“Siamo influenzate da molte musiche differenti, come il folk, l’hip-hop, l’r’n’b, la musica tradizionale e quella pop. E Rings è un nome per le nostre composizioni circolari”. Così si presentano Nina Mehta, Abby Portner e Kate Rosko sul sito della Paw Tracks, etichetta per cui incidono o hanno inciso nomi del calibro di Animal Collective, Excepter, Panda Bear ed Eric Copeland.
“Black Habit” è un esordio da tenere d’occhio, un piccolo, quasi impaurito microcosmo di lo-fi folk, gentile e grazioso, tutto innervato intorno allo stantuffare bislacco della batteria e all’arpeggiare ripetuto dell’elettrica, con le armonie vocali sospese come in una dreamland terrena (“All Right Peace”). Quello di “Mom Dance” è’ tribal-pop sedotto dal fiabesco Newsom-iano, ma depurato di qualsiasi orpello orchestrale. “Is He Handsome”, invece, è trance femminea, col piano in circolo e le spirali elettroniche a disimpegnare in chiave lisergica.
L’effetto è quello di un conciliabolo di fantasmi bambinoni, e ritrovarsi coinvolti in un gioco di piccoli, quasi misconosciuti chiaroscuri (con baluginii Colleen in “Tone Poem”, filastrocca trascendente) è davvero giocoforza. E, quando in “Scape Aside” compare la chitarra elettrica, in docile distorsione, riesce davvero difficile non impantanarsi in uno strambo, onirico mondo, che fa il paio con quello trasognato e maldestramente romantico di “Double Thanks”.
E’ chiaro che questi piccoli cerchi di meraviglia e di stupore nascondono un intento quasi ritualistico, una volontà purificatrice. La magia nasce dal semplice, continuano a ripeterci questi acquerelli disincantati. E siamo trasportati altrove, costretti in un angolino piccolo e buio, a immaginarci ancora altrove. E poi altrove, ancora, come in una perenne, necessaria dislocazione emotiva (“You Remind Me”).
Un disco traballante come un cuore colma di gioia inaspettata, che alla lunga mostra, magari, qualche limite in fase di scrittura (una certa disomogeneità di fondo sembra bloccare l'ispirazione al varco…), ma che, nondimeno, quella sua graziosa impertinenza riesce a trasformare in una promessa (“Teepee”). Piccola e indifesa.
29/01/2008