Robert Curgenven

Climata

2016 (Dragonís Eye) | drone, microtonal, field recording

L'ultimo progetto di Robert Curgenven viene presentato nel momento più adatto, ristabilendo un po' di ordine (diremmo quasi gerarchico) sul concetto di arte crossmediale. Gli ambienti di James Turrell non possono essere sottratti indebitamente, decontestualizzati e presi a modello per le scenografie di un videoclip che soddisfi il narcisismo di qualche star a caccia di viralità sul web. L'arte site-specific rimane dov'è, e qualsiasi interazione e confronto con essa deve essere progettato di comune accordo.

Ma per lo stesso motivo, la pubblicazione su disco di "Climata" impone un'ulteriore riflessione in merito ai vari contesti di fruizione delle opere dell'ingegno. I sei brani del compositore australiano sono stati ideati, eseguiti e registrati in quindici diversi "Skyspace", installazioni architettoniche di Turrell che si frappongono tra cielo e terra, contraddistinte da un largo foro centrale che annulla la separazione tra le due dimensioni/superfici. Esse hanno funto da cornici acustiche permeabili per queste sei lunghe sequenze d'identica durata (19' 20'') generate da oscillatori che, filtrando gli spostamenti d'aria, trasmettono onde sonore dalle variazioni microtonali a un impianto di amplificazione.

La pratica relazionale tra ambiente e apparati tecnici non è certo nuova, e nel caso specifico riecheggia le sperimentazioni di pionieri come Alvin Lucier e Phill Niblock, interessati al concetto assoluto di suono anziché al dominio musicale comunemente inteso. Le incisioni di Curgenven passano però attraverso un livello ulteriore: quello della natura e della civiltà circostante, che contaminano con occasionali rumori meccanici e altre più sottili intrusioni sonore i toni costanti degli oscillatori - con frequenze che in certi casi necessitano di un subwoofer per essere davvero percepite ("En Plein Air").

Va da sé che l'intero ambito artistico del field recording è intrinsecamente "site-specific", e che ciò non impedisce di farne un'esperienza efficace anche in separata sede. Tuttavia, dal mio punto di vista, la particolarità delle installazioni di Turrell, con il loro rasserenante minimalismo cromatico, trova sicuramente un complemento ideale nella nudità dronica di "Climata"; allontanate dall'irreale assolutezza di tale habitat, le sei tracce non sono altro che elementi equivalenti per nuove combinazioni in simultanea - suggerite dallo stesso Curgenven - che portano così a coesistere stanze idealmente adiacenti, tra loro comunicanti per assenza di pareti intermedie.

Anzi, forse è proprio questa la soluzione migliore per attribuire un carattere assieme curioso e inedito alla ricollocazione degli imperturbabili soundscape. Allineando tre diverse tracce ho simulato una passeggiata sonora tra contesti altrimenti impossibili da esperire in una condizione spazio-temporale così privilegiata, silenziandone a metà strada uno o due a piacimento. Per quanto mi riguarda, tale semplicissimo approccio interattivo ha finito per assumere un valore sensibilmente superiore rispetto all'ascolto delle singole manifestazioni in sequenza.

(17/07/2016)

  • Tracklist
Cd 1 - Morphologies

  1. under foreign topologies.
  2. framed by the edge of the earth.
  3. en el turbulento infinito, la duración del tiempo y más allá.

Cd 2 - Gravity Fundamentals

  1. En plein air
  2. Doors open and, with the breath of the wind, we are subsumed
  3. Eclipse
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