Second Moon Of Winter

One For Sorrow, Two For Joy

2015 (Denovali) | dark-chamber, impro, post-classical

Lo si aveva previsto, da queste parti, dopo il capolavoro “Quatorze Pieces De Menace”, e ora ne arriva una conferma importante: i Dale Cooper Quartet hanno segnato una via. Una via che affronta sentimenti e atmosfere da una nuova prospettiva, che predilige un flusso di coscienza pressoché irrefrenabile e dalle mille mutazioni, contraddizioni, paradossi. Una via che non ha dei paletti stilistici precisi – altra importante novità – e che anzi se ne tiene alla larga, condensando elementi apparentemente inconciliabili, mettendo l'accento sull'attitudine, sullo scopo più che sul mezzo.

Come tutto questo si evolverà è ancora presto per dirlo, ma una certezza ora c'è: i Second Moon Of Winter, non a caso ultimo acquisto di Denovali, sono i primi veri seguaci di questa nuova modalità di fare musica atmosferica. Se il trio bretone metteva insieme il post-jazz di casa ECM e i rimasugli più folti di certa dark-wave, i tre irlandesi pescano a man bassa dalle profondità nero pece di Bohren & Der Club Of Gore (i precursori di questo nuovo, nascente linguaggio dark) dalla produzione cameristico-lirica di Messiaen e dal post-spiritualismo concreto di un Øystein Sevåg, e ci infilano dentro feedback di chitarra e vaghe distorsioni post-glitch.

È probabilmente ancora presto per consacrarli a fondo come act secondogenito di questo nuovo bacino musicale (che, in ogni caso, con loro prende indiscutibilmente forma), ma i presupposti non potevano essere più indicativi. Nella possente ouverture di “These Days Are Gone” la voce soprano femminile si presenta immediatamente come componente narrante assieme al clarinetto, intenti rispettivamente a disegnare e ricamare su un tappeto di archi ossessivi, droni e loop. Un'introduzione che colpisce a fondo dimostrando una maturità espressiva degna di dei veterani.

Il disco è però organizzato a climax e dunque già nella successiva “Come Around” il soundscape inizia a farsi oppressivo e inquieto, soprattutto nel finale al limite della cacofonia. La tensione si mantiene costante negli ululati altrettanto atonali di “Gandhi Missed The Train”prima di raggiungere un primo culmine con l'ingresso della chitarra elettrica in “Two Magpies”, sorta di sosta termica in territori dove l'angoscia regna sovrana. I cambi di mood sono comunque frequentissimi ovunque, specialmente ad opera della voce, che passa da sussurri cullanti a improvvise esplosioni di terrore.

Il grido che apre “Cigarette” fa segnare al termometro la massima temperatura, pronta a mantenersi in quella che presto si rivela un'autentica rock song decostruita e riassemblata liberamente. La chitarra è ora protagonista quanto e più del clarinetto e inscena una sorta di olocausto noise, il cui lieto fine si concretizza nella distesa cameristica di “Where The Blue Meets The Green”. Un esordio fulminante, eccessivo, fuori da ogni schema e definizione, per una band che ha già prenotato un posto in prima fila nelle pagine di una musica che ha, per molti aspetti, ancora da venire. Il primo grande disco del 2015.

(01/02/2015)

  • Tracklist
  1. Those Days Are Gone
  2. Come Around
  3. Ghandi Missed The Train
  4. Two Magpipes
  5. Cigarette
  6. Where The Blue Meets The Green
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