Cream

Cream

Il tris d'assi dell'hard-blues

di Michele Camilḷ, Stefano Pretelli

Con le loro incendiarie jam, i Cream del "triumvirato" Clapton-Bruce-Baker rivitalizzarono il blues e gettarono le fondamenta per la nascita dell'hard-rock. Storia della "Sacra Crema" che in tre anni riuscì a vendere milioni di dischi in tutto il mondo e illuminò anche Jimi Hendrix
I britannici Cream furono una delle istituzioni del "blues revival" che imperversò negli anni Sessanta. Ma in realtà la loro portata storica si rivelò ancora più ampia. Influenzarono, infatti, in maniera significativa anche la psichedelia inglese e soprattutto l'hard-rock. Lo stesso Jimi Hendrix ammise che la sua "Experience" era nata per proseguire il cammino della "Sacra Crema". Il blues aveva già, a sua volta, subito importanti innovazioni da parte di band storiche, come i Rolling Stones e gli Who. I Cream fecero il resto, riuscendo anche a rendere accessibile al pubblico il loro peculiare (per l'epoca) modo di fare musica: lunghe jam libere dal vivo, al posto delle canzoni dalla struttura canonica "chorus-bridge" e registrate in studio.

Ma i Cream furono anche uno dei primissimi supergruppi che apparvero sulla scena del rock. Il sacro triumvirato, costituito nell'autunno del 1966, era composto da primedonne che sarebbero state leader in qualsiasi altra grande band, ovvero Sua Maestà Eric Patrick "Clapton" Clapp (Ripley, Surrey, 30/3/1945), chitarrista noto anche come "Slowhand" per il suo particolare modo di tenere sospese le note, il bassista e cantante Jack Bruce, e il rosso batterista Peter "Ginger" Baker. Tutti e tre, prima dell'unione della "Sacra Crema", vantavano già gloriosi trascorsi con altri musicisti e band della nascente nuova ondata britannica.

Eric Clapton, in odor di santità ancora prima dei Cream, vantava trascorsi a metà stada fra il beat e un ancora acerbo R&B nei primissimi Yardbirds, la storica formazione in cui militarono anche Jeff Beck e Jimmy Page che si rivelò di fondamentale influenza sulle generazioni successive. Anche John Mayall con i suoi Bluesbreakers beneficiò del tocco claptoniano nel suo mitico album omonimo. Quando il disco raggiunse il sesto posto delle chart inglesi, un fanatico scrisse su un muro: "Clapton is God". Appassionatosi sin da ragazzino a Jerry Lee Lewis e al blues, Clapton aveva iniziato ad apprendere la chitarra con tanta passione che fu espulso dal Kingston College of Art, all'età di diciassette anni, per aver suonato in classe.

Jack Bruce (Lanarkshire, Scozia, 14/5/1943), ovvero tutto quello che deve fare un bassista e anche di più. Attraverso Bruce, il basso si ritagliava uno spazio tutto suo e si elevava a strumento solista, capace non solo di tracciare linee melodiche di sottofondo, e quindi dare sostegno alla musica, ma di proporre un modo spettacolare e virtuosistico di esprimersi. Un basso (a volte anche a sei corde) che proprio non ne voleva sapere di starsene racchiuso in quel solito angoletto a disegnare solo basi ritmiche, ma osava rivaleggiare per vitalità proprio con lo strumento principe del rock, la chitarra. Bruce era anche l'unico vero cantante del gruppo, forte di una voce di grande estensione e vigore. Nel proprio curriculum, poteva già annoverare esperienze insieme a nomi gonfi di gloria, come Graham Bond, Alexis Korner, o con i Manfred Mann, per proseguire, anch'egli in quell'"università del Blues" che erano i Bluesbreakears di Mayall, in sostituzione di John McVie, impegnato a formare un'altra notevole band del British Blues come i Fleetwood Mac. Infine, proprio con Clapton, Bruce aveva condiviso l'esperienza dei Powerhouse, un gruppo avviato dallo stesso John Mayall nel quale suonava le tastiere Steve Winwood.

Il batterista Peter Edward "Ginger" Baker (Lewisham, Londra, 19/8/1939), infine, con le sue influenze jazzistiche, ha introdotto la sua irrefrenabile fantasia per l'improvvisazione sperimentale in un genere, il blues, assai più rigoroso e schematico di certa musica free-form. E sonorità tribali, provenienti dalle culture più remote d'Africa, echeggiano ancora sulle basi ritmiche dei Cream, un tappeto percussivo capace di ampliarsi in performance senza confini dal vivo per spettacolarità di esecuzione e inventiva. Baker diverrà importante anche per aver introdotto nel rock uno dei primissimi brani fatti solo di esercitazioni di stile del proprio strumento, qual è "Toad". Al fianco dello stesso Bruce in altre precedenti esperienze, già nel 1960 Baker aveva perfezionato la tecnica di percussionista con il nigeriano Fela Anikulapo Kuti e, successivamente, con Alexis Korner e nella Graham Bond Organisation.

Riuscire a unire tre fortissime personalità come quelle di questi tre signori si rivelò fin dall'inizio impresa alquanto ardua e condannata inevitabilmente a una breve durata, ma furono anni intensi e furenti. I Cream erano dilaniati da rivalità interne, antipatie mai nascoste, voglie di primeggiare e schiacciare il resto della band. Contrasti che, in altre formazioni, sarebbero stati deleteri, ma nel loro caso diventarono la molla per intense interpretazioni musicali di cui l'unica beneficiaria era la musica stessa.
I Cream rivisitarono il blues, liberandolo da certi vecchi stilemi, lo innovarono, attraverso riff potentissimi di poche note, ma impregnati di una potente carica espressiva tale da sostenere l'intelaiatura di un intero brano anche per diversi minuti; ma la loro forza era anche una base ritmica, robusta e potente ma agile al tempo stesso, capace di esplodere in ampie improvvisazioni all'insegna del feeling, e magari correre il rischio di non terminare mai, se l'ispirazione era quella giusta. A volte i Cream, lavoravano d'insieme, come un solido e armonioso unico corpo; altre volte, invece, usavano spartirsi gli spazi in un intero 33 giri, personalizzando a proprio piacimento un determinato suono, ma riuscendo al contempo a creare un universo di fantasia in cui confluivano gli umori più svariati. Grazie ai Cream il "vecchio" blues è ripartito per esplodere qualche stagione dopo nei territori dell'hard-rock, con i Led Zeppelin come principali portabandiera.

Il trio iniziò a sfoggiare la propria esperienza nei club londinesi e successivamente sui grandi palcoscenici dei concerti rock, esibendosi in virtuose jam session, basate soprattutto sull'improvvisazione e vigorosamente amplificate.
Nel dicembre del 1966, dopo il singolo "Wrapping Paper", fu pubblicato il primo lavoro discografico sulla lunga distanza, Fresh Cream. Benché fosse costituito per gran parte da cover blues, come "Four Until Late" del grande bluesman Robert Johnson, l'album rappresentò una vera e propria innovazione nel panorama musicale, grazie all'utilizzo del wah-wah negli assoli e nei riff di Clapton, e per le acrobazie percussionistiche di Baker; senza voler togliere nulla, poi, alla voce calda e suadente di Bruce, autore di alcuni brani inediti, scritti in collaborazione con il poeta Pete Brown. Il rock di "I Feel Free", costituito da cori vocali, funge da elemento di continuità tra il passato e il proseguimento della loro carriera; la formula si ripete anche in "N.S.U." (acronimo di "non-specific urethritis", ovvero il nome di una malattia venerea), dove si cominciano a intravedere tracce di psichedelia, soprattutto nell'arpeggio iniziale della chitarra.

Nel marzo del 1967, i Cream fecero il loro primo viaggio negli States, dove furono invitati a suonare per dieci giorni nel K Show di Bill Murray. I tre dovevano eseguire i loro brani in un tempo programmato, ma la performance fu un fiasco, poiché il teatro era mezzo vuoto. In realtà, il trio non era molto d'accordo sulle volontà dello stesso Murray, che dovette capitolare. Fu proprio in quel periodo che i Cream entrarono negli studi dell'Atlantic Records e in tre giorni di maggio diedero vita al loro album più importante, Disraeli Gears (1967): copertina psichedelica e produzione a cura di Felix Pappalardi, autore anche degli arrangiamenti insieme a Robert Stigwood. A differenza del primo album, per gran parte fondato su cover di blues revival, il disco è un misto tra rock-blues e psichedelia, ed è costituito soprattutto da pezzi inediti. La prima traccia, "Strange Brew", è un azzeccato tentativo di sposare i ritmi del blues all'energia del rock, ma il capolavoro è la successiva "Sunshine Of Your Love": un riff rabbioso che è leggenda introduce Bruce, che impreziosisce il tutto con un interpretazione vocale carica di feeling e un basso che si discosta dalla melodia tracciata dalla chitarra stessa per poi unirsi a essa nel tracciare il medesimo riff melodico con la stessa carica aggressiva del feedback chitarristico; Baker in sottofondo "galoppa" in solitudine con rullate e controtempi; il solo chitarristico centrale di Clapton è vigoroso e innovativo, con le note che acquistano via via colore per intensità espressiva e carica emozionale. Dopo tanto furore, il clima si placa in "World Of Pain", interpretato da Bruce, con atmosfere a metà strada fra il beat e rimembranze chitarristiche di psichedelia. Altro classico è "Tales Of Brave Ulysses": inizio surreale con il basso a indicare la retta via melodica che di lì a poco prenderà forma; Clapton usa l'effetto wah wah da par suo, in impennate nervose solistiche che subito si placano in mezzo ai molteplici e bruschi stop che Baker impone con il suo (qui) fragoroso stile. E' invece furente rock, con venature nere incandescenti, quello di "Swlabr": riff azzeccato e ultra-distorto, con Bruce recupera terreno su Clapton inserendo ruggiti bassistici che a volte superano lo stesso "Manolenta", salvo poi cedergli il passo in un solismo che arriva alle stelle. Nell'altro standard blues di "Take It Back", infine, compare anche l'armonica, suonata da Bruce.

Il successo commerciale di Disraeli Gears fu enorme, a tal punto che le vendite poterono competere largamente con i Beatles e i Rolling Stones. Senza menzionare il successo dei tour e degli storici concerti che seguirono.

Nell'agosto del 1968 fu pubblicato Wheels Of Fire (1968), un doppio album costituito da un disco realizzato in studio e un altro dal vivo, registrato tra luglio del 1967 e giugno del 1968 al Fillmore East di New York, proprio alcuni mesi prima che i Fab Four producessero il doppio "White Album". Felix Pappalardi non si limitò alla produzione, ma interferì maggiormente nelle sessioni in sala di registrazione, apportando numerosi effetti elettronici e suonando diversi strumenti classici (clavicembalo, violino, violoncello). Nel capolavoro del disco, la celeberrima "White Room", oltre ai soliti, immortali riff di Clapton, si riscontra una particolare simbiosi tra musica sinfonica e blues, grazie all'intervento della viola, amalgamata alla chitarra; ciò accade anche in "Passing The Time" e nell'intensa "As You Said", dove è invece un violoncello a dialogare con voce e chitarra (acustica). Non mancano poi perle di psichedelia pura, come "Pressed Rat And Warthog". Il cordone ombelicale con il passato è invece rappresentato dai pezzi blues: "Born Under A Bad Sign" e soprattutto "Politician", caratterizzato da un riff strascicante e ipnotico. Chiude l'album l'incendiaria cavalcata di "Deserted Cities Of The Heart". Tra le tracce live, "Toad", composto da Baker, si sviluppa su un suggestivo show di batteria (ben diciassette minuti!), tra i primissimi della storia del rock; da ricordare è anche la versione di "Crossroads", ossia un medley che racchiude in sé due canzoni di Robert Johnson, "Crossroads Blues" e "Traveling Riverside Blues", con una delle più leggendarie performance solistiche di Clapton. Degna di nota, infine, la cover di "Spoonful" di Willie Dixon, con immancabile improvvisazione finale.

Nonostante il grande successo conseguito, in seno alla band cominciarono a manifestarsi diversi dissensi. Come molti grandi musicisti virtuosi, infatti, i tre erano profondamente egocentrici, al punto da assumere ripetutamente atteggiamenti da prima donna, soprattutto nei concerti. Il resto fu da attribuire soprattutto all'abuso di droghe da parte dei tre. Il risultato fu l'inevitabile addio, ufficializzato in un concerto tenuto alla Royal Albert Hall, il 26 novembre 1968.
L'ultimo album del gruppo, intitolato non a caso Goodbye, fu pubblicato nel 1969, dopo lo scioglimento. Il disco presenta tre pezzi live, tra cui "Politician" e una long-version di "I'm So Glad", composta da Nehemiah Skip James. Fra le tracce in studio, spiccano "Badge", una orecchiabile canzone pop-rock scritta da Clapton e da George Harrison e "What A Bringdown", costruita su tempi dispari.
Nel 1972 è stato pubblicato Live II, che contiene le loro più importanti jam dal vivo, mentre il primo volume conteneva dei blues più convenzionali.

I tre, a questo punto, decisero di avviare carriere separate. Clapton collaborò nuovamente con Bruce nei Blind Faith di Steve Winwood, ma fu un'esperienza altrettanto breve. Successivamente si trasferì negli Stati Uniti, dove nel 1970 portò al successo "After Midnight" di J.J. Cale. Fondò poi i Derek & Dominoes, con i quali pubblicò il doppio Layla (1970), dove intervenne un altro virtuoso chitarrista, Duane Allman.
Divenuto nel frattempo schiavo dell'eroina, si ritirò dalle scene per alcuni anni, fino alla realizzazione di 461 Ocean Boulevard (1974), che contiene una versione riarrangiata di "I Shot The Sheriff". Il suo stile fu sempre più simile a quello di J.J. Cale, basato su gospel, soul e reggae. Pubblicò numerosi album, tra cui Slowhand del 1977, che contiene la sua versione di "Cocaine", sempre di J.J. Cale.
In seguito alla pubblicazione di August (1987), Clapton fu nuovamente ricoverato in clinica per disintossicarsi dall'alcool. Alcuni anni dopo, nel 1992, una tragedia sconvolse la sua già tormentata esistenza: suo figlio Conor, frutto della love-story con Lory del Santo, morì cadendo dal quarantanovesimo piano del suo appartamento a Manhattan. Il doloroso avvenimento ispirò la realizzazione del brano acustico "Tears In Heaven", incluso nell'album Unplugged.
Dopo la raccolta di cover From The Cradle (1994) e altri lavori poco fortunati come Pilgrim (1998), Clapton ha compiuto con Me And Mr. Johnson (2004) un nuovo omaggio al suo maestro Robert Johnson, seguito poi da altri due album, She's So Respectable (2004) e Back Home (2005).

Bruce iniziò a suonare con musicisti jazz. Songs For A Tailor del 1969 tenta una fusione tra folk-rock e jazz. Nel 1970, da una jam session con il sassofonista Dick Heckstall-Smith dei Colosseum e il chitarrista John McLaughlin, nacque Things We Like. Nei due anni seguenti suonò nel gruppo di Tony Williams e nell'orchestra di Carla Bley. Fu poi la volta di Harmony Row (1971), dove rinnovò il connubio tra rock e jazz. Nel 1989, dopo essersi disintossicato dalla droga, pubblicò il primo dei tre album considerati tra i migliori della sua carriera: A Question Of Time. Gli altri due furono Somethinels (1993) e Monkjack (1995). L'ultimo lavoro, Shadows In The Air, risale al 2001.

Baker, dopo lo scioglimento dei Cream e la parentesi coi Blind Faith, si trasferì in Nigeria e si appassionò alla world-music. In seguito, distrutto dall'eroina, decise di disintossicarsi trasferendosi in Italia, dove iniziò a gestire un uliveto. Solo successivamente sarebbe tornato sulle scene, dedicandosi al rock-jazz e realizzando discreti lavori come Horses And Trees (1986), Middle Passage (1990) e Unseen Rain (1992). Nel 1994 partecipò a un altro album con Bruce, Around The Next Dream. L'ultimo suo lavoro, Coward Of The Country, risale al 1999, e presenta un ottetto che esegue la musica composta da Ron Miles.

I Cream furono aspramente bacchettati da molti critici dell'epoca, che li accusarono di puro esibizionismo ed eccessivo autocompiacimento; altri li hanno spacciati per una mera unione tra bluesmen. Clapton smentì a più riprese quest'ultima tesi, ribadendo l'identità e la compattezza organica del trio. Ma il dibattito prosegue tuttora... Alcune raccolte, in particolare Live Cream (in 2 volumi) e un cofanetto di 4 cd, hanno cercato di alimentare il mito del "power trio" inglese. L'unica vera reunion dei Cream è avvenuta il 12 gennaio 1993, a Los Angeles, alla cerimonia ufficiale per il loro ingresso nella "Rock And Roll Hall Of Fame", con un set live. Di recente, tuttavia, Billboard ha rilanciato l'ipotesi di una possibile ricostituzione del gruppo, per una serie di concerti da tenere nel 2005 presso la Royal Albert Hall di Londra.
Benché sia durato poco più di due anni, il fenomeno Cream ha investito profondamente la storia del rock, apportando influssi alla tecnica e allo stile di musicisti appartenenti a numerose generazioni, soprattutto per ciò che concerne l'hard-rock e l'heavy-metal. E il pubblico tributò loro enormi consensi: in soli tre anni, riuscirono a vendere ben quindici milioni di dischi.

* Contributi di Lorenzo Fattori

Cream

Il tris d'assi dell'hard-blues

di Michele Camilḷ, Stefano Pretelli

Con le loro incendiarie jam, i Cream del "triumvirato" Clapton-Bruce-Baker rivitalizzarono il blues e gettarono le fondamenta per la nascita dell'hard-rock. Storia della "Sacra Crema" che in tre anni riuscì a vendere milioni di dischi in tutto il mondo e illuminò anche Jimi Hendrix
Cream
Discografia
 CREAM  
   
 Fresh Cream (Polydor, 1966) 
Disraeli Gears (Polydor, 1967) 
Wheels Of Fire (live, Polydor, 1968) 
 Goodbye (Polydor, 1969) 
 Live Cream Vol. 1 (Polydor, 1970) 
 Live Cream Vol. 2 (Polydor, 1972) 
 Strange Brew: The Very Best Of Cream (anthology, 1983) 
 The Very Best Of Cream (anthology, Polydor, 1995) 
 Those Were The Days (anthology, Polydor, 1997) 
 The Alternative Album (anthology, ITM, 1998) 
 The Best Of Cream: 20th Century Masters, The Mille (anthology, Polydor, 2000) 
 
 
 ERIC CLAPTON  
   
Layla And Other Assorted Love Songs (1970) 
 Eric Clapton (Polydor, 1970) 
 461 Ocean Boulevard (Polydor, 1974) 
 No Reason To Cry (Polydor, 1974) 
 Slowhand (Polydor, 1977) 
 Backless (Polydor, 1978) 
 Another Ticket (Polydor, 1981) 
 Timepieces - Best of Eric Clapton (anthology, Polydor, 1982)  
 Money And Cigarettes (Warner, 1983) 
 Timepieces Volume 2 - "live" In The Seventies (anthology, Polydor, 1983) 
 Behind The Sun (Warner, 1985) 
 August (Reprise, 1986) 
 The Cream of Eric Clapton (anthology, Polydor, 1987) 
 Crossroads (anthology, Polydor, 1988) 
 Journeyman (Reprise, 1989) 
Unplugged (Reprise, 1992) 
 From The Cradle (Reprise, 1994) 
 Pilgrim (Reprise, 1998) 
 Me And Mr Johnson(Warner, 2004) 
 She's So Respectable (Rajon, 2004) 
 Back Home (Reprise, 2005) 
 
 
 JACK BRUCE (collaborazioni incluse) 
   
 Songs For A Tailor (Polygram, 1969) 
 Things We Like (Atco, 1970) 
 Harmony Row (Atco, 1971) 
 Out Of The Storm (RSO, 1974) 
 How's Tricks (RSO, 1977) 
 I've Always Wanted To Do This (Epic, 1980) 
 Truce (One Way, 1982) 
 Willpower (anthology, Polygram, 1989) 
 A Question Of Time (Epic, 1989) 
 Somethin' Els (CMP, 1993) 
 Cities Of The Heart (live, CMP, 1994) 
 Monkjack (LocomotiveGT, 1995) 
 Shadows In The Air (Sanctuary, 2001) 
 
 
 GINGER BAKER (collaborazioni incluse) 
   
 Horses And Trees (Celluloid, 1986) 
 Middle Passage (Axiom, 1990) 
 Unseen Rain (Day Eight, 1992) 
 Around The Next Dream (1994) 
 Going Back Home (Atlantic, 1994) 
 Falling Off The Roof (Atlantic, 1996) 
 Coward Of The Country (Atlantic, 1999) 
pietra miliare di OndaRock
disco consigliato da OndaRock

Cream su OndaRock
Recensioni

CREAM

Disraeli Gears

(1967 - Polydor)
Lo zenit del blues-rock britannico nel capolavoro dell'incendiario supergruppo di Eric Clapton

Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.