JOSE' GONZALEZ - Against The Dying Of The Light

2026 (City slang)
folk, songwriter

Elegante e raffinato, lo stile chitarristico e compositivo di José González si è da sempre contraddistinto per una scarna e soffusa poetica, il timbro vocale confortante e una pacatezza quasi ipnotica hanno infine definito la sobria tavolozza di colori ai quali l’autore attinge anche per questo nuovo album, che giunge a sei anni dall’ultimo “Local Valley”.

“Against The Dying Of The Light” è il disco più oscuro e intimo del cantautore svedese, un viaggio alla ricerca di residui segnali di speranza e sprazzi di luce, il tono è spesso discreto ed emotivamente immobile, sono le sfumature e le lievi variazioni cromatiche la chiave di volta di un progetto non facile da amare al primo ascolto.

L’universo creativo di González è fatto di fraseggi, lieve enfasi armoniche, pattern percussivi acustici e melodie circolari che si incrociano, pur restando in uno schema compositivo ben definito, uno stile che a tratti ricorda il mai troppo celebrato Bruce Cockburn.

Delicato e poetico, ma mai accomodante, José González è un autore culturalmente trasversale, nelle sue composizioni si scorge l’energia desert-blues che il musicista ha condiviso nell’ultimo album dei Tinariwen, “Hoggar”, la magia del fingerpicking dall’incedere ritmico nella coinvolgente “Losing Game (Sick)” e la spensieratezza leggiadra ma non accomodante dell’esotica “Pajarito” (Paul Simon docet).

Quelle appena citate sono solo alcune delle tante variabili creative di un album che un ascolto frettoloso rischia di archiviare come gradevole ma prevedibile, ma è alquanto difficile restare insensibile all’eleganza del flamenco che anima “Ay Querida”, alla malinconia stile Red House Painters di “U Rawls Slöja” o all’intenso flusso armonico e corale di “Gymnasten”.

Lecito chiedersi, a questo punto, quanto sia importante un disco come “Against The Dying Of The Light” in un panorama contemporaneo sempre più corrotto dalla veloce fruizione in streaming, o dal clamore ad effetto di strategie comunicative spesso prive di contenuto creativo.

Nella musica di José González, ci sono passione e consapevolezza: le ritrovi entrambe nella soave melodia di “You & We”, e ci sono sofferenza e quiete, rintracciabili nell’indolenza di “For Every Dusk” e in quella ancora più buia di “Etyd”, ma anche il perenne dualismo tra verità e inganno, come evidenzia il pregevole gioco di parole della title track dove “fucking” diventa “funking”.

E’ un album prezioso, il nuovo progetto del musicista svedese: non c’è brano che non abbia ragion d’essere, e per un Lp targato 2026 è quasi un miracolo, basta soffermarsi sul gioco di parole del pregevole folk in stile fingerpicking di “Sheet” (o meglio shit) o sulla tenue e solare ballata finale “Joy (Can’t Help But Sing”)”, per restare ancora una volta impressionati dalla profondità di un autore che non sembra conoscere confini espressivi e culturali.

17/04/2026

Tracklist

  1. 1. A Perfect Storm
  2. 2. Etyd
  3. 3. Against The Dying Of The Light
  4. 4. For Every Dusk
  5. 5. Sheet
  6. 6. Pajarito
  7. 7. Losing Game (Sick)
  8. 8. Ay Querida
  9. 9. U Rawls Slöja
  10. 10. Gymnasten
  11. 11. Just A Rock
  12. 12. You & We
  13. 13. Joy (Can't Help But Sing)

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