Da quasi dieci anni Suoni Controvento porta musica – e non soltanto musica – nei paesaggi più suggestivi dell’Umbria, con l'intenzione di creare un vero e proprio itinerario culturale che attraversa tutta la regione. Per l’edizione 2025, la rassegna ha ospitato nel punto più alto di Assisi, sotto la protezione dell’imponente Rocca Maggiore,
Dario Brunori e la sua piccola orchestra itinerante di otto elementi (fiati, archi, theremin, tastiere e percussioni), che da giugno è in tour per raggiungere sedici località differenti, dal Nord al Sud della penisola.
Ad Assisi l’artista calabrese, vestito di lino bianco e grigio, ha aperto con "Al di là dell’amore", primo brano di una scaletta che ha attinto da tutta la discografia, partendo dall'esordio del 2009 fino all’ultimo "
L'albero delle noci", uscito per Universal nel febbraio scorso. Un percorso di quasi due ore, che, citando le parole dello stesso Brunori, "parte dal disincanto e arriva a un nuovo incanto, passando per il canto".
L'idea, si diceva, è quella di pescare da tutte le fasi di un percorso artistico ormai quasi ventennale, ma non in maniera uniforme. "
Vol. 2" è il disco più trascurato contando soltanto una canzone in scaletta, la cinematografica "Lei, lui, Firenze", che comunque, nella parte finale del concerto - ossia nel passaggio tra il discancanto e il nuovo incanto - disperde per la suggestiva
location assisana frammenti di una poetica più quotidiana rispetto a quella attuale, di un Brunori cantastorie e più incline al neorealismo. Oggi Brunori racconta la realtà tramite immagini collettive e riflessioni personali rivolte a un'umanità che non riesce ad accettare la diversità ("L’uomo nero"), a guardare oltre il proprio naso ("Secondo me") e a uscire dalle proprie paure ("La verità").
Il pubblico è numeroso e il concerto è sold-out da diverso tempo. Tra le centinaia di persone in piedi sul prato della Rocca, la sensazione è che tramite l’ironia e la semplicità del messaggio – che tuttavia non affoga mai nella retorica più scialba – l’artista cosentino sia riuscito a fidelizzare un pubblico caloroso e affettuoso, incline alla leggerezza, ma anche alla riflessione occasionale, ingredienti che probabilmente distinguono la buona musica cantautoriale da quella mediocre.
Al pianoforte arrivano i pezzi più toccanti, come "Kurt Cobain", "Per due che come noi" e la conclusiva "Arrivederci tristezza", brano di apertura di quel "
Vol. 3" che nel 2014 vide per la prima volta alla produzione Taketo Gohara, fedelissimo compagno di viaggio e di registrazioni di Brunori, presente di fronte al mixer anche per il concerto di Assisi.
"Guardia '82", poco prima del congedo, viene accompagnata da una costellazione infinita di torce. Gli applausi non mancano, il calore neppure. Tanto ne dà e tanto ne riceve Brunori, che girando le spalle per tornare tra le mura della Rocca sembra a tutti un vecchio amico conosciuto quasi vent'anni anni fa. Un po' si è perfezionato e un po' si è realizzato, uscendo dall'ambiente indipendente per tuffarsi in quello nazionalpopolare, ma in fin dei conti è rimasto quello che è sempre stato: uno che scrive canzoni "da cantare a squarciagola, come se cinquemila voci diventassero una sola".