Lontano dal mediocre drone-noise dei VipCancro, Andrea Borghi dimostra di avere discrete qualità in quanto a manipolazione di sorgenti rumoriste. In questo suo omonimo Ep, è alle prese con un magma tumultuoso di vibrazioni digitali, ronzii subliminali e distorsioni controllate, un trittico ben sintetizzato nell’iniziale girone infernale di “Medulla”.
Le tonalità torbide, gli echi tremolanti e una strisciante tensione spingono, invece, “forC” verso un esempio di dark-ambient polverizzata e lasciata aleggiare in un vuoto pneumatico, mentre, dal canto suo, “Straiform” ripesca gli incubi metropolitani della "death factory".
Non c’è nulla di così eclatante, sia chiaro; ma la riflessiva abilità con cui sono plasmate le varie sorgenti sonore innalzano Borghi al livello della media degli innumerevoli avventurieri del rumore che continuano a lanciare occhiatacce agli aficionados del mainstream.
D’altra parte, questi ultimi, dinanzi all’industrial subacqueo di “Attrazioni #2” e, soprattutto, ai nove minuti di “Stratiform #2” (una perturbante paranoia gassosa, un cimitero post-atomico in cui i morti proprio non riescono a rassegnarsi di non-essere più, di essere solo un ricordo; sbiadito) scapperebbero schifati e con lo sguardo impaurito.
03/12/2008