RED CRAYOLA - Soldier Talk (1979)

2007 (Drag city)
avant-rock

Partoriti nell’indifferenza generale due dei dischi più temerari dell’epoca psichedelica (il capolavoro “Parable Of Arable Land” e l’ottimo, anche se dispersivo, “God Bless The Red Crayola And All Who Sail Whit It”), i Red Crayola si sciolgono alle soglie dei Settanta. Mayo Thompson, leader incontrastato della band texana, opta per la carriera solista. Poi, nel 1973 giunge a Londra e fonda “Art And Language”, sorta di laboratorio multimediale che lavora intorno a progetti meta-musicali.

Diventato una delle figure più in vista dell’etichetta Rough Trade (per la quale produce e co-produce numerose formazioni più o meno importanti), Thompson, “dissidente tra i dissidenti”, ritiene finalmente opportuno dissotterrare l’ascia di guerra. Chiamati a raccolta Lora Logic (X-Ray Spex e Essential Logic) e Pere Ubu, nel 1979 registra, quindì, uno dei dischi più preveggenti dell’epoca: “Soldier Talk”, grottesco e delirante esempio di psichedelia tendente all’astrazione che di lì a poco sarebbe stato perfezionato e “sbilanciato” in chiave sperimentale dagli stessi Ubu (con Thompson in pianta stabile alla chitarra) in “The Art Of Walking”.

Austero e dissoluto, “Soldier Talk” percorre in lungo ed in largo tutto l’universo musicale del texano, cavalcando blues, free-jazz, post-punk, deliri brechtiani e avanguardia tout court. Il “discorso del soldato” mira alla disintegrazione armonica, apre squarci di provocazione politica, azzanna l’insensatezza della guerra. “War Sucks”, cantavano nel 1967. Ma il caos ora è organizzato, filtrato da un lucidissimo disegno militante, sghembo e tagliente, come la chitarra che disinnesca la miccia di “March no. 12”, stramba e visionaria marcia del day-after con tanto di tromba panoramica.

La voce anemica e stonata domina e strapazza “On The Brink”, ipotesi di post-punk sbilenco e surreale, ma anche assurdo, patafisico come il piccolo mondo Rock In Opposition di “Letter-Bomb”. Si tratta, molto spesso, di dissertazioni frenetiche e iperboliche, tanto dissolute quanto tendenzialmente raziocinanti nel loro gioco di baricentri divelti e punti di fuga assecondati (“Conspirators Oath”). Certo, ci sono anche momenti di eccentrico divertissement (“March no. 14”), ma trattasi di oasi fasulle, perché a regnare sovrano è l’approssimarsi del collasso, l’avvento della negazione, il delirio della sopravvivenza ad ogni costo in un mondo intimamente lacerato e votato all’autodistruzione (si veda la superba ragnatela di stecche, fantasmi e tormenti fiatistici della title-track, vetta assoluta dell’intero lotto e apice definitivo della storica convergenza Thompson/Pere Ubu).

Questa è disciplina per nevrotici terminali (“Discipline”), ginnastica per corpi contratti e malandati che necessitano di schiamazzi e baldorie a go-go (“X”), suite malaticce per anime indifese che corrono incontro alla gloria, estasiate e farneticanti (“An Opposition Spokesman”). Anche Thompson ha la sua “danza moderna” (“Uh, Knowledge Dance”), ma, dopotutto, la sua è una fantasia che affonda sempre e volentieri in una “Wonderland” tanto ambigua quanto intrigante.

Originariamente uscito su Radar, “Soldier Talk” approda finalmente allo splendore digitale grazie alla benemerita Drag City. 

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14/04/2007

Tracklist

  1. 1. March no. 12
  2. 2. On The Brink
  3. 3. Letter-Bomb
  4. 4. Conspirators Oath
  5. 5. March no. 14
  6. 6. Soldier Talk
  7. 7. Discipline
  8. 8. X
  9. 9. An Opposition Spokesman
  10. 10. Uh, Knowledge Dance
  11. 11. Wonderland