Notizie dal sottobosco: i Cut Of Mica raggiungono il traguardo dell'esordio e lo fanno con un disco di tutto rispetto: "It's Finally Friday". Come a dire: è stata una lunga settimana di lavoro e da domani si può fare bisboccia. E si, perchè come ci fanno sapere, il disco vuole essere una sorta di sarcastico reportage sulla condizione alienata del lavoratore dipendente e non, nella società contemporanea. Non bastasse questo, lo stesso moniker rimanda a uno studio condotto all’inizio del XX secolo presso una centrale elettrica americana su un’equipe di operaie che assemblavano relè telefonici, in contrapposizione alle teorie tayloristiche dell’uomo-macchina.
Insomma, un po' di retroterra socio-culturale non fa mai male per un disco che, veniamo al dunque, parla la cara, relativamente vecchia lingua del math-rock e lo fa con una padronanza che non sempre si riscontra in una band alle prime armi. L'ombra invadente degli Shellac segue i nostri eroi dappertutto, sia quando non fanno niente per sfuggirle ("Murdered By Tv Vanity", "Big H"), sia quando ne tentano una riconfigurazione che sceglie un taglio post ("Summer Kiss").
Ma Albini è vivo e vegeto anche nel preludio di corde scorticate e nella fuga perigliosa di "A Sigh Of Relief". Le diagonali e i turbini chitarristici (ottimo il lavoro di Bernardo Russo alla sei corde), il passo cadenzato e rumoroso (una sezione ritmica perfettamente assemblata: Riccardo Pesare al basso e Enrico Eucalito alla batteria), esemplificano il raggio d'azione di una frenesia magistralmente calcolata ("Writing Is A Kind Of Sophisticated Silence"), fino all'apice convulso e spasmodico di "La terra di lavoro".
I rigurgiti noise che la disarcionano a più riprese da un fondale di indolenza fanno di "Other Squares" un piccolo, grande esempio di narratio Bitch Magnet, esemplare nel gioco di arpeggiature calibrate, detonazioni incendiarie e biascicato apatico. Alle scariche elettriche e al piglio istrionicamente punk-pop di "S.A.R." segue, poi, una sorta di ricognizione progressive-hardcore che sboccia da un inesorabile vacillare indolore ("Some Circles").
Tutti buoni motivi, insomma, per fregarsene per un attimo dell'originalità e di quant'altro possa impedirmi di affermare, senza dubbio alcuno, che Cut Of Mica è un altra piccola, grande band del circuito sotterraneo del Bel Paese. E se questa volta facciamo finta di niente e scegliamo di premiarli, la prossima volta dovranno necessariamente fare il botto.
06/02/2007