The Verge Of Ruin

Learn To Love Solitude

2018 (Setola di Maiale) | elettronica sperimentale

A favore del creare e dello sperimentare linguaggi (para-)musicali al di fuori del circuito promozionale classico: potremmo sintetizzare così la mission dell’etichetta italiana Setola di Maiale – una vera istituzione, e non soltanto per i suoi 25 anni di storia. A essa si rivolgono artisti che conservano ancora un’idea pura di espressione creativa, sicuri di raggiungere il pubblico della musica di ricerca mantenendo in secondo piano le questioni economiche.

Con questi auspici viene inaugurata la produzione del duo The Verge Of Ruin, formato nel tardo 2015 da Stefano De Ponti e Shari DeLorian, colti sound artist emergenti della scena milanese. La gestazione di “Learn To Love Solitude” ha avuto inizio più di un anno fa, e giunge qui alla sua forma finale di soli 20 minuti: ma non occorre chiamarlo Ep, trattandosi di una composizione perfettamente conchiusa, ispirata alle pratiche e alle pionieristiche opere elettroniche dei maggiori compositori d’avanguardia del Novecento, dalla scuola francese di Schaeffer, Xenakis e Parmégiani ai nostri Nono, Berio e Maderna.
Con lo stesso spirito d’avventura, The Verge Of Ruin stabilisce un punto di arrivo concettuale ma sfrutta tanti percorsi possibili per raggiungerlo, rielaborando e assommando suggestioni originate da altre forme artistiche per inseguire un’idea di suono assoluto e in se stesso significante.

Assemblaggi di field recordings, sporcature glitch-noise e sfuggenti percussioni acustiche si mescolano e si confondono tra loro già nei primi istanti dell’opera, che rinuncia a qualunque intento descrittivo per manipolare le sorgenti audio come rovente materia prima. Al quinto minuto un diafano battito cardiaco è attraversato da lunghe scie di violoncello, mentre un drone minaccioso si fa strada e si deforma in spessi rivoli di liquame digitale. Un crepitante silenzio radio si manifesta come un temporale le cui nubi disvelano un coro di voci disordinate, al quale fa seguito una breve interruzione che idealmente divide in due parti il brano.
Meno travagliata e più contemplativa la ripresa, con una sequenza caratterizzata da una sorta di scuro trip-hop che si sfalda e monta in ruvide distorsioni rumoriste; dalle loro ceneri dark-ambient, infine, affiora un’ultima carezzevole voce femminile su un battito di tamburo ritualistico, evocando insieme un epilogo romantico alla Andy Stott.

Allo stato attuale l’ottimo controllo degli elementi e l’ambizione non sopperiscono a una visione che, comprensibilmente, nell’insieme non ha ancora un’identità pienamente definita. La compressione del fattore temporale è una scelta non banale e una sfida coraggiosa che varrebbe la pena di ripetere, convogliando le energie in direzione di una più efficace sintesi dei materiali sonori.

(11/01/2018)

  • Tracklist
  1. Learn To Love Solitude




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