Mighty Baby

Ai margini dello showbiz

di Giancarlo Nanni

Nati dalle ceneri degli Action, attivi a cavallo tra Sixties e Seventies, i Mighty Baby hanno segnato un tratto rilevante della musica underground progressiva inglese, pur restando sempre lontani dalle luci dei riflettori. Nelle nuove ristampe, la riscoperta della loro preziosa eredità

La scena musicale underground inglese della fine degli anni Sessanta e dei primi Settanta costituisce un vero e proprio patrimonio di enorme interesse e importanza storico-culturale, un movimento (se tale, molto impropriamente, si può definire) che non poco ha contribuito all'evoluzione delle strutture musicali del rock di quel periodo. Musicisti e gruppi che non di rado proponevano musica collocabile al di fuori degli standard commerciali dell'epoca, spesso privilegiando gli aspetti della ricerca, della sperimentazione di inedite sintesi sonore, o che - nella più riduttiva delle ipotesi - si ponevano in contrapposizione con l'imperante e crescente invasività del music business sulle scelte musicali espresse dagli artisti. E se talvolta tale scelta era obbligata, a causa di dischi mai promozionati, invenduti, di concerti mai o mal pagati, poco male: la passione, l'onestà, la fiera attitudine del fare musica senza compromessi ai margini della notorietà e di solidi investimenti finanziari giustificavano a sufficienza l'effimera apparizione di questi artisti nel magma in ebollizione della musica giovanile.

La storia dei Mighty Baby, eccellente gruppo attivo a cavallo tra Sixties e Seventies (anche se la vicenda dei musicisti si snoda attraverso un ampio lasso temporale), non fa eccezione alle regole codificate del rock ai margini dello showbiz.

Il primo nucleo del gruppo nasce nel 1963 come Boyfriends (sigla poi accorciata in Boys). La formazione comprende il cantante Reggie King, Alan "Bam" King alla chitarra, il bassista Mike Evans e il batterista Roger Powell. Nei primi tempi i Boys sono essenzialmente il gruppo di accompagnamento della cantante Sandra Barry, fino all'ingresso del chitarrista Pete Watson che nel 1965 prelude al cambiamento di sigla in Action.
L'interesse manifestato nei confronti del complesso da parte di George Martin (produttore, arrangiatore e musicista con i Beatles, alla ricerca di artisti per la sua nuova etichetta Air) potrebbe aprire le porte della notorietà alla formazione londinese, ma i cinque singoli pubblicati tra il 1965 e il 1967 non ottengono gran successo pur dimostrando le qualità di Reggie King e compagni, in grado di produrre una musica improntata a un beat venato di soul e psichedelica.
Tra qualche alto e basso, dal mazzo delle registrazioni è necessario estrarre almeno due belle versioni di classici del rhythm and blues: "Land Of A Thousand Dances" (grande successo di Wilson Pickett) e l'eccellente cover di "I'll Keep On Holding On". In particolare il secondo brano, originariamente interpretato dalle Marvelettes, si imprime nei ricordi della scena "mod" londinese dell'epoca grazie all'accattivante melodia innestata su una struttura garage-rock. Non a caso le due canzoni aprono e chiudono il cd "The Ultimate Action", edito dalla Edsel nel 1990 quale provvidenziale summa del materiale degli Action prodotto da George Martin.

Già alla fine del 1966 Watson abbandona i compagni, sostituito nei mesi successivi da due musicisti che contribuiranno a modificare in modo sostanziale l'espressione musicale del gruppo. Dapprima entra in formazione il preparato polistrumentista Ian Whiteman (tastiere, strumenti a fiato, percussioni, voce, in precedenza membro dei Ben Carruthers and the Deep), quindi è la volta dell'ottimo chitarrista blues Martin Stone, musicista che ha già alle spalle interessanti esperienze con gli Stone's Masonry, autori nel 1966 di un 45 giri il cui lato A (il brillante strumentale blues "Flapjacks") è reperibile nella "Anthology of British Blues vol. 2" (Immediate, 1969) e con la Savoy Brown Blues Band (il loro primo Lp "Shake Down" del 1967 su etichetta Decca).

Entrati nell'orbita dell'ex-manager degli Yardbirds, Giorgio Gomelsky, nel corso del 1967 gli Action registrano una serie di demo, originariamente pensati per la realizzazione di un album intitolato "Brain" che non sarà mai pubblicato. Il materiale è stato ordinato in tempi recenti, nel tentativo di ricostruire il lavoro originario, ed è possibile ascoltarlo sul cd "Rolled Gold" posto sul mercato nel 2002 dall'etichetta Reaction.

Decisamente più interessanti i cinque brani registrati dal gruppo nel 1968, probabilmente ai Morgan Studios, tutti a firma di Ian Whiteman. Reggie King in primavera ha lasciato la formazione per dedicarsi alla carriera come solista (pubblicherà un ottimo album omonimo nel 1971 per la United Artists, al quale partecipano diversi componenti dei Mighty Baby) e le parti vocali sono rilevate da "Bam" King, ma sono soprattutto l'assetto strumentale più evoluto e un'impostazione degli arrangiamenti più ricercata a rendere interessante il materiale inciso che, di fatto, anticipa la svolta progressiva della band. La prima pubblicazione di queste canzoni avviene solo nel 1985, sull'Ep "Action Speaks Louder Than Words" (Castle); nel 1994 i brani saranno inseriti quali bonus nella ristampa su cd del primo album dei Mighty Baby curata dalla Big Beat.

I tempi sono ormai maturi per un deciso cambiamento di impostazione e stile. Già nel corso del 1968 "Bam" King, Stone, Whiteman, Evans e Powell modificano per qualche giorno il nome da Action in Azoth, ma la svolta avviene all'inizio del 1969, quando il gruppo si rinomina definitivamente Mighty Baby.

Il complesso ha subito occasione di mettersi in luce partecipando al Cambridge Free Festival (giugno 1969) e in agosto alla seconda edizione dell'Isle of Wight Festival.

Il primo disco omonimo dei Mighty Baby viene pubblicato nell'ottobre del 1969 dalla minuscola casa discografica londinese Head, alla seconda produzione assoluta, sotto la supervisione dell'esperto produttore Guy Stevens e presentato da un bellissimo disegno della front cover realizzato dall'artista Martin Sharp, al tempo art director della rivista Oz e già autore delle copertine di album dei Cream quali "Disraeli Gears" e "Wheels Of Fire".
C'è nella musica dei Mighty Baby un'innata predisposizione per la forma-canzone che, abilmente integrata da eccellenti contributi strumentali e caratterizzata da una piacevole e a volte esaltante impressione di libertà espressiva, trova proprio nell'album d'esordio compiuta manifestazione. La proposta si rivela raffinata e ricca di originalità, al tempo stesso pregna di tangibile energia interpretativa, nell'ambito di strutture compositive che prediligono scelte armoniche e melodiche d'indubbio fascino, complesse elaborazioni che però risultano di facile fruizione. Le chitarre di Stone e King dominano il suono, sorrette da una sezione ritmica puntuale, con i fiati e le tastiere di Whiteman e le belle parti vocali a offrire un indispensabile contributo all'assetto definitivo delle composizioni.
"Egyptian Tomb" è una canzone dalla solida struttura ritmica che si avvale di un raffinato arrangiamento soul-jazz all'interno del quale trova spazio la chitarra rock-blues di Martin Stone; il surreale vortice melodico di "A Friend You Know But Never See" conduce a imprevedibili cicli di concentriche jam cariche di vitalità esecutiva, mentre "I've Been Down So Long" recepisce le istanze di certo country-rock di marca californiana, miscelando la materia prima con inflessioni romantiche e plasmando i suoni in una micidiale progressione free form; su "Some Way From The Sun" affiorano bagliori psichedelici di straniante bellezza, racchiusi nella consapevolezza elettrica della struttura della canzone pilotata dalla chitarra di Stone; "House Without Windows" presenta un nitido impatto rock delle chitarre e lucide tastiere a sostegno dell'ennesima splendida melodia; il brillante rock'n'roll di "Trials Of A City" sfocia in una tesa jam strumentale e precede "I'm From The Country", che senza rinunciare a un breve intermezzo di chitarra acida sceglie la strada portante di un gustoso folk-country; l'enigmatica "At A Point Between Fate And Destiny" chiude il disco, nell'ambito di una magica atmosfera densa di estatico e misterioso romanticismo.
Canzoni che mutano continuamente clima con estrema disinvoltura, tracimando tra chitarre focose e ritmi sostenuti in sprazzi di struggente lirismo. Per farla breve, uno dei grandi, trascurati capolavori della musica underground progressiva inglese.

Purtroppo l'album vende assai poco e l'etichetta Head già nel giro di un anno affonda sotto il peso di una inevitabile crisi finanziaria. I Mighty Baby non si danno però per vinti e, dopo aver aiutato Robin Scott in qualità di backing band per l'incisione del suo album "Woman From The Warm Grass" (Head, 1969), proseguono la loro strada costellata soprattutto da numerose esibizioni dal vivo in piccoli free festival (l'Atomic Sunrise Festival nel marzo del 1970 alla Roundhouse di Londra e ancora il festival di Cambridge, nell'agosto 1970) ma anche con la partecipazione a un grande evento quale l'Isle of Wight Festival nell'agosto 1970.
Questo periodo della musica dei Mighty Baby è documentato da un album pubblicato postumo in diverse edizioni (quella curata dalla Sunbeam garantisce il doppio supporto cd/Lp), Live In The Attic, che raccoglie alcune registrazioni dal vivo recuperate dalle esibizioni di supporto al tour inglese degli americani Love (marzo 1970), oltre a tracce realizzate agli Olympic Studios. Da questi nastri emerge una formazione in decisa fase evolutiva, capace di esprimere un suono maturo, modellato su impegnative ma ben strutturate improvvisazioni strumentali di ampio respiro che chiariscono la natura free form della loro musica, in particolare nelle esibizioni dal vivo dove evidenti emergono analogie con i Grateful Dead del periodo psichedelico.

La mattina del 25 giugno 1971 i Mighty Baby chiudono con la loro esibizione il Glastonbury Fayre Festival, avvenimento ricordato come uno dei più leggendari della musica underground inglese, rara occasione di superamento delle tradizionali barriere tra pubblico e musicisti, con musica, danza, teatro, poesia e l'opportunità di estemporanee esibizioni. Il gruppo londinese non era nemmeno inserito in cartellone ma ugualmente si esibì a Glastonbury e, con l'inedita "A Blanket In My Muesli", fu addirittura inserito nell'album triplo pubblicato a celebrazione dell'evento (non compare, invece, nel film che documenta in modo ottimale l'atmosfera del festival e alcune esibizioni di grande spessore - tra le varie, notevoli quelle di Arthur Brown e di Terry Reid). Il brano registrato dal vivo a Glastonbury è una lunga jam strumentale, sicura sotto l'aspetto ritmico e con una buona prestazione alla chitarra solista di Martin Stone. Nei momenti più caldi il suono si ricollega alle soluzioni del primo album omonimo mentre le parti maggiormente riflessive avvicinano le atmosfere dilatate e pacate del secondo Lp, A Jug Of Love, che, di lì a pochi giorni, il gruppo inizierà a registrare ai Sound Techniques di Londra.

A Jug Of Love (Blue Horizon, 1971) è l'ultimo atto discografico dei Mighty Baby. La pubblicazione dell'album è accompagnata da quella dell'unico 45 giri edito dalla band, comprendente sul lato A la discreta "Devil's Whisper", non presente sull'album ma in linea con i suoi contenuti sonori, e sul lato B una diversa versione ridotta e ancora perfettibile della grande "Virgin Spring". La ristampa su cd dell'album (Sunbeam, 2006) recupera i brani del 45 giri, oltre a due interessanti inediti.

Il secondo e ultimo trentatré giri di King e compagni vira verso composizioni mediamente più lunghe, anche se non necessariamente più complesse, che mostrano un suono molto rilassato, raffinato e a tratti nostalgico. Composizioni che, pur all'interno di strutture estremamente definite, riflettono l'evoluzione sonora del gruppo mutuata in particolare dalle esibizioni dal vivo, con un metodo di scrittura che tende a sviluppare e dilatare i brani attraverso l'interazione tra i musicisti e l'improvvisazione strumentale. L'iniziale title track evidenzia bene le caratteristiche dell'intero lavoro, basata su una bella melodia nostalgica, con un arrangiamento rilassato e disteso che solo a tratti sterza lievemente verso sonorità più rock. La chitarra blues di Martin Stone è sempre ben presente, ma le atmosfere di stampo californiano sono dietro l'angolo, come dimostra l'introduzione corale di "The Happiest Man In The Carnival".
"Keep On Jugging" pare uscire dal repertorio dell'Eric Clapton d'epoca, grazie a un blues rollato con grande proprietà tecnica, anche se un tantino prolisso. Anche "Tasting The Life" e la conclusiva, aggraziata, "Slipstreams" conservano l'equilibrio pacato e riflessivo che costituisce il marchio sonoro dell'intero lavoro. Il vertice espressivo dell'album, e forse dell'intera parabola artistica dei Mighty Baby, è rappresentato dall'etereo volo impressionista di "Virgin Spring", la cui struggente sospensione melodica, sublimata dal notevole lavoro di Stone alla chitarra acustica e di Whiteman al piano, dà luce a una delle più significative ballate di tutto l'underground inglese.

Alla fine del 1971 i Mighty Baby chiudono la propria storia di gruppo musicale, sconosciuto al grande pubblico ma capace di segnare un piccolo ma significativo tratto nella storia della musica rock.

Mighty Baby

Ai margini dello showbiz

di Giancarlo Nanni

Nati dalle ceneri degli Action, attivi a cavallo tra Sixties e Seventies, i Mighty Baby hanno segnato un tratto rilevante della musica underground progressiva inglese, pur restando sempre lontani dalle luci dei riflettori. Nelle nuove ristampe, la riscoperta della loro preziosa eredità
Mighty Baby
Discografia
Mighty Baby (Head, 1969) 
 A Jug Of Love (Blue Horizon, 1971)  
 Live In The Attic (live, 1970 - Sunbeam, 2009)
 
pietra miliare di OndaRock
disco consigliato da OndaRock

Mighty Baby su OndaRock
Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.