cammino piano-percussioni di “Pathway”, semplicemente il pezzo più commovente della sua carriera; dall'altra il lungo cammino di “Revealed In Time”, con la chitarra stavolta a erigersi a voce-guida fra scenari onirici e frammenti di malinconia.

Il compimento ultimo (e massimo) di un'intera parabola sonora, costantemente in ascesa. L'ennesima lezione su come rendere l'ambient autentica poesia.
Inesauribile.

(27/04/2015)

  • Tracklist
  1. Terra Novus 1
  2. Terra Novus 2
  3. Blue Radiance
  4. Pathway
  5. Osmosis
  6. Moon Above
  7. Revealed In Time
  8. Crystal Orbits
  9. Sepia
  10. Timemorph
  11. Earth Sky
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